L'ipotesi circola da settimane nei corridoi ministeriali e nelle chat dei genitori: di fronte al perdurare della crisi energetica e all'impennata dei costi di trasporto, si potrebbe tornare alla didattica a distanza per alleggerire la spesa pubblica e quella delle famiglie. La risposta degli studenti, però, è un muro. Il 65% dice no, senza esitazioni. Lo rivela un instant poll condotto dal portale Skuola.net su oltre 1.500 ragazzi attraverso i propri canali social, pubblicato il 9 aprile 2026.
Il sondaggio: la voce degli studenti
I numeri parlano chiaro. Su un campione composto prevalentemente da studenti delle scuole superiori, quasi due su tre hanno espresso un rifiuto netto alla prospettiva di tornare davanti a uno schermo per seguire le lezioni. Non si tratta di un semplice "preferirei di no": la formulazione scelta dalla maggioranza è stata "assolutamente contrario", a testimonianza di un sentimento radicato e viscerale.
Il restante 35%, tuttavia, non va liquidato come marginale. Rappresenta oltre un terzo del campione e porta sul tavolo argomentazioni concrete, legate alla sostenibilità economica degli spostamenti quotidiani. Due posizioni distanti, entrambe figlie della stessa emergenza.
Il trauma della pandemia non è ancora superato
Per comprendere la veemenza del rifiuto, bisogna tornare indietro di qualche anno. La Generazione Z ha vissuto la DAD pandemica come un'esperienza che ha lasciato cicatrici profonde: isolamento sociale, calo della motivazione, difficoltà di apprendimento, disturbi d'ansia. Studi condotti negli anni successivi al Covid hanno documentato un aumento significativo del disagio psicologico tra gli adolescenti, con la didattica a distanza indicata come uno dei fattori scatenanti.
Non sorprende, dunque, che la sola menzione della sigla "DAD" provochi reazioni quasi allergiche. Le centinaia di commenti raccolti da Skuola.net sui social restituiscono un quadro inequivocabile: la scuola a distanza è percepita come un modello fallimentare, già sperimentato e archiviato. Riaprirlo significherebbe, per molti ragazzi, rivivere un incubo.
Le ragioni del no: scuola è presenza
Le motivazioni di chi si oppone al ritorno della didattica a distanza si articolano su tre livelli distinti.
Il primo è didattico. "Davanti a un PC l'attenzione cala e non si impara nulla", scrive un utente, sintetizzando un'evidenza che la ricerca educativa ha ampiamente confermato. La qualità dell'apprendimento online, soprattutto per le fasce d'età più giovani, resta significativamente inferiore rispetto alla lezione in presenza. Mancano l'interazione diretta, il feedback immediato del docente, la dinamica di gruppo che stimola la partecipazione.
Il secondo livello è relazionale. "Abbiamo già perso anni preziosi di socialità, non chiudeteci di nuovo in casa", è l'appello che risuona con maggiore frequenza. Per un adolescente, la scuola non è solo il luogo dell'istruzione formale: è lo spazio in cui si costruiscono amicizie, si impara a gestire i conflitti, si sviluppa l'identità. Privarsene di nuovo appare inaccettabile.
Il terzo è politico, e forse il più interessante. "Non possiamo rimetterci noi studenti per i problemi del mondo, la DAD non è vera scuola", sentenzia un ragazzo. È la domanda che attraversa tutto il dibattito: perché, di fronte a una crisi internazionale, la prima variabile su cui si interviene è sempre l'istruzione?
Il fronte del sì: quando il portafoglio detta le scelte
Sarebbe un errore ignorare quel 35% che accoglierebbe con favore la chiusura delle aule. Le loro ragioni non hanno nulla di ideologico. Sono, al contrario, brutalmente pragmatiche.
Per gli studenti pendolari, il caro-carburante e i rincari sugli abbonamenti dei mezzi pubblici hanno trasformato il tragitto casa-scuola in una voce di spesa insostenibile. "Con quello che costa la benzina o l'abbonamento del treno per arrivare in istituto, stare a casa aiuterebbe non poco l'economia della mia famiglia", spiega un ragazzo. Non è entusiasmo per la DAD, è aritmetica familiare.
I dati macroeconomici confermano questa pressione. Il prezzo medio della benzina in Italia ha superato stabilmente i 2,20 euro al litro nelle ultime settimane, mentre gli abbonamenti ai trasporti regionali hanno registrato aumenti compresi tra il 15% e il 25% rispetto a un anno fa. Per una famiglia con due figli che frequentano scuole in comuni diversi, si tratta di centinaia di euro al mese.
Il nodo politico: perché sempre la scuola?
Il dibattito sollevato dal sondaggio va oltre la semplice contrapposizione tra favorevoli e contrari alla DAD. Tocca una questione strutturale che riguarda le priorità del Paese.
Durante la pandemia, l'Italia è stata tra le nazioni europee che hanno tenuto le scuole chiuse più a lungo. Ora, di fronte a una crisi di natura completamente diversa, quella energetica, il rischio è di ripetere lo stesso schema: scaricare sull'istruzione il costo di emergenze che andrebbero affrontate con strumenti diversi.
- Sussidi mirati ai trasporti studenteschi potrebbero alleviare la pressione economica sulle famiglie senza sacrificare la presenza in aula.
- Investimenti nell'efficientamento energetico degli edifici scolastici, molti dei quali sono energivori e obsoleti, rappresenterebbero una soluzione di lungo periodo.
- Potenziamento del trasporto pubblico locale, con tariffe agevolate per studenti, ridurrebbe la dipendenza dall'auto privata.
Sono alternative che richiedono risorse e volontà politica. La DAD, invece, costa poco e si attiva in fretta. Forse è proprio questa la ragione per cui torna ciclicamente nel dibattito.
Sintesi finale
Il messaggio che arriva dagli studenti italiani è difficile da fraintendere. La grande maggioranza rifiuta la didattica a distanza come soluzione alla crisi energetica, portando con sé il ricordo ancora vivo di un'esperienza che ha segnato la loro formazione e il loro equilibrio emotivo. Chi invece si dichiara favorevole lo fa non per convinzione pedagogica, ma per necessità economica concreta. Il vero tema, allora, non è se accendere o spegnere le telecamere dei laptop: è se il sistema Paese sia capace di proteggere il diritto all'istruzione in presenza anche quando i costi salgono, trovando risposte che non passino, ancora una volta, dal sacrificio dei più giovani.