Indice: In breve | Cos'è la biobanca di riabilitazione Don Gnocchi | Come funziona il modello hub e spoke | Le aree cliniche e i biomarcatori predittivi | Il finanziamento e il contesto europeo | Errori comuni | Domande frequenti
La Fondazione Don Gnocchi ha inaugurato a Milano la prima biobanca italiana dedicata alla riabilitazione e alla biologia del cambiamento. La struttura, ospitata presso l'IRCCS Santa Maria Nascente, raccoglie campioni biologici dei pazienti in più momenti del percorso di cura, non in un unico prelievo. L'obiettivo è costruire una mappa longitudinale del recupero, integrando la biologia con i dati clinici per sviluppare terapie sempre più personalizzate.
In breve
- La Fondazione Don Gnocchi ha aperto a Milano la prima biobanca riabilitazione italiana, dedicata alla ricerca sui meccanismi del recupero.
- L'investimento supera 800.000 euro, con il contributo del Ministero della Salute, di Banca d'Italia e della Fondazione Barbaglia.
- Opera con modello hub e spoke: sede principale all'IRCCS Santa Maria Nascente di Milano, sedi satellite a Firenze e Roma.
- Campioni di sangue, plasma, siero, DNA e saliva conservati a temperature fino a -150°C con monitoraggio continuo 24 ore su 24.
- Sei aree cliniche coinvolte: malattie neurodegenerative, pneumologiche, cardiovascolari, cerebrovascolari, neuropsichiatria infantile e fragilità senile.
Cos'è la biobanca di riabilitazione Don Gnocchi
Una biobanca è un archivio organizzato di campioni biologici umani, associati a dati clinici e funzionali, messi a disposizione per la ricerca scientifica. In Italia esistono 97 biobanche iscritte alla rete nazionale BBMRI.it, di cui 47 riconosciute dalla rete europea BBMRI-ERIC: coprono oncologia, malattie rare, neurologia e molti altri ambiti. Fino a maggio 2026, nessuna era dedicata specificamente alla riabilitazione.
La differenza rispetto alle strutture tradizionali sta nell'approccio longitudinale: la struttura raccoglie campioni in più momenti del percorso riabilitativo, dalla presa in carico fino al follow-up. Questo permette di osservare come il profilo biologico muta durante il recupero, un dato impossibile da ottenere con un prelievo unico. La direttrice scientifica Maria Cristina Messa ha descritto questo come il cuore del progetto: «Poter conservare i campioni biologici dei pazienti in una banca permette di dare sostanza a studi longitudinali che possono durare anche anni, conservando ciò che il paziente ci ha affidato come un bene prezioso».
Come funziona il modello hub e spoke
La struttura è organizzata secondo un modello hub e spoke, già adottato da grandi reti sanitarie per garantire standard omogenei su sedi multiple. Il processo di raccolta e conservazione si articola in quattro fasi.
- Arruolamento e raccolta: le sedi spoke di Firenze e Roma reclutano i pazienti nell'ambito di protocolli di ricerca già approvati e raccolgono campioni biologici (sangue, plasma, siero, DNA, saliva) in più momenti del percorso riabilitativo.
- Conservazione temporanea: gli stessi spoke conservano i campioni a temperatura controllata per il tempo necessario prima del trasferimento alla sede centrale.
- Stoccaggio definitivo: l'hub all'IRCCS Santa Maria Nascente di Milano riceve i campioni e li conserva a -80°C o -150°C con monitoraggio automatico continuo, ogni ora del giorno e della notte.
- Tracciabilità e distribuzione: un sistema digitale assegna a ogni aliquota un codice univoco e una posizione mappata; la sede centrale coordina la distribuzione ai gruppi di ricerca autorizzati.
Ogni campione è individuabile con precisione assoluta: il sistema garantisce che le aliquote distribuite ai ricercatori corrispondano esattamente al prelievo originale, con data, condizioni di conservazione e dati clinici associati.
Le aree cliniche e i biomarcatori predittivi
Le sei aree cliniche prioritarie coprono le principali patologie trattate dalla rete Don Gnocchi: malattie neurodegenerative (come Parkinson e SLA), patologie pneumologiche e cardiovascolari, malattie cerebrovascolari (come l'ictus), neuropsichiatria infantile e fragilità legata all'invecchiamento. In una prima fase, la raccolta è attivata nell'ambito di protocolli già approvati dai comitati etici competenti; in prospettiva, diventerà uno strumento di biobancaggio sistematico integrato ai percorsi assistenziali dell'intera rete della Fondazione.
