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Maltrattamento minori in Italia, il 28 aprile alla Cattolica il convegno che vuole trasformare i dati in politiche pubbliche
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Maltrattamento minori in Italia, il 28 aprile alla Cattolica il convegno che vuole trasformare i dati in politiche pubbliche

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La III Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini diventa il punto di partenza per un confronto tra ricercatori, istituzioni e operatori. Obiettivo: passare dalla fotografia del fenomeno a interventi concreti di prevenzione e tutela dell'infanzia.

La III Indagine nazionale: una radiografia del maltrattamento infantile

I numeri, da soli, non cambiano la realtà. Ma senza numeri affidabili, qualsiasi politica di contrasto rischia di navigare a vista. È questo il presupposto da cui muove la III Indagine nazionale sul maltrattamento dei bambini, la più aggiornata fotografia del fenomeno nel nostro Paese, realizzata grazie alla collaborazione tra l'Università Cattolica del Sacro Cuore, il CISMAI (Coordinamento Italiano dei Servizi contro il Maltrattamento e l'Abuso all'Infanzia), Terre des Hommes e l'ISPCAN (International Society for the Prevention of Child Abuse and Neglect).

Si tratta di un lavoro di ricerca che si inserisce in una tradizione ormai consolidata: le precedenti edizioni avevano già fornito elementi preziosi per comprendere la diffusione e le caratteristiche del maltrattamento minorile in Italia, contribuendo al dibattito pubblico e alla definizione di linee guida operative. Questa terza rilevazione aggiorna il quadro con dati raccolti su scala nazionale, offrendo una base empirica solida a chi, nei prossimi mesi, sarà chiamato a prendere decisioni in materia di tutela dell'infanzia.

Stando a quanto emerge dalle anticipazioni, la ricerca non si limita a quantificare il fenomeno. Analizza le sue declinazioni territoriali, le risposte dei servizi, le lacune del sistema. Un approccio che ambisce a superare la mera dimensione statistica per entrare nel merito delle dinamiche sociali, familiari e istituzionali che alimentano, o al contrario contrastano, il maltrattamento.

Il convegno del 28 aprile: chi partecipa e perché conta

Il 28 aprile, presso la sede milanese dell'Università Cattolica, la presentazione dei risultati della ricerca diventerà l'occasione per un confronto aperto tra mondo accademico, operatori del settore e rappresentanti delle istituzioni. Non un semplice momento celebrativo, dunque, ma una giornata di lavoro con un obiettivo dichiarato: tradurre i dati in politiche pubbliche efficaci.

La scelta di Milano come sede non è casuale. La città è da tempo un laboratorio avanzato per le politiche di protezione dell'infanzia, con una rete di servizi e associazioni tra le più strutturate d'Italia. La presenza congiunta di CISMAI e Terre des Hommes, due realtà che operano rispettivamente sul piano nazionale e internazionale, garantisce al convegno un respiro che va oltre i confini locali.

L'iniziativa si colloca in un momento delicato per i diritti dell'infanzia in Italia. Il dibattito pubblico tende a concentrarsi su emergenze mediatiche, mentre il maltrattamento minorile, nelle sue forme meno eclatanti ma non meno devastanti, come la trascuratezza, la violenza assistita e il maltrattamento psicologico, resta spesso nell'ombra. Portare questi temi dentro un'università, con il rigore della ricerca scientifica e la concretezza delle proposte operative, è un segnale importante.

Competenze genitoriali e prevenzione: il nodo cruciale

Uno degli assi portanti del convegno riguarda il ruolo delle competenze genitoriali nella prevenzione del maltrattamento. È un tema che chiama in causa non soltanto le famiglie, ma l'intero sistema di welfare: servizi sociali, scuole, pediatri, consultori.

La ricerca internazionale lo conferma da tempo: intervenire a monte, sostenendo i genitori nelle fasi più critiche, dalla nascita del figlio ai primi anni di vita, riduce in modo significativo il rischio di abusi e trascuratezza. Programmi di home visiting, percorsi di accompagnamento alla genitorialità, sportelli di ascolto nelle scuole dell'infanzia: sono strumenti che, dove vengono attuati con continuità, producono risultati misurabili.

