L'Italia registra nel 2025 un tasso di dispersione scolastica dell'8,2%, scendendo per la prima volta al di sotto della media europea del 9,1%. I dati pubblicati da Eurostat confermano anche il superamento, con cinque anni di anticipo, dell'obiettivo comunitario del 9% fissato dall'Agenda europea sull'istruzione per il 2030. A rilevarlo è il Ministero dell'Istruzione e del Merito, che segnala come il risultato riguardi anche regioni del Sud storicamente lontane dai valori continentali.
L'inversione di tendenza rispetto alla Germania
Nel 2014 l'Italia era al 15% di dispersione scolastica, tra i tassi più alti d'Europa. In undici anni il calo è stato costante: 10,5% nel 2023, 9,8% nel 2024, 8,2% nel 2025. Un dimezzamento in poco più di un decennio che ha portato il Paese da una delle posizioni peggiori del continente a collocarsi stabilmente sotto la media UE.
La Germania ha percorso la rotta contraria. Nel 2015 aveva un tasso del 10,1%, inferiore a quello italiano. Nel 2024 era già salita al 12,9%; nel 2025, stando ai dati Eurostat sull'abbandono scolastico anticipato, raggiunge il 13,1%, oltre 4 punti sopra la media UE. L'aumento tedesco (+3 punti in dieci anni) è tra i più accentuati nell'Unione europea, dove il trend generale va verso la riduzione. Anche la Finlandia si attesta al 9,9%, ora superiore all'Italia. Per anni l'Italia aveva registrato tassi più alti della Germania; la situazione si è rovesciata nel corso del decennio e il divario continua ad ampliarsi.
Le regioni del Sud e le misure che hanno contribuito
Il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha sottolineato che Calabria, Puglia e Campania registrano per la prima volta tassi inferiori a quelli della Germania. Regioni che nel 2022-2023 avevano valori superiori al 15%, tra i più alti d'Europa, si trovano ora sotto la soglia tedesca del 13,1%. Un miglioramento segnalato anche in Sicilia e Sardegna, che completano il quadro del riequilibrio territoriale.
Tra le misure indicate dal Ministero come determinanti: Agenda Sud, riconosciuta dalla Commissione europea come buona pratica nel rapporto Joint Employment; il decreto Caivano, orientato al contrasto della dispersione nelle aree a rischio; il docente tutor nelle scuole secondarie per la personalizzazione dei percorsi educativi. Dal 2023 al 2025, secondo i dati ministeriali, circa mezzo milione di giovani ha ripreso un percorso di istruzione o formazione.
Con il traguardo del 9% raggiunto con cinque anni di anticipo, l'Italia si trova in una posizione inedita nel confronto europeo: da Paese storicamente sopra la media UE a caso citato come buona pratica dalla Commissione europea. Il confronto con i Paesi dove il tasso cresce suggerisce che le traiettorie avviate nei sistemi scolastici sono difficili da invertire, e che le misure introdotte in Italia negli ultimi anni stanno producendo effetti strutturali.