La Corte di Giustizia dell'Unione Europea ha dichiarato che l'Italia viola il diritto europeo sul lavoro a tempo determinato nel settore scolastico. La sentenza della Decima Sezione, emessa il 13 maggio 2026 nella causa C-155/25, accoglie il ricorso per inadempimento presentato dalla Commissione Europea contro la Repubblica Italiana: il sistema di reclutamento del personale amministrativo, tecnico e ausiliario (ATA) delle scuole statali contrasta con la clausola 5 della direttiva 1999/70/CE, che obbliga gli Stati membri a prevenire l'abuso dei contratti a tempo determinato in successione. Il ricorso, avviato dalla Commissione il 21 febbraio 2025, riguarda il personale ATA delle istituzioni scolastiche statali.
Il sistema ATA nel mirino: tre punti di condanna
La normativa vigente, fondata sul Testo Unico Istruzione (D.Lgs 297/1994) e modificata dalla legge 124/1999 e dal DM 430/2000, non fissa alcun limite alla durata massima né al numero dei contratti a tempo determinato stipulabili con il personale ATA. Per la Corte, lo Stato impiega strumenti di flessibilità temporanea per rispondere a esigenze di organico "permanenti e durevoli": una contraddizione che configura l'abuso vietato dalla clausola 5 dell'accordo quadro europeo. Il testo integrale della sentenza CGUE C-155/25 è disponibile su EUR-Lex.
Il secondo rilievo riguarda i concorsi per l'immissione in ruolo a tempo indeterminato, riservati a chi abbia maturato almeno 24 mesi di servizio con contratto a tempo determinato. La Corte rileva che questo requisito favorisce il ricorso al precariato anziché limitarlo, poiché le posizioni coperte rispondono a fabbisogni strutturali di personale. Il meccanismo crea di fatto un percorso obbligato attraverso il precariato prima di poter accedere alla stabilizzazione nel pubblico impiego.
Il terzo elemento è la cadenza "sporadica e imprevedibile" dei concorsi, giudicata dalla Corte insufficiente a prevenire gli abusi: la loro irregolarità non basta a sanare un sistema fondato sulla successione di contratti a termine.
La risposta del MIM: tavolo tecnico e decreto salva-infrazioni
Il Ministero dell'Istruzione e del Merito, con una nota diffusa il 13 maggio, ha precisato che le norme contestate risalgono al 1994 e che l'attuale assetto è stato definito prima della legislatura in corso. I vincoli sul turn-over nel pubblico impiego hanno nel tempo incrementato il ricorso ai contratti a termine in attesa dell'immissione in ruolo a tempo indeterminato.
Sul fronte delle misure correttive, il MIM ha istituito un tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali per una revisione complessiva del sistema di reclutamento ATA. Ha inoltre presentato una proposta normativa per superare "in modo strutturale" le contestazioni della Commissione Europea, nell'ambito di un provvedimento d'urgenza "salva-infrazioni" attualmente allo studio del governo.
La sentenza, fondata sull'art. 258 del Trattato sul funzionamento dell'Unione Europea, obbliga l'Italia ad adeguare la normativa sull'utilizzo dei contratti a termine per il personale ATA. Il rischio di sanzioni pecuniarie per inadempimento continuato aumenta la pressione sull'esecutivo ad agire entro tempi certi, con strumenti tanto strutturali quanto coerenti con il diritto europeo.
Domande frequenti
Perché la Corte di Giustizia dell'UE ha condannato l'Italia sul precariato ATA?
La Corte ha stabilito che il sistema italiano di reclutamento del personale ATA viola la direttiva europea 1999/70/CE, poiché permette un abuso dei contratti a tempo determinato senza limiti di durata o numero, per esigenze che in realtà sono permanenti e non temporanee.
Quali sono i principali punti contestati dalla sentenza europea?
I tre punti principali sono: la mancanza di limiti ai contratti a termine per il personale ATA, l'obbligo di almeno 24 mesi di precariato prima di poter accedere ai concorsi per l'immissione in ruolo, e la cadenza irregolare e imprevedibile dei concorsi stessi.
Come ha risposto il Ministero dell'Istruzione e del Merito alla sentenza della Corte UE?
Il MIM ha istituito un tavolo tecnico con le organizzazioni sindacali per rivedere il sistema di reclutamento ATA e ha presentato una proposta normativa urgente per affrontare in modo strutturale le criticità evidenziate dalla Commissione Europea.
Quali rischi corre l'Italia se non adegua la normativa sui contratti a termine per il personale ATA?
Se l'Italia non adotta misure correttive entro tempi certi, rischia di incorrere in sanzioni pecuniarie da parte dell'Unione Europea per inadempimento continuato.
Qual è il ruolo della clausola 5 della direttiva 1999/70/CE nella decisione della Corte?
La clausola 5 impone agli Stati membri di prevenire l'abuso dei contratti a tempo determinato in successione; la Corte ha ritenuto che l'Italia non abbia applicato efficacemente questa tutela nel settore ATA.
Cosa prevede la proposta normativa 'salva-infrazioni' del MIM?
La proposta mira a superare le contestazioni europee modificando in modo strutturale il sistema di reclutamento ATA, limitando l'abuso dei contratti a termine e garantendo maggiore stabilità lavorativa.