- Il paradosso della sicurezza: meno incidenti in azienda, più rischi in strada
- I numeri di Roma e del Lazio: una fotografia preoccupante
- 86 morti in tre anni: il peso degli infortuni mortali
- Over 55, la fascia più esposta
- Un fenomeno in crescita che chiede risposte
- Domande frequenti
C'è un dato che colpisce più di altri, nel rapporto diffuso dalla Fondazione Studi Consulenti del Lavoro a pochi giorni dalla Giornata mondiale per la salute e sicurezza sul lavoro: mentre gli infortuni che si verificano all'interno delle aziende mostrano una tendenza alla diminuzione, quelli che avvengono nel tragitto tra casa e luogo di lavoro continuano a crescere. Il rischio, insomma, si sposta fuori dai cancelli delle imprese. E finisce sulle strade.
Il focus, costruito su dati Inail aggiornati al 2024, restituisce un quadro che merita attenzione. Non solo per le cifre assolute, che sono rilevanti, ma per la direzione che indicano.
Il paradosso della sicurezza: meno incidenti in azienda, più rischi in strada
Anni di normative, investimenti in prevenzione e formazione obbligatoria hanno prodotto risultati tangibili dentro i luoghi di lavoro. Le aziende, anche grazie alla pressione del quadro regolatorio inaugurato dal Testo Unico sulla sicurezza (D.Lgs. 81/2008), hanno progressivamente ridotto il numero di eventi lesivi che si verificano durante l'attività lavorativa vera e propria. È un dato positivo, che sarebbe sbagliato sottovalutare. Amazon Aumenta gli Investimenti per la Sicurezza sul Lavoro in Italia è solo uno degli esempi di come il settore privato stia rispondendo a questa sfida.
Ma il miglioramento interno alle aziende ha messo in evidenza, quasi per contrasto, un'area grigia rimasta scoperta: quella degli infortuni in itinere, cioè gli incidenti che colpiscono i lavoratori durante il percorso di andata e ritorno dal posto di lavoro. Qui la curva non scende. Sale.
Tra il 2022 e il 2024, stando a quanto emerge dal focus dei consulenti del lavoro, il fenomeno è cresciuto dell'8,8%. Un incremento significativo, che racconta qualcosa di più profondo di una semplice statistica: racconta di infrastrutture stradali inadeguate, di tempi di percorrenza che si allungano nelle grandi aree metropolitane, di una mobilità casa-lavoro che resta un fattore di rischio sottostimato.
I numeri di Roma e del Lazio: una fotografia preoccupante
Se il fenomeno è nazionale, la sua concentrazione geografica non è uniforme. E Roma si conferma epicentro di questa emergenza silenziosa.
Nel solo 2024, la Capitale ha registrato 9.444 infortuni in itinere denunciati all'Inail. Un numero che, tradotto in termini quotidiani, significa circa 26 lavoratori coinvolti ogni giorno in un incidente mentre si recano o tornano dal lavoro. Ventisei persone al giorno.
Il dato romano trascina verso l'alto le statistiche regionali: il Lazio risulta la regione con l'incidenza più alta a livello nazionale per questa tipologia di infortuni. Un primato poco invidiabile, che chiama in causa non solo le condizioni del traffico capitolino, notoriamente problematiche, ma anche la struttura del pendolarismo laziale, con decine di migliaia di lavoratori che ogni mattina percorrono distanze considerevoli su strade spesso congestionate e non sempre sicure.
86 morti in tre anni: il peso degli infortuni mortali
Dietro i numeri complessivi si nasconde il dato più drammatico. Tra il 2022 e il 2024, gli infortuni in itinere con esito mortale nel territorio laziale sono stati 86. Ottantasei persone uscite di casa per andare a lavorare e che non hanno più fatto ritorno.
Questo dato rappresenta il 35,5% del totale dei decessi sul lavoro registrati nella regione nello stesso triennio. Più di un terzo. Significa che, nel Lazio, morire mentre si va al lavoro è diventato statisticamente più probabile che morire lavorando. Un ribaltamento di prospettiva che dovrebbe far riflettere chi si occupa di politiche per la sicurezza.
La gravità della situazione impone di ripensare il perimetro stesso della sicurezza sul lavoro, estendendolo oltre i confini fisici dell'azienda. Perché il rischio non inizia quando si timbra il cartellino. Inizia quando si gira la chiave dell'auto, quando si sale su un motorino, quando si attraversa un incrocio.
Over 55, la fascia più esposta
C'è poi una variabile anagrafica che pesa. I lavoratori over 55 risultano la categoria più vulnerabile agli infortuni in itinere. Un dato che non sorprende del tutto, se si considerano alcuni fattori convergenti: tempi di reazione fisiologicamente più lenti, una maggiore fragilità fisica che rende più gravi le conseguenze di un incidente, e spesso una minore propensione all'uso di mezzi pubblici o di soluzioni di mobilità alternativa.
Ma c'è anche un elemento strutturale da considerare. L'innalzamento progressivo dell'età pensionabile ha fatto sì che la componente anziana della forza lavoro sia oggi più ampia che mai. Lavoratori che in un'altra epoca sarebbero già in pensione continuano a percorrere ogni giorno il tragitto casa-lavoro, esponendosi a un rischio che cresce con gli anni. Come evidenziato anche dai Dati Allarmanti di Eurispes sulle Lavoratrici Italiane, le condizioni di lavoro della popolazione più fragile restano un nodo irrisolto nel mercato occupazionale italiano.
Un fenomeno in crescita che chiede risposte
La crescita dell'8,8% in tre anni non è un'oscillazione statistica. È una tendenza. E come tale richiede interventi che vadano oltre la semplice rilevazione del problema.
Alcune direttrici sono evidenti:
- Mobilità sostenibile e sicura: incentivare il trasporto pubblico, lo smart working dove possibile, il car pooling aziendale, le infrastrutture ciclabili protette
- Flessibilità oraria: scaglionare gli ingressi per ridurre le punte di traffico, soprattutto nelle grandi aree urbane come Roma
- Formazione specifica: estendere la cultura della sicurezza anche al tragitto casa-lavoro, oggi spesso percepito come un "tempo morto" estraneo alla dimensione lavorativa
- Interventi infrastrutturali: manutenzione stradale, illuminazione, segnaletica, soprattutto nelle aree periurbane ad alta densità di pendolarismo
La Fondazione Studi Consulenti del Lavoro ha voluto diffondere questi dati proprio in prossimità della Giornata mondiale, fissata il 28 aprile, per riportare l'attenzione su un aspetto della sicurezza che troppo spesso sfugge al dibattito pubblico. Perché se è vero che le fabbriche e gli uffici sono diventati più sicuri, la strada che ci porta fino a loro continua a uccidere.
E i numeri, stavolta, non lasciano spazio a interpretazioni.