- Porte aperte a Parma: il pastificio diventa racconto collettivo
- Terzo anno consecutivo in vetta al Global RepTrak® 100
- Mulino Bianco, un libro Rizzoli per raccontare l'Italia che non cambia
- Il Grand Tour del Libro del Risparmio: 11 città contro lo spreco alimentare
- Made in Italy alimentare: tra eredità e futuro
- Domande frequenti
Porte aperte a Parma: il pastificio diventa racconto collettivo
C'è un momento, nella vita di un'azienda, in cui i cancelli si aprono e la fabbrica smette di essere solo un luogo di produzione per diventare un pezzo di narrazione nazionale. È quello che accade dal 14 al 17 aprile 2026 a Parma, dove Barilla spalanca le porte del suo storico pastificio, invitando il pubblico a percorrere da vicino i corridoi dove nasce uno dei simboli più riconoscibili della cultura alimentare italiana.
Non si tratta di una semplice operazione di marketing. L'apertura rientra in un progetto più ampio di valorizzazione del saper fare italiano, un tentativo dichiarato di restituire concretezza a quell'espressione, "Made in Italy", che troppo spesso rischia di ridursi a etichetta vuota. Qui, tra semole, trafile e forni, il visitatore può toccare con mano cosa significhi produrre pasta su scala industriale senza rinunciare a un'identità artigianale che affonda le radici nel 1877.
L'iniziativa si inserisce peraltro in un filone che coinvolge diverse realtà italiane impegnate a rafforzare il legame tra impresa e territorio: basti pensare alla recente Inaugurazione della Fondazione 'Imprese e Competenze per il Made in Italy': Un passo avanti per l'economia italiana, segno di un'attenzione crescente verso le competenze che rendono unico il sistema produttivo del Paese.
Terzo anno consecutivo in vetta al Global RepTrak® 100
I numeri, del resto, danno ragione a una strategia che punta sulla trasparenza. Il Gruppo Barilla si è confermato per il terzo anno consecutivo al primo posto nel settore alimentare nella classifica Global RepTrak® 100, il ranking internazionale che misura la reputazione delle aziende su scala globale.
Un primato che non nasce dal caso. La metodologia del RepTrak valuta dimensioni come fiducia, ammirazione, stima e percezione positiva da parte dei consumatori di diversi Paesi. Essere in cima a questa graduatoria significa, in sostanza, che l'azienda di Parma viene riconosciuta nel mondo come sinonimo di affidabilità e qualità. Un risultato che pesa, soprattutto in un'epoca in cui la reputazione aziendale è un asset strategico quanto il fatturato.
Stando a quanto emerge dai dati del ranking, la costanza di Barilla nella posizione di vertice segnala una coerenza tra comunicazione e azione concreta, tra promessa e prodotto. Non è poco, in un mercato globale dove scandali alimentari e greenwashing erodono la fiducia dei consumatori con regolarità quasi ciclica.
Mulino Bianco, un libro Rizzoli per raccontare l'Italia che non cambia
C'è poi il versante culturale, quello che forse racconta meglio di tutto il resto l'ambizione di Barilla di essere qualcosa di più di un produttore alimentare. Il volume "Mulino Bianco. Come una volta, sempre", pubblicato da Rizzoli, è un oggetto editoriale che attraversa decenni di immaginario collettivo italiano.
Il libro ripercorre la storia di un marchio che ha contribuito a definire l'iconografia della colazione e della merenda nel nostro Paese. Le campagne pubblicitarie con il mulino bianco immerso nella campagna toscana, i gadget nelle confezioni, le ricette che passavano di generazione in generazione: tutto questo è diventato, nel tempo, un patrimonio condiviso. Tradizione e innovazione alimentare si intrecciano nelle pagine del volume, che non si limita alla nostalgia ma prova a spiegare come un brand possa evolversi restando fedele a se stesso.
È un'operazione che parla direttamente a chi è cresciuto con quelle immagini, ma anche alle generazioni più giovani, per le quali il concetto di educazione alimentare passa inevitabilmente anche attraverso la consapevolezza di ciò che si mangia e della sua storia.
Il Grand Tour del Libro del Risparmio: 11 città contro lo spreco alimentare
Ma l'iniziativa forse più interessante sul piano sociale è il Grand Tour del Libro del Risparmio, un viaggio itinerante che tocca 11 città italiane con un obiettivo preciso: combattere lo spreco alimentare in Italia.
Il progetto ha il merito di affrontare un tema che resta drammaticamente attuale. Secondo gli ultimi dati disponibili, nel nostro Paese si sprecano ogni anno milioni di tonnellate di cibo, con un impatto economico e ambientale enorme. Il Libro del Risparmio propone ricette, consigli pratici e strategie quotidiane per ridurre gli scarti in cucina, trasformando avanzi e ingredienti dimenticati in piatti completi.
L'idea del "Grand Tour" richiama volutamente il viaggio di formazione che gli intellettuali europei compivano in Italia tra Settecento e Ottocento, ma lo declina in chiave contemporanea: un percorso di educazione alimentare che parte dalle grandi città per arrivare ai centri più piccoli, portando ovunque un messaggio di responsabilità e consapevolezza.
Le tappe del tour prevedono momenti di incontro con il pubblico, laboratori e dimostrazioni pratiche. Non è un caso che Barilla abbia scelto questa formula: la lotta allo spreco non si combatte solo con le norme, per quanto necessarie, ma con un cambiamento culturale che deve partire dal basso, dalla spesa quotidiana, dal modo in cui conserviamo e utilizziamo il cibo.
Made in Italy alimentare: tra eredità e futuro
Guardando l'insieme di queste iniziative, emerge un disegno coerente. L'apertura del pastificio, il libro su Mulino Bianco, il Grand Tour contro lo spreco: sono tasselli di una narrazione che vuole restituire spessore al concetto di Made in Italy nel settore alimentare.
La questione resta aperta, naturalmente. Il Made in Italy alimentare vive una fase delicata, stretta tra la necessità di competere sui mercati globali e quella di preservare un'identità che è fatta di territori, saperi, filiere corte. Barilla, con il suo fatturato e la sua dimensione industriale, rappresenta un caso particolare: un colosso che cerca di mantenere un legame credibile con la tradizione artigianale da cui proviene.
Riuscirci non è scontato. Ma i segnali che arrivano da Parma in queste settimane suggeriscono quantomeno un tentativo serio. E in un Paese che spesso fatica a raccontare se stesso con la giusta misura tra orgoglio e autocritica, vale la pena prenderne nota.