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Riforma pensioni 2026, Durigon rilancia sulla sostenibilità: «Nel 2035 la spesa calerà». Ma l'Anap protesta per i ritardi nei pagamenti
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Riforma pensioni 2026, Durigon rilancia sulla sostenibilità: «Nel 2035 la spesa calerà». Ma l'Anap protesta per i ritardi nei pagamenti

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Il sottosegretario al Lavoro cita i numeri del sistema previdenziale e ricorda che 66 miliardi tornano all'erario sotto forma di tasse. Intanto i pensionati dell'artigianato denunciano lo slittamento degli assegni di maggio.

Durigon e la scommessa sulla sostenibilità

Il sottosegretario al Lavoro Claudio Durigon torna a parlare di pensioni. E lo fa con una previsione che, se confermata, potrebbe ridisegnare i termini del dibattito previdenziale italiano: entro il 2035 la spesa per le pensioni è destinata a diminuire. Un'affermazione netta, quasi controintuitiva in un Paese che invecchia rapidamente e che da anni si interroga su come garantire la tenuta dei conti pubblici di fronte all'aumento dei trattamenti da erogare.

Stando a quanto emerge dalle dichiarazioni del sottosegretario, il sistema previdenziale italiano sarebbe più solido di quanto il racconto pubblico lasci intendere. Una tesi che Durigon porta avanti ormai da tempo, inserendola nel solco di una narrazione politica precisa: quella secondo cui i margini per intervenire sulla riforma pensioni 2026 esistono, a patto di leggere correttamente i numeri.

Ma i numeri, come sempre, vanno maneggiati con cautela. La discesa della spesa pensionistica prevista per il decennio successivo dipende in larga parte dall'effetto pieno del passaggio al sistema contributivo e dalla progressiva uscita dal mercato delle coorti con trattamenti più generosi, calcolati ancora con il metodo retributivo. Una transizione che ha tempi lunghi e che non esclude, nel frattempo, anni di tensione finanziaria.

I 66 miliardi che tornano allo Stato

C'è un dato, tra quelli citati da Durigon, che merita attenzione particolare: 66 miliardi di euro delle uscite pensionistiche rientrano nelle casse dello Stato sotto forma di imposte. È il cosiddetto effetto di ritorno fiscale, spesso sottovalutato nel dibattito pubblico.

In pratica, una quota significativa di ciò che l'Inps eroga ai pensionati viene recuperata attraverso l'Irpef e le addizionali regionali e comunali. Il dato non è nuovo, gli economisti lo conoscono bene, ma il suo utilizzo politico è rilevante. Serve a Durigon per sostenere che la spesa pensionistica netta è sensibilmente inferiore a quella lorda, e che dunque il peso reale sulle finanze pubbliche va ricalcolato.

È un argomento che ha una sua solidità tecnica, anche se non elimina il problema di fondo: la spesa previdenziale italiana resta tra le più alte d'Europa in rapporto al Pil, e qualsiasi proiezione al ribasso dipende da variabili demografiche e macroeconomiche tutt'altro che certe. Del resto, già in passato le previsioni di medio termine si sono scontrate con revisioni al rialzo dovute a crisi economiche, misure di flessibilità in uscita e rallentamenti della crescita.

Come sottolineato da diversi osservatori, il nodo resta sempre lo stesso: trovare un equilibrio tra la sostenibilità del sistema pensionistico e la necessità di garantire trattamenti dignitosi, soprattutto per le fasce più deboli. Un tema che il governo aveva già affrontato nei mesi scorsi, quando il Def aveva escluso l'ipotesi di Quota 41, segnando una linea di prudenza sui conti.

La protesta dell'Anap: pensioni di maggio in ritardo

Mentre il sottosegretario ragiona di proiezioni decennali, i pensionati devono fare i conti con problemi molto più immediati. L'Anap-Confartigianato, l'associazione nazionale degli anziani e pensionati dell'artigianato, ha alzato la voce per denunciare il ritardo nei pagamenti delle pensioni di maggio.