L'obiettivo specifico è identificare biomarcatori predittivi del recupero funzionale: indicatori biologici capaci di anticipare come un paziente risponderà a un determinato trattamento, prima che la terapia mostri effetti clinici visibili. Mario Clerici, direttore scientifico dell'IRCCS Santa Maria Nascente, ha spiegato che la biobanca longitudinale integrata con dati clinici permette di studiare la dinamica biologica della guarigione, con l'obiettivo di rendere la personalizzazione delle cure «una pratica sempre più concreta e misurabile».
Il finanziamento e il contesto europeo
L'investimento complessivo supera 800.000 euro, reso possibile dal contributo congiunto del Ministero della Salute, di Banca d'Italia e della Fondazione Barbaglia. Il progetto è stato presentato alla comunità scientifica internazionale durante l'European Biobank Week, che si è tenuta a Praga dal 19 al 22 maggio 2026 con la partecipazione di 515 biobanche collegate alla rete BBMRI-ERIC, che raccoglie oltre 60 milioni di campioni biologici in 20 Paesi europei. Per la Fondazione è stata la prima partecipazione a questo congresso.
Errori comuni
Confondere la biobanca con un laboratorio di analisi: la biobanca non esegue esami clinici né produce referti per i singoli pazienti. Conserva i campioni per studi longitudinali che possono durare anni; i risultati della ricerca confluiscono in pubblicazioni scientifiche e, in una fase successiva, in nuovi protocolli terapeutici.
Aspettarsi benefici a breve termine per i partecipanti: i biomarcatori predittivi richiedono anni di osservazione e grandi volumi di dati prima di essere abbastanza robusti da modificare la pratica clinica. Chi accetta di donare campioni oggi contribuisce a un percorso di ricerca di lungo periodo, non a una sperimentazione con ricadute individuali immediate.
Ritenere che la biobanca sostituisca i trial clinici: la struttura produce ipotesi e biomarcatori candidati, che devono poi essere validati in studi clinici randomizzati su larga scala. È un'infrastruttura di ricerca traslazionale, un passaggio necessario ma non sufficiente perché un biomarcatore diventi uno strumento diagnostico a tutti gli effetti.
Pensare che i dati siano condivisi senza controllo: i campioni e i dati associati sono accessibili solo ai gruppi di ricerca autorizzati, nel rispetto delle normative sulla privacy (GDPR e normativa nazionale sui dati sanitari). Ogni protocollo di accesso deve essere approvato dal comitato etico competente prima dell'utilizzo.
Domande frequenti
I pazienti della Fondazione Don Gnocchi possono partecipare alla biobanca?
Nella fase iniziale, l'arruolamento è riservato ai pazienti inclusi in protocolli di ricerca già approvati dai comitati etici competenti. La Fondazione prevede di estendere progressivamente la raccolta come strumento di biobancaggio sistematico integrato ai percorsi assistenziali. Per informazioni sulle modalità di partecipazione è possibile contattare direttamente le sedi della Fondazione Don Gnocchi.
Qual è la differenza rispetto a una biobanca tradizionale?
La distinzione principale è la longitudinalità: la maggior parte delle biobanche raccoglie campioni in un unico momento, di solito alla diagnosi. Questa struttura effettua prelievi in più punti del percorso riabilitativo, costruendo una serie temporale di dati biologici per ogni paziente. Questo approccio permette di osservare come i biomarcatori variano durante il recupero, informazione che una raccolta trasversale non può fornire.
Dove sono conservati i campioni e per quanto tempo?
La sede principale è l'IRCCS Santa Maria Nascente di Milano. I campioni sono conservati a -80°C e -150°C, con monitoraggio automatico continuo e un sistema di tracciabilità digitale che assegna a ogni aliquota un codice univoco. La durata della conservazione dipende dal protocollo di ricerca approvato; gli studi longitudinali possono richiedere diversi anni di raccolta e analisi.
Quando saranno disponibili i primi risultati scientifici?
Non è stato comunicato un calendario ufficiale. Gli studi longitudinali richiedono un arco temporale esteso: i biomarcatori predittivi vengono validati confrontando i profili biologici raccolti al momento dell'arruolamento con gli esiti clinici misurati mesi o anni dopo. I primi risultati parziali potrebbero emergere nell'arco di 2-3 anni dall'avvio sistematico della raccolta, e sarebbero poi sottoposti a revisione scientifica prima della pubblicazione. La Fondazione Don Gnocchi assiste circa 9.000 pazienti ogni giorno attraverso più di 6.000 operatori distribuiti in 9 regioni italiane: questa scala operativa garantisce un volume di campioni biologici difficilmente replicabile in tempi brevi. Quanto la biobanca riabilitazione accelererà lo sviluppo di cure personalizzate dipenderà dalla qualità dei protocolli di ricerca che la utilizzeranno e dalla velocità con cui i risultati troveranno applicazione clinica.