- La novità: soglia alzata a 30.000 abitanti
- Come funziona la flat tax al 7% per i pensionati dall'estero
- Chi può accedere al regime agevolato
- L'impatto sui comuni del Mezzogiorno e delle Isole
- Il quadro più ampio della riforma pensioni 2026
- Domande frequenti
La novità: soglia alzata a 30.000 abitanti
Cambia, e non di poco, il perimetro della flat tax al 7% riservata ai pensionati che dall'estero decidono di trasferire la propria residenza fiscale in Italia. La soglia demografica dei comuni ammessi al beneficio è stata innalzata da 20.000 a 30.000 abitanti, aprendo di fatto le porte dell'agevolazione a un numero significativamente più ampio di centri del Sud e delle Isole.
Una modifica che sulla carta può sembrare tecnica, quasi burocratica. Ma che nella sostanza ridisegna la mappa delle opportunità per migliaia di pensionati, italiani e stranieri, che negli ultimi anni hanno guardato con crescente interesse alla possibilità di stabilirsi nel Mezzogiorno godendo di un trattamento fiscale di favore.
Stando a quanto emerge, il provvedimento si inserisce nel solco delle politiche di attrazione demografica ed economica verso le aree interne e i territori a rischio spopolamento, una delle linee guida che hanno accompagnato le recenti manovre di bilancio.
Come funziona la flat tax al 7% per i pensionati dall'estero
Il meccanismo è noto a chi segue il tema, ma vale la pena richiamarlo con precisione. Il regime, introdotto originariamente dalla Legge di Bilancio 2019 (articolo 24-ter del TUIR), consente ai percettori di redditi da pensione di fonte estera di optare per un'imposta sostitutiva del 7% su tutti i redditi prodotti all'estero, per un periodo massimo di dieci anni.
La condizione territoriale, fino a ieri, prevedeva il trasferimento della residenza in un comune con popolazione non superiore a 20.000 abitanti, situato in una delle regioni del Mezzogiorno: Sicilia, Calabria, Sardegna, Campania, Basilicata, Abruzzo, Molise e Puglia.
Con l'innalzamento della soglia a 30.000 abitanti, entrano nel perimetro dell'agevolazione centri urbani più strutturati, dotati di servizi sanitari, infrastrutture e collegamenti che in molti casi rappresentavano l'ostacolo principale per chi valutava il trasferimento. Non più solo borghi suggestivi ma isolati: ora anche città di medie dimensioni possono competere per attrarre nuovi residenti.
Chi può accedere al regime agevolato
I requisiti soggettivi restano rigorosi. Il beneficio è riservato a chi non è stato fiscalmente residente in Italia negli ultimi cinque periodi d'imposta precedenti a quello in cui l'opzione diventa efficace. Un vincolo che esclude chi ha semplicemente spostato la residenza all'estero per un breve periodo con l'intento di rientrare a condizioni vantaggiose.
Possono accedere alla flat tax al 7%:
- Cittadini italiani emigrati all'estero e iscritti all'AIRE che percepiscono pensione da enti previdenziali esteri
- Cittadini stranieri o comunitari titolari di trattamenti pensionistici erogati da Stati esteri
- Soggetti che trasferiscono la residenza effettiva, non solo formale, in uno dei comuni ammessi
L'opzione va esercitata nella dichiarazione dei redditi relativa al periodo d'imposta in cui viene trasferita la residenza, o in quello immediatamente successivo. Una volta attivata, il regime si applica a tutti i redditi di fonte estera, non solo a quelli pensionistici, il che lo rende particolarmente vantaggioso per chi dispone anche di rendite finanziarie o immobiliari oltre confine.
L'impatto sui comuni del Mezzogiorno e delle Isole
L'ampliamento della soglia demografica non è un dettaglio marginale. In regioni come la Puglia o la Campania, diversi centri con popolazione compresa tra 20.000 e 30.000 abitanti erano finora esclusi dal regime, pur disponendo di caratteristiche attrattive notevoli: patrimonio culturale, qualità della vita, costo degli immobili contenuto.
L'esperienza degli ultimi anni ha mostrato che il regime della flat tax al 7% ha funzionato soprattutto con i pensionati provenienti da Portogallo (dopo che Lisbona ha progressivamente ridotto le proprie agevolazioni), Nord Europa e Regno Unito. Comunità di expat si sono insediate in Puglia, in Calabria e lungo le coste siciliane, generando un indotto economico tangibile per i territori ospitanti.
Con il nuovo tetto, il governo sembra voler consolidare questo flusso, ampliando l'offerta di destinazioni possibili senza snaturare la finalità originaria del provvedimento, che resta quella di rivitalizzare aree a bassa densità demografica e con economie fragili.
Il quadro più ampio della riforma pensioni 2026
Questa novità sulla flat tax si colloca all'interno di un panorama previdenziale in continuo movimento. Il 2026 si è aperto con diverse questioni ancora irrisolte sul fronte pensionistico, tra cui le incertezze sul blocco dei requisiti che hanno caratterizzato il dibattito degli ultimi mesi. A ciò si aggiunge la proposta avanzata dal ministro Giorgetti per una revisione della previdenza complementare, segnale di un ripensamento più strutturale del sistema.
Va ricordato, peraltro, che l'ultima legge di bilancio ha definitivamente accantonato l'ipotesi di Quota 41, lasciando aperti interrogativi sulle vie d'uscita anticipata dal mondo del lavoro.
In questo contesto, l'intervento sulla flat tax per pensionati dall'estero rappresenta un tassello laterale ma significativo. Non tocca direttamente le prestazioni previdenziali italiane, eppure incide sulla competitività del Paese nel trattenere e attrarre capitale umano ed economico in una fase demografica delicata.
La questione resta aperta su un punto decisivo: se l'ampliamento della soglia sarà sufficiente, da solo, a produrre un effetto misurabile. L'esperienza insegna che il vantaggio fiscale è condizione necessaria ma non sufficiente. Servono servizi sanitari adeguati, connessioni digitali, trasporti. Tutti fattori su cui i comuni del Mezzogiorno hanno ancora strada da fare. Ma intanto, il segnale normativo c'è. E va nella direzione giusta.