Sommario
- Il meccanismo che ha conquistato il carrello
- I numeri di un fenomeno in esplosione
- Chi paga a rate i piccoli acquisti: il profilo che preoccupa
- L'allarme di Bankitalia: debito nascosto e penali poco chiare
- La risposta europea: cosa cambierà con la direttiva CCD2
- Domande frequenti
Il meccanismo che ha conquistato il carrello
"Paghi subito o in tre rate?". La domanda compare ormai ovunque, dal checkout di un e-commerce alla cassa di un negozio di abbigliamento. Bastano pochi clic per dilazionare un acquisto da 200 euro senza interessi apparenti, senza burocrazia, senza nemmeno la sensazione di star firmando un contratto di credito. È il buy now pay later, il sistema di pagamento rateale istantaneo che ha fatto la fortuna di operatori come Klarna e Scalapay e che oggi viene offerto anche da PayPal, Satispay e decine di altri intermediari. La semplicità è il suo punto di forza, ma anche il suo rischio più subdolo. Perché quando un debito non sembra un debito, la soglia di attenzione si abbassa pericolosamente. Banca d'Italia lo ha messo nero su bianco in una Nota di stabilità finanziaria e vigilanza pubblicata a fine marzo 2025, sollevando interrogativi che riguardano milioni di consumatori italiani. Il messaggio è chiaro: la comodità non cancella l'obbligo di restituire il denaro. E le conseguenze, per chi accumula troppe rate senza rendersene conto, possono essere serie.
I numeri di un fenomeno in esplosione
Il buy now pay later si è affermato prima ancora che esistesse una normativa capace di inquadrarlo in modo univoco. A livello globale, il 5% delle transazioni e-commerce passa attraverso questi servizi, per un volume complessivo di 342 miliardi di dollari nel solo 2024. In Europa la quota sale al 9%, con punte impressionanti: la Germania raggiunge il 20%, la Svezia, patria di Klarna, il 23%. L'Italia si ferma al 5%, in linea con la Francia, ma la crescita è tutt'altro che lenta. Secondo l'Osservatorio Innovative Payments del Politecnico di Milano, il valore delle transazioni nel nostro Paese è passato da 1 miliardo di euro nel 2021 a 9,9 miliardi nel 2025. Un balzo di quasi dieci volte in quattro anni. Tre quarti del volume si concentra online, un quarto nei punti vendita fisici, con un importo medio che si aggira intorno ai 200 euro. Non si tratta dunque di grandi spese, ma di acquisti quotidiani, dall'abbigliamento all'elettronica di consumo. Ed è proprio questa apparente irrilevanza dei singoli importi a rendere il fenomeno insidioso: la somma di tante piccole rate può trasformarsi rapidamente in un impegno finanziario consistente.
Chi paga a rate i piccoli acquisti: il profilo che preoccupa
Nel 2022 poco più del 4% delle famiglie italiane aveva provato almeno una volta il buy now pay later. Nel 2025 la percentuale sfiora il 30%, anche se circa due terzi di questi utenti dichiarano di ricorrervi solo saltuariamente. Le indagini tracciano un identikit preciso della famiglia tipo: giovane, con un discreto livello di istruzione, residente al Centro-Sud o con un lavoro autonomo. Ma il dato che ha acceso i riflettori di Bankitalia è un altro. Il buy now pay later si sta concentrando dove il debito esiste già. Quasi la metà delle famiglie che hanno un finanziamento attivo per beni di consumo, un prestito personale o un elettrodomestico acquistato a rate, utilizza anche questo strumento. La quota scende a un quinto tra chi non ha altri debiti. Ancora più significativo: il ricorso raggiunge il 70% tra chi possiede carte di credito rateali, ed è particolarmente diffuso tra