Una protesta che può sembrare di ordinaria amministrazione, ma che tocca un nervo scoperto. Per centinaia di migliaia di pensionati, lo slittamento anche di pochi giorni nell'accredito dell'assegno mensile si traduce in difficoltà concrete: bollette da pagare, spese sanitarie, la gestione quotidiana di un bilancio familiare già sotto pressione.

L'Anap ha chiesto spiegazioni e interventi rapidi, sottolineando come questi disguidi minino la fiducia dei cittadini nel sistema. Non è la prima volta che si verificano ritardi, e la ripetizione del problema alimenta un senso di frustrazione diffuso tra chi, dopo una vita di lavoro, chiede puntualità e rispetto.

La questione, per quanto tecnica e apparentemente circoscritta, si collega a un tema più ampio: l'efficienza della macchina amministrativa previdenziale italiana. Un aspetto che rischia di restare in secondo piano rispetto ai grandi temi della riforma, ma che incide direttamente sulla vita di milioni di persone.

Il quadro più ampio della riforma pensioni

Le parole di Durigon si inseriscono in un contesto politico che non ha ancora prodotto quella riforma pensioni organica più volte annunciata. Il cantiere resta aperto, tra ipotesi di revisione dei requisiti di accesso e proposte di potenziamento della previdenza complementare, come quella avanzata a suo tempo dal ministro Giorgetti.

Il 2026 doveva essere, nelle intenzioni del governo, l'anno della svolta. Eppure le incertezze non mancano. Già nel 2025 il dibattito si era arenato su possibili blocchi dei requisiti pensionistici, senza che si arrivasse a una sintesi chiara.

Oggi Durigon prova a rilanciare, spostando il discorso sul terreno dei dati e della sostenibilità di lungo periodo. Una strategia comunicativa precisa, che punta a rassicurare sia i mercati sia l'opinione pubblica. Resta da capire se alle parole seguiranno provvedimenti concreti, o se la riforma pensioni Italia continuerà a essere il capitolo eternamente incompiuto della politica economica del Paese.

Quello che è certo è che i pensionati, quelli veri, quelli che aspettano l'assegno a inizio mese, hanno bisogno di risposte oggi. Non nel 2035.

Pubblicato il: 15 aprile 2026 alle ore 13:15

Domande frequenti

Perché Durigon sostiene che la spesa per le pensioni diminuirà entro il 2035?

Durigon prevede una diminuzione della spesa pensionistica grazie al pieno effetto del sistema contributivo e all’uscita progressiva dei pensionati con trattamenti più generosi basati sul metodo retributivo. Tuttavia, questa transizione richiede tempi lunghi e non esclude tensioni finanziarie nel breve termine.

Cosa significa l'effetto di ritorno fiscale dei 66 miliardi citati nell’articolo?

L'effetto di ritorno fiscale si riferisce al fatto che una parte significativa delle pensioni erogate viene recuperata dallo Stato tramite imposte come Irpef e addizionali. Questo riduce la spesa pensionistica netta rispetto a quella lorda, anche se la spesa complessiva resta elevata rispetto al PIL.

Quali sono le principali cause della protesta dell’Anap riguardo le pensioni di maggio?

L’Anap protesta per i ritardi nei pagamenti delle pensioni di maggio, che causano difficoltà concrete ai pensionati nel gestire le spese quotidiane. Questi ritardi minano la fiducia nel sistema previdenziale e sono già avvenuti in passato.

A che punto è la riforma delle pensioni in Italia secondo l’articolo?

La riforma delle pensioni è ancora in fase di discussione e non è stata ancora approvata una soluzione organica. Il dibattito è stato rallentato da incertezze sui requisiti di accesso e sulle modalità di attuazione, rendendo la riforma un tema ancora aperto.

Quali sono i principali rischi legati alle previsioni sulla sostenibilità del sistema pensionistico?

Le previsioni sulla sostenibilità dipendono da variabili demografiche ed economiche difficili da prevedere, come la crescita economica o eventuali crisi. In passato, stime ottimistiche sono state riviste al rialzo a causa di fattori imprevisti.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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