- Il ritorno del libero ammortamento
- Addio al credito d'imposta: cosa cambia per le imprese
- Investimenti agevolati fino al 2028
- Dividendi e plusvalenze: le modifiche al regime delle partecipazioni
- Il quadro d'insieme per il sistema produttivo
- Domande frequenti
Il ritorno del libero ammortamento
Una svolta che molti operatori economici attendevano. La legge di bilancio 2026 ripristina il meccanismo del libero ammortamento, strumento fiscale che consente alle imprese di dedurre il costo dei beni strumentali con tempi e modalità più flessibili rispetto alle tabelle ministeriali ordinarie. Ad annunciarlo è stato Giacomo Albano, Partner Tax di EY Italia, intervenuto all'EY Tax Talk 2026, l'appuntamento annuale dedicato alle novità fiscali che si è tenuto a Roma il 18 marzo.
Una scelta legislativa netta, che segna un cambio di rotta rispetto agli strumenti incentivanti utilizzati negli ultimi anni.
Addio al credito d'imposta: cosa cambia per le imprese
Il dato più significativo, sotto il profilo tecnico, è l'abbandono del meccanismo del credito d'imposta come leva principale per incentivare gli investimenti produttivi. Per anni il legislatore aveva puntato su questo strumento — dai crediti per beni strumentali 4.0 fino al più recente piano Transizione 5.0 — spesso con risultati controversi sul piano dell'effettiva fruibilità da parte delle PMI.
Stando a quanto emerge dall'analisi di EY, il ritorno all'ammortamento fiscale libero risponde a un'esigenza di semplificazione. Il credito d'imposta, per quanto efficace in linea teorica, aveva generato un contenzioso non trascurabile e tempi di compensazione talvolta poco compatibili con le esigenze di cassa delle aziende. Il libero ammortamento, al contrario, agisce direttamente sulla base imponibile, riducendo il carico fiscale nell'esercizio in cui l'impresa sostiene l'investimento — o secondo la pianificazione che l'impresa stessa ritiene più opportuna.
Chi segue da vicino il tema dell'Innovazione e Competitività: Ferretti Esorta le Imprese a Sfruttare le Opportunità sa bene quanto il quadro degli incentivi influisca sulle decisioni strategiche delle aziende italiane. Il passaggio a uno strumento più diretto potrebbe rivelarsi un acceleratore importante.
Investimenti agevolati fino al 2028
La norma non si limita a reintrodurre il libero ammortamento in via transitoria. L'orizzonte temporale fissato dal legislatore è il 2028, un arco triennale che offre alle imprese un margine di pianificazione decisamente più ampio rispetto alle misure "anno per anno" a cui il tessuto produttivo si era abituato.
Tre anni di investimenti agevolati rappresentano un segnale di stabilità normativa non scontato. Le imprese potranno programmare acquisti di macchinari, attrezzature e beni strumentali sapendo che il beneficio fiscale non scadrà alla fine dell'esercizio in corso. Un elemento che, come sottolineato più volte dagli analisti del settore, incide in modo determinante sulla propensione a investire, soprattutto per le medie imprese manifatturiere.
Resta da capire se il decreto attuativo — atteso nelle prossime settimane — introdurrà massimali di investimento o limitazioni settoriali. Ma il quadro delineato da Albano appare chiaro nella direzione di marcia.
Dividendi e plusvalenze: le modifiche al regime delle partecipazioni
Accanto alla misura sull'ammortamento, la legge di bilancio 2026 interviene su un altro fronte delicato: il regime fiscale dei dividendi e delle plusvalenze su partecipazioni societarie. Si tratta di modifiche che toccano direttamente la fiscalità dei soci e degli investitori, con potenziali ripercussioni sulla governance delle società e sulle operazioni straordinarie.
I dettagli tecnici illustrati all'EY Tax Talk riguardano l'adeguamento delle percentuali di concorrenza alla formazione del reddito imponibile e, stando alle prime analisi, una revisione delle soglie che distinguono le partecipazioni qualificate da quelle non qualificate. Modifiche che si inseriscono nel più ampio percorso di riforma fiscale avviato con la legge delega e che puntano a rendere il sistema italiano più competitivo rispetto ai principali ordinamenti europei.
Per le imprese che distribuiscono utili, così come per i fondi e gli investitori istituzionali, il nuovo regime dei dividendi 2026 richiederà un'attenta revisione delle strategie di tax planning. Non è un caso che la questione delle partecipazioni societarie sia stata al centro di uno dei panel più seguiti dell'evento romano.
Il tema si intreccia inevitabilmente con quello della Disparità Retributiva: Un Nuovo Equilibrio tra Lavoratori e Imprese, nella misura in cui la distribuzione della ricchezza aziendale — tra utili reinvestiti, dividendi e compensi — continua a rappresentare un nodo centrale del dibattito economico.
Il quadro d'insieme per il sistema produttivo
Guardata nel suo complesso, la manovra fiscale 2026 sembra voler ridisegnare il rapporto tra fisco e impresa su basi più tradizionali ma, al tempo stesso, più leggibili. Il libero ammortamento è uno strumento che il mondo imprenditoriale conosce bene, molto più del labirinto di codici tributo e piattaforme digitali che aveva caratterizzato la stagione dei crediti d'imposta.
Non mancano, naturalmente, le incognite. La copertura finanziaria della misura dovrà reggere alla prova dei numeri, e il coordinamento con le norme europee sugli aiuti di Stato andrà verificato con attenzione. Ma il messaggio lanciato dall'EY Tax Talk 2026 è inequivocabile: il legislatore ha scelto di puntare sulla semplicità e sulla programmabilità come leve per rilanciare gli investimenti.
Per le imprese italiane, ora, la partita si gioca sulla capacità di cogliere l'opportunità entro la finestra temporale del 2028. I consulenti fiscali sono già al lavoro.