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Pensioni 2026, la Fornero resta ma non è ineluttabile: tre vie d'uscita per chi vuole anticipare
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Pensioni 2026, la Fornero resta ma non è ineluttabile: tre vie d'uscita per chi vuole anticipare

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Anche Durigon riconosce il ruolo della riforma del 2011 sui conti pubblici. Eppure Ape Sociale, isopensione e contribuzione piena offrono margini concreti per chi cerca alternative

La Fornero non si tocca: la conferma che pesa

Chi sperava in un superamento definitivo della Legge Fornero nella riforma pensioni 2026 dovrà, ancora una volta, rivedere le proprie aspettative. L'impianto della riforma del 2011 resta saldamente al centro dell'architettura previdenziale italiana, e a confermarlo non è stato un tecnico di Bruxelles, bensì un esponente della stessa maggioranza di governo. Claudio Durigon, sottosegretario al Lavoro e figura chiave della Lega sul dossier pensionistico, ha ammesso candidamente che la Legge Fornero "ha salvato i conti pubblici". Una dichiarazione che, pronunciata da chi per anni ha cavalcato la bandiera dello smantellamento di quella stessa legge, suona come una resa politica, o quantomeno come un bagno di realismo.

La Fornero, dunque, non si supera. Non nel 2026, e con ogni probabilità neppure nelle tornate successive. Questo non significa, tuttavia, che non esistano margini di manovra. Tre soluzioni, ciascuna con requisiti e limiti specifici, permettono oggi di aggirare il vincolo dell'età pensionabile ordinaria. Vediamole nel dettaglio.

Ape Sociale 2026: l'eccezione che resiste

L'Ape Sociale rappresenta, stando a quanto emerge dal quadro normativo vigente, l'unica vera eccezione strutturale alla Legge Fornero. Introdotta in via sperimentale nel 2017 e prorogata di anno in anno, questa misura consente l'uscita dal lavoro a partire dai 63 anni di età (con almeno 30-36 anni di contributi, a seconda della categoria) per alcune platee ben definite:

  • Disoccupati che hanno esaurito gli ammortizzatori sociali
  • Caregivers che assistono familiari con disabilità grave
  • Lavoratori con invalidità civile pari o superiore al 74%
  • Addetti a mansioni gravose o usuranti

L'indennità viene erogata fino al raggiungimento dell'età per la pensione di vecchiaia e non è soggetta a rivalutazione. Un aspetto che penalizza chi vi accede, ma che rende la misura sostenibile per le casse dello Stato, ragione per cui il governo continua a rinnovarla.

Per il 2026, la conferma dell'Ape Sociale era tutt'altro che scontata. Eppure la pressione delle parti sociali e la necessità di offrire una valvola di sfogo al malcontento previdenziale hanno prevalso. Il punto debole resta la natura precaria della misura: essendo legata a proroghe annuali, chi pianifica il proprio percorso pensionistico non ha certezze di medio termine.

Isopensione: quando è il datore di lavoro ad aprire la porta

Meno nota ma tutt'altro che marginale, l'isopensione (disciplinata dall'articolo 4, commi 1-7ter della Legge 92/2012, la stessa Fornero, per ironia della sorte) offre una via d'uscita anticipata fino a sette anni prima del requisito ordinario. Il meccanismo prevede un accordo tra il datore di lavoro e le organizzazioni sindacali nell'ambito di processi di ristrutturazione o riorganizzazione aziendale.

In sostanza, l'azienda si accolla l'onere di versare una prestazione pari al trattamento pensionistico che il lavoratore maturerebbe, oltre ai contributi figurativi fino alla data di effettivo pensionamento. Una soluzione che, per ovvie ragioni, è accessibile solo a dipendenti di imprese con più di 15 addetti e richiede la volontà (e la capacità economica) del datore di lavoro.

Non si tratta, dunque, di un diritto esigibile dal singolo lavoratore. È piuttosto uno strumento di gestione delle eccedenze occupazionali, particolarmente utilizzato nel settore bancario, nelle grandi utilities e in ambito industriale. Chi lavora nella pubblica amministrazione, e in particolare nel comparto scuola, difficilmente potrà contare su questa opzione, se non in circostanze del tutto eccezionali.

Pensione anticipata contributiva: la terza strada

La terza alternativa alla Fornero è la pensione anticipata contributiva, riservata a chi ha iniziato a versare contributi dal 1° gennaio 1996 in poi (o che opta per il calcolo interamente contributivo). I requisiti attuali prevedono almeno 64 anni di età e 20 anni di contribuzione, a condizione che l'importo della pensione sia pari o superiore a una determinata soglia, fissata in rapporto all'assegno sociale.

Questa via è percorribile soprattutto dai lavoratori più giovani dal punto di vista previdenziale, quelli entrati nel mercato del lavoro dopo la riforma Dini del 1995. Il vincolo sull'importo minimo della pensione, tuttavia, taglia fuori chi ha avuto carriere discontinue o retribuzioni basse, una condizione che riguarda in misura significativa il personale precario della scuola e le donne.

Il nodo politico e il peso sul mondo della scuola

La dichiarazione di Durigon segna un punto di svolta nel dibattito politico. Per anni la Lega ha costruito parte del proprio consenso sulla promessa di abolire la Fornero. Riconoscerne il merito sui conti pubblici equivale ad archiviare quella promessa, almeno nei fatti. La domanda, a questo punto, è se il governo intenda compensare questa rinuncia con misure settoriali più incisive.

Il tema è particolarmente sentito nel comparto scolastico, dove l'età media dei docenti resta tra le più alte d'Europa. Come sottolineato da diverse analisi, il lavoro sconosciuto dei docenti va ben oltre le ore di cattedra, con un carico complessivo che rende il prolungamento dell'attività lavorativa fino a 67 anni una prospettiva gravosa. Non a caso, la petizione ANIEF per il pensionamento anticipato dei docenti ha superato le 100mila firme, segno di un disagio diffuso che la politica fatica a intercettare con risposte concrete.

La questione resta aperta. Le tre soluzioni descritte esistono e funzionano, ma nessuna di esse rappresenta un'alternativa universale. L'Ape Sociale è vincolata a requisiti stringenti e a proroghe annuali. L'isopensione dipende dalla volontà del datore di lavoro. La contributiva pura esclude chi ha iniziato a lavorare prima del 1996 o ha avuto retribuzioni modeste. Per milioni di lavoratori italiani, e in particolare per quelli del pubblico impiego, la Fornero resta l'unico orizzonte certo. Piaccia o no, i numeri della sostenibilità previdenziale parlano un linguaggio che nessun slogan elettorale è riuscito finora a riscrivere.

Pubblicato il: 15 aprile 2026 alle ore 09:49

Domande frequenti

La Legge Fornero verrà superata nel 2026?

No, la Legge Fornero resterà il pilastro del sistema pensionistico italiano anche nel 2026. Non sono previste modifiche strutturali di rilievo, ma esistono alcune opzioni per anticipare la pensione in determinate condizioni.

Chi può accedere all'Ape Sociale nel 2026?

L'Ape Sociale è destinata a specifiche categorie: disoccupati senza ammortizzatori sociali, caregivers di familiari con disabilità grave, lavoratori con invalidità civile almeno al 74%, e addetti a mansioni gravose o usuranti. Richiede almeno 63 anni di età e 30-36 anni di contributi, a seconda della categoria.

Che cos'è l'isopensione e chi può beneficiarne?

L'isopensione permette il pensionamento anticipato fino a sette anni prima rispetto ai requisiti ordinari, ma solo nell'ambito di accordi tra aziende con più di 15 dipendenti e sindacati durante riorganizzazioni aziendali. È accessibile principalmente nel settore privato e dipende dalla volontà e dalla capacità economica del datore di lavoro.

In cosa consiste la pensione anticipata contributiva?

Questa misura è riservata a chi ha iniziato a versare contributi dal 1996 o sceglie il calcolo interamente contributivo. Occorrono almeno 64 anni di età, 20 anni di contribuzione e un assegno pensionistico superiore a una soglia minima fissata rispetto all'assegno sociale.

Qual è l'impatto di queste misure sul personale scolastico?

Le tre alternative alla Fornero non rappresentano una soluzione universale per il personale scolastico, che spesso non rientra nei requisiti. Il settore scuola risente particolarmente delle rigidità della Fornero, aggravando il disagio di lavoratori con età media elevata.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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