Eppure, in Italia, la diffusione di questi interventi resta frammentaria. Molto dipende dalla regione in cui si nasce, dal comune in cui si vive, dalla sensibilità dell'amministrazione locale. Una disomogeneità che la III Indagine nazionale documenta con chiarezza e che il convegno si propone di affrontare con proposte concrete.

Il tema della prevenzione, del resto, si intreccia con quello più ampio della comprensione delle dinamiche familiari e sociali, un ambito che richiede strumenti di analisi sofisticati. A questo proposito, chi volesse approfondire come la ricerca contemporanea stia esplorando le diverse sfaccettature dell'intelligenza umana, anche in relazione ai contesti educativi, può trovare spunti interessanti nel documentario Scoprire le Dimensioni dell'Intelligenza Umana: Il Documentario "HI! Human Intelligence" di Joe Casini.

Dalla ricerca alle politiche: la sfida del coordinamento

Il passaggio dai dati alle decisioni è il punto più delicato. In Italia, il sistema di protezione dell'infanzia coinvolge una pluralità di attori: Comuni, ASL, tribunali per i minorenni, servizi sociali territoriali, terzo settore. Un ecosistema complesso che, come sottolineato da più parti, soffre di una cronica difficoltà di coordinamento.

Il convegno punta esplicitamente su un approccio coordinato e multidisciplinare, che superi la logica dei compartimenti stagni. La sfida è far dialogare chi produce conoscenza, chi elabora le norme e chi opera sul campo. Non è un obiettivo nuovo, ma resta largamente incompiuto.

Il quadro normativo italiano, va detto, non manca di riferimenti. La Convenzione ONU sui diritti dell'infanzia, ratificata dall'Italia nel 1991, e le successive leggi nazionali, dalla 285/1997 ai piani nazionali per l'infanzia, offrono una cornice solida. Quello che spesso difetta è l'implementazione: le risorse dedicate, la formazione degli operatori, la capacità di monitorare nel tempo gli esiti degli interventi.

La III Indagine nazionale, in questo senso, non è solo uno strumento conoscitivo. È un atto di accountability, un modo per misurare la distanza tra le intenzioni dichiarate e la realtà dei servizi. Se il convegno del 28 aprile riuscirà a trasformare questa consapevolezza in impegni concreti, avrà raggiunto il suo scopo. La questione, come sempre quando si parla di infanzia in Italia, resta troppo importante per essere affidata solo alle buone intenzioni.

Pubblicato il: 23 aprile 2026 alle ore 13:40

Domande frequenti

Che cos'è la III Indagine nazionale sul maltrattamento dei minori e perché è importante?

La III Indagine nazionale è la più aggiornata ricerca sulla diffusione e le caratteristiche del maltrattamento infantile in Italia, realizzata da un gruppo di enti e associazioni specializzate. Fornisce dati empirici fondamentali per guidare le decisioni politiche e migliorare la tutela dell'infanzia.

Qual è l'obiettivo principale del convegno del 28 aprile presso l'Università Cattolica?

L'obiettivo principale è trasformare i dati raccolti dalla ricerca in politiche pubbliche efficaci, promuovendo un confronto tra accademici, operatori del settore e istituzioni. Il convegno vuole superare la mera analisi dei dati e proporre soluzioni operative concrete.

Perché le competenze genitoriali sono considerate cruciali nella prevenzione del maltrattamento minorile?

Le competenze genitoriali sono fondamentali perché sostenerle fin dai primi anni di vita del bambino riduce in modo significativo il rischio di abusi e trascuratezza. Interventi come home visiting e sportelli di ascolto nelle scuole si sono dimostrati efficaci, ma la loro diffusione in Italia è ancora disomogenea.

Quali sono le principali difficoltà nel coordinamento delle politiche di protezione dell'infanzia in Italia?

Il sistema italiano coinvolge molti attori diversi e soffre spesso di una scarsa coordinazione tra enti e servizi. Sebbene esista una solida cornice normativa, la reale implementazione delle politiche è ostacolata da mancanza di risorse e monitoraggio continuo.

In che modo la III Indagine nazionale può contribuire al miglioramento delle politiche pubbliche per l'infanzia?

La III Indagine nazionale fornisce dati aggiornati e analisi approfondite che aiutano a identificare le lacune e le disomogeneità nei servizi di protezione. Questo permette di misurare il divario tra le intenzioni delle politiche e la loro applicazione concreta, favorendo l'adozione di interventi più mirati ed efficaci.

Michele Monaco

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Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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