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Sotto i Campi Flegrei tre livelli di magma: la prima mappa a 50 km
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Sotto i Campi Flegrei tre livelli di magma: la prima mappa a 50 km

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Non una camera unica, ma tre livelli di magma tra 3 e 42 km. Il nuovo studio INGV/INVOLCAN sui Campi Flegrei cambia la lettura del bradisismo.

Sotto i Campi Flegrei il magma non è concentrato in un'unica camera, ma distribuito in tre livelli distinti che si estendono dalla superficie fino a 42 chilometri di profondità. Lo rivela uno studio internazionale pubblicatosu Scientific Reports, frutto della collaborazione tra INGV, INVOLCAN, Universidad Complutense de Madrid e Université de Genève.

Il plumbing system flegreo: tre zone, non una camera

Per ricostruire la struttura interna della caldera, il team ha analizzato oltre 5.000 onde sismiche generate da terremoti avvenuti a grande distanza, i cosiddetti telesismi, registrate tra il 2016 e il 2022 dalla rete di sensori permanente INGV nell'area flegrea. La tecnica si chiama analisi delle funzioni ricevitore: le onde sismiche che viaggiano attraverso il pianeta vengono riflesse e convertite quando incontrano variazioni nelle proprietà delle rocce, restituendo una mappa delle discontinuità interne. È lo stesso principio dell'ecografia, ma applicato alla crosta terrestre.

Il risultato è una stratificazione del sistema magmatico su tre livelli. A 3-4 km si trova il corpo magmatico superficiale già individuato da uno studio CNR-IREA/INGV del 2024. A 8-10 km lo studio rileva un'anomalia sismica interpretata come possibile zona di trasferimento o intrusione magmatica. La scoperta più rilevante riguarda la struttura più profonda: con il tetto a circa 25 km e uno spessore di 17 km, si estende fino a oltre 42 km di profondità, nella crosta inferiore e nel mantello superiore.

Fino al 30% delle rocce fuse: la sorgente primitiva

"A profondità superiori ai 16-20 km, lo studio identifica velocità delle onde sismiche molto basse", spiega Víctor Ortega-Ramos, ricercatore INVOLCAN e primo autore della ricerca. Secondo le stime fisiche, fino al 30% delle rocce in questa fascia si trova in stato fuso. È la sorgente di magmi primitivi dei Campi Flegrei: materiali ad alta temperatura che, durante la lenta risalita verso la crosta superficiale, si raffreddano progressivamente e si arricchiscono di silicio prima di raggiungere i livelli più vicini alla caldera.

A 8-10 km, Luca D'Auria, direttore della vigilanza vulcanica INVOLCAN, precisa che le anomalie sismiche rilevate "potrebbero indicare la presenza di minori quantità di magma, in continuità con precedenti osservazioni". Si tratta del segmento del sistema probabilmente più connesso al bradisismo che da anni interessa l'area flegrea. Questo collegamento tra strutture profonde e segnali di sollevamento è al centro delle analisi più recenti sull'unrest ai Campi Flegrei e il sollevamento del suolo.

Cosa cambia per il monitoraggio e la valutazione del rischio

Che sotto i Campi Flegrei ci sia magma era noto da decenni. La novità non è questa. È che per la prima volta si dispone di una mappa completa del sistema, dall'alimentazione primitiva in profondità fino ai serbatoi più superficiali. Il quadro integra tre linee di ricerca: lo studio del 2024 che aveva identificato il corpo magmatico a 3-4 km tramite dati satellitari e sismici, lo studio del 2025 su Communications Earth and Environment con la mush zone crostale a 8-20 km e circa il 10% di materiale fuso, e questa nuova mappatura fino a 42 km che rivela la sorgente primaria profonda con il 30% di rocce fuse.

Per la sorveglianza vulcanica, conoscere dove risiede il motore profondo del vulcano significa leggere meglio i segnali superficiali. Microsismi, deformazioni del suolo, variazioni nella composizione dei gas fumarolici: tutti questi indicatori, già monitorati continuativamente dall'INGV attraverso la rete dell'Osservatorio Vesuviano, acquistano significato diverso se si sa in quale parte del sistema profondo si è originata la perturbazione. Lo sviluppo di reti sismiche sempre più sensibili, come la stazione sismica più profonda del Mediterraneo nel Mar Ionio, va in questa direzione.

Lo studio non modifica il livello di allerta sui Campi Flegrei: nessun segnale di eruzione imminente. Ma una mappa accurata dell'architettura profonda della caldera è la premessa necessaria per tradurre i futuri segnali di unrest in valutazioni di rischio più precise, in una delle aree vulcaniche più densamente abitate al mondo.

Domande frequenti

Quanti e quali sono i livelli di magma individuati sotto i Campi Flegrei?

Lo studio ha individuato tre livelli distinti di magma: uno superficiale a 3-4 km, una zona di trasferimento o intrusione a 8-10 km e una sorgente profonda che si estende da circa 25 a oltre 42 km di profondità.

Che tecnica è stata utilizzata per mappare la struttura interna della caldera dei Campi Flegrei?

Gli scienziati hanno utilizzato l'analisi delle funzioni ricevitore su oltre 5.000 onde sismiche generate da telesismi, registrate dalla rete di sensori INGV tra il 2016 e il 2022.

Qual è la principale novità di questo studio rispetto alle ricerche precedenti?

Per la prima volta è stata realizzata una mappa completa del sistema magmatico flegreo fino a 42 km di profondità, integrando dati superficiali e profondi e individuando la sorgente primaria del magma.

Cosa significa questa scoperta per il monitoraggio e la valutazione del rischio vulcanico?

Conoscere la posizione dei serbatoi profondi permette di interpretare meglio i segnali superficiali come microsismi e sollevamenti del suolo, migliorando la precisione nelle valutazioni del rischio vulcanico.

Lo studio indica un aumento del rischio di eruzione nei Campi Flegrei?

No, lo studio non modifica il livello di allerta: non vi sono segnali di eruzione imminente, ma la nuova mappa aiuta a rendere più precise le future valutazioni di rischio.

Quanta parte delle rocce profonde sotto i Campi Flegrei è in stato fuso secondo lo studio?

Secondo le stime, nella zona più profonda fino al 30% delle rocce si trova in stato fuso, rappresentando la sorgente di magmi primitivi della caldera.

Pubblicato il: 22 maggio 2026 alle ore 15:41

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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