Una supplente di Lettere in servizio da appena due settimane, una forbice impugnata in un momento di esasperazione, una ciocca di capelli lunga una decina di centimetri tagliata a una studentessa di terza media. L'episodio, avvenuto alla scuola media Giovanni Bellini di Venezia-Mestre, ha provocato un'onda d'urto che ha travolto l'intero istituto, costringendo la dirigente scolastica a una lunga giornata di confronto con famiglie, studenti e docenti. La supplente è stata sospesa in via cautelare. Ora rischia il licenziamento.
Il gesto che ha scatenato il caso
I fatti risalgono alla settimana precedente la sospensione. Secondo le ricostruzioni, la professoressa supplente stava tenendo lezione quando un'alunna le avrebbe rivolto una domanda apparentemente banale: "Prof, quanto dev'essere lungo il riassunto?". Una richiesta di chiarimento, forse l'ennesima, che avrebbe fatto perdere il controllo alla docente.
La reazione è stata tanto improvvisa quanto sconcertante. La supplente avrebbe afferrato una forbice e tagliato alla ragazza una ciocca di capelli di circa dieci centimetri. Non finì lì. Una compagna di classe, intervenuta con accese rimostranze per difendere l'amica, avrebbe subito a sua volta un'analoga sforbiciata. Da quel momento, la notizia si è diffusa rapidamente tra le famiglie, scatenando indignazione e incredulità.
La sospensione cautelare e il procedimento disciplinare
La risposta istituzionale non si è fatta attendere. L'Ufficio Scolastico Regionale del Veneto ha avviato un procedimento disciplinare nei confronti della docente, alla quale è stata notificata la sospensione cautelativa dal servizio. "Siamo stati informati della situazione dalla scuola. Vista la complessità ho chiesto che venisse attivata la sospensione cautelativa", ha dichiarato Marco Bussetti, direttore dell'Ufficio Scolastico Regionale.
La supplente, che era in servizio da circa quindici giorni, non è più in classe con gli alunni. Il percorso disciplinare, tuttavia, è solo all'inizio. L'istruttoria condotta dalla scuola dovrà essere trasmessa all'Ufficio Scolastico Regionale, dove i funzionari valuteranno la gravità della condotta. Le conseguenze potrebbero essere severe:
- Sospensione prolungata dal servizio
- Licenziamento, qualora emergano profili penali
- Eventuale procedimento giudiziario, nel caso in cui i genitori decidano di sporgere denuncia alla Procura
I tempi per la chiusura del procedimento si misurano in settimane. Molto dipenderà dall'esito delle verifiche e dalla decisione delle famiglie coinvolte.
Il mazzo di fiori degli studenti e le due letture dell'episodio
C'è un dettaglio che complica il quadro e impedisce letture troppo semplicistiche. Il giorno successivo all'episodio, gli studenti della terza media coinvolta si sono presentati in classe con un mazzo di fiori destinato alla supplente. Un gesto che, secondo alcune interpretazioni, rappresenterebbe una sorta di scuse per il comportamento tenuto dalla classe, ritenuto dai ragazzi stessi provocatorio al punto da far perdere il controllo alla docente.
La docente, dal canto suo, avrebbe ammesso il gesto. Ma il racconto di quei momenti non è univoco, e le interpretazioni degli stessi studenti divergono. Resta il fatto che un'insegnante ha usato una forbice sui capelli di due minorenni durante l'orario scolastico, un atto che nessuna provocazione può giustificare sul piano disciplinare e legale.
La reazione dei genitori e della comunità scolastica
Fuori dai cancelli dell'istituto, i genitori oscillano tra rabbia e tentativo di comprendere il contesto. Una madre, intercettata all'uscita della scuola, ha offerto una riflessione che riassume bene l'ambivalenza diffusa: "È incredibile che una docente possa fare una cosa del genere, è pazzesco. Penso però anche che vada capito bene cosa stesse succedendo in quella classe in quel momento".
La stessa genitrice ha poi aggiunto un punto che molti condividono: "Si sa come sono i ragazzi, specialmente con i supplenti: terribili. Sono molti gli episodi in cui a questa età i ragazzi provocano i docenti fino allo sfinimento. Di sicuro però non ci sono dubbi sulla gravità dell'azione della docente. Anche perché è lei l'adulto di riferimento".
Il tema della gestione delle classi da parte dei supplenti, figure spesso percepite come vulnerabili dagli studenti, emerge con forza. Ma la comunità scolastica è compatta nel giudicare il gesto inaccettabile. I genitori parlano di un "danno pesante arrecato alla dignità dell'Istituto", un'istituzione che fino a quel momento godeva di buona reputazione nel territorio.
Le parole della preside: tornare alla normalità
La dirigente scolastica Antonina Randazzo ha dedicato un'intera mattinata a incontrare le famiglie delle due studentesse coinvolte e la supplente, cercando di ricostruire la dinamica dei fatti e di riportare la calma. Il suo appello, misurato ma fermo, punta a voltare pagina.
"Sul fatto non ho altro da aggiungere, in quanto questa istituzione scolastica e l'Ufficio Scolastico Regionale per il Veneto hanno provveduto per quanto di loro competenza", ha dichiarato la preside, ricordando poi la ricchezza dell'offerta formativa dell'istituto, fatta di "proposte didattiche, anche extracurricolari, varie ed estremamente formative, di accoglienza e di apertura a famiglie e territorio".
Randazzo ha chiesto esplicitamente che venga restituita serenità alla scuola: "Ciò che occorre a questa comunità scolastica è il ripristino, al più presto, della serenità dell'ambiente in cui operiamo". Un passaggio, in particolare, tradisce una certa amarezza: la preside ha auspicato che il lavoro quotidiano dei docenti riceva "un riconoscimento pubblico e una risonanza pari a quelli avuti da questa notizia".
La posizione della Regione Veneto
Anche la Regione Veneto è intervenuta sulla vicenda. L'assessore regionale all'Istruzione, Valeria Mantovan, ha rilasciato una dichiarazione netta: "La scuola deve essere, prima di tutto, un luogo sicuro, rispettoso e inclusivo, in cui ogni studente e ogni studentessa possano crescere serenamente, tutelati nella propria dignità personale e integrità fisica".
Mantovan ha poi aggiunto: "Qualsiasi comportamento che si discosti da questi principi è inaccettabile e non può trovare alcuna giustificazione. Qualora i fatti venissero confermati nella loro interezza, ci troveremmo di fronte a un gesto estremamente grave". La richiesta è che venga fatta piena chiarezza nel più breve tempo possibile.
L'episodio della scuola Bellini di Mestre solleva interrogativi che vanno oltre il singolo caso. Da un lato, la fragilità di un sistema che affida classi complesse a supplenti in servizio per pochi giorni, spesso senza un adeguato supporto. Dall'altro, la responsabilità inderogabile di chi riveste il ruolo di educatore, indipendentemente dalle provocazioni ricevute. La sospensione è il primo atto formale. Le prossime settimane diranno se la vicenda si chiuderà con un provvedimento disciplinare o se approderà nelle aule di tribunale.