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Santanchè si è dimessa: che fine fa la proposta di tagliare dieci giorni di vacanze estive a scuola?
Scuola

Santanchè si è dimessa: che fine fa la proposta di tagliare dieci giorni di vacanze estive a scuola?

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Con l'uscita della ministra del Turismo dal governo, il progetto di modifica del calendario scolastico concordato con Valditara rischia di restare lettera morta. Ecco cosa sappiamo.

Le dimissioni di Santanchè e il contesto politico

Daniela Santanchè non è più ministra del Turismo. La lettera di dimissioni, indirizzata alla premier Giorgia Meloni, è arrivata ventidue ore dopo la richiesta pubblica della presidente del Consiglio, in un clima politico già surriscaldato dalla vittoria del 'No' al referendum costituzionale. Un epilogo che la stessa Santanchè ha definito amaro, senza nascondere il rammarico per un percorso ministeriale interrotto bruscamente.

Ma se il capitolo politico-personale sembra chiuso, almeno per ora, ce n'è un altro che resta sospeso e che interessa direttamente milioni di famiglie e studenti italiani: la proposta di modifica del calendario scolastico che prevedeva una riduzione di dieci giorni delle vacanze estive. Un progetto nato proprio dall'iniziativa della ministra del Turismo, in raccordo con il Ministero dell'Istruzione e del Merito.

La proposta: dieci giorni in meno di vacanze estive

L'idea, nella sua essenza, era semplice: accorciare la pausa estiva delle scuole di circa dieci giorni, ridistribuendo parte di quel tempo in altri periodi dell'anno. La ratio dichiarata era duplice. Da un lato, allineare l'Italia ai calendari scolastici europei, dove tre mesi pieni di stop sono un'eccezione più che una regola. Dall'altro, e qui emergeva chiaramente la mano del dicastero del Turismo, destagionalizzare i flussi turistici, alleggerendo la pressione sui mesi di luglio e agosto e incentivando le partenze familiari in periodi meno congestionati.

Una proposta che aveva trovato sponde trasversali, ma anche resistenze fortissime. Chi la sosteneva citava dati pedagogici sul cosiddetto summer learning loss, la perdita di competenze che gli studenti subiscono durante pause troppo prolungate. Chi la osteggiava, invece, parlava di un attacco all'autonomia scolastica regionale e di una visione troppo economicista dell'organizzazione didattica. Il tema del calendario scolastico e delle sue articolazioni è del resto da sempre terreno di scontro tra esigenze diverse.

Il dialogo con Valditara e il nodo del calendario scolastico

Stando a quanto emerso nei mesi scorsi, Santanchè aveva avviato un confronto diretto con il ministro dell'Istruzione Giuseppe Valditara per definire i contorni della riforma. I due ministeri avevano lavorato a un'ipotesi tecnica che prevedeva l'anticipo dell'inizio delle lezioni a fine agosto in alcune regioni e una redistribuzione più equilibrata delle pause durante l'anno, con settimane di sosta aggiuntive in autunno e a febbraio.

Valditara, va detto, non si era mai esposto pubblicamente con entusiasmo pieno sull'iniziativa. Il suo approccio era stato più cauto, consapevole che la competenza sul calendario scolastico in Italia spetta in larga misura alle Regioni, che lo definiscono con proprie delibere nel rispetto dei 200 giorni minimi di lezione fissati dalla normativa nazionale. Qualsiasi intervento strutturale avrebbe dunque richiesto un passaggio istituzionale complesso, con il coinvolgimento della Conferenza Stato-Regioni.

Non a caso, in diverse realtà territoriali il dibattito sulle modifiche al calendario è già molto vivace. In Emilia Romagna, ad esempio, i genitori hanno chiesto da tempo aggiustamenti per venire incontro alle esigenze familiari, dimostrando come la questione sia sentita ben oltre i palazzi romani.

Cosa succede adesso

Con l'uscita di Santanchè dal governo, il destino della proposta appare quanto meno incerto. La ministra era stata la principale promotrice politica dell'iniziativa, quella che aveva messo il tema nell'agenda di governo trasformandolo da suggestione ricorrente in progetto con un minimo di struttura.

Ora la palla passa al suo successore al Turismo, chiunque sarà, e soprattutto a Valditara. Il ministro dell'Istruzione dovrà decidere se rilanciare il dossier in autonomia, magari con un'impostazione più squisitamente didattica e meno legata alla destagionalizzazione turistica, oppure se lasciarlo decantare in attesa di tempi politici migliori.

La seconda ipotesi, al momento, sembra la più probabile. Il governo esce indebolito dal referendum e la maggioranza non ha particolare interesse ad aprire un fronte divisivo con le Regioni e con il mondo della scuola proprio in questa fase. Senza contare che le organizzazioni sindacali del comparto istruzione avevano già fatto sapere di voler essere coinvolte in qualsiasi discussione sulla riorganizzazione dei tempi scolastici.

Le reazioni del mondo della scuola

Tra dirigenti scolastici e docenti, la notizia delle dimissioni è stata accolta con un misto di sollievo e perplessità. Sollievo perché in molti consideravano la proposta dei dieci giorni in meno poco più di uno spot, difficilmente realizzabile senza un ripensamento complessivo dell'organizzazione scolastica. Perplessità perché, al netto delle modalità, il problema di fondo resta.

L'Italia è uno dei Paesi europei con la pausa estiva più lunga, eppure il totale dei giorni di lezione non è tra i più alti. La questione di come distribuire meglio il tempo scuola durante l'anno è seria e meriterebbe un approccio meno emergenziale. Come ha osservato più di un addetto ai lavori, servirebbero dati, sperimentazioni pilota e un confronto serio con chi nelle scuole ci lavora ogni giorno, non annunci legati a logiche di comunicazione politica.

Per ora, le famiglie che stanno già pianificando le chiusure scolastiche e i ponti del 2025 possono stare tranquille: nessuna rivoluzione del calendario è alle porte. Ma il tema, prima o poi, tornerà. E quando accadrà, sarebbe auspicabile che il dibattito partisse dalla scuola, non dal turismo.

Pubblicato il: 26 marzo 2026 alle ore 15:29

Domande frequenti

Cosa succede alla proposta di ridurre di dieci giorni le vacanze estive dopo le dimissioni di Santanchè?

Con le dimissioni di Santanchè, la proposta di ridurre le vacanze estive di dieci giorni appare ora incerta e probabilmente verrà accantonata, almeno per il momento. Il tema potrebbe essere ripreso in futuro, ma al momento non sono previste modifiche immediate al calendario scolastico.

Qual era l’obiettivo principale della proposta di accorciare le vacanze estive scolastiche?

La proposta mirava sia ad allineare il calendario scolastico italiano a quello di altri Paesi europei, sia a favorire la destagionalizzazione dei flussi turistici, riducendo la pressione sui mesi estivi e incentivando viaggi familiari in altri periodi dell’anno.

Chi ha la competenza di modificare il calendario scolastico in Italia?

La competenza sulla definizione del calendario scolastico in Italia spetta principalmente alle Regioni, che lo stabiliscono attraverso proprie delibere, rispettando il minimo di 200 giorni di lezione fissato dalla normativa nazionale.

Quali sono state le reazioni del mondo della scuola alla proposta di ridurre le vacanze estive?

Dirigenti scolastici e docenti hanno accolto la notizia delle dimissioni con sollievo, considerando la proposta poco realistica senza un ripensamento complessivo dell’organizzazione scolastica. Tuttavia, c’è consapevolezza che la questione della distribuzione del tempo scuola resta aperta e merita un dibattito più approfondito.

Ci saranno cambiamenti nel calendario scolastico per le famiglie nel prossimo anno?

Al momento non sono previste modifiche al calendario scolastico per il prossimo anno. Le famiglie possono quindi pianificare le vacanze e le chiusure scolastiche senza temere cambiamenti imminenti.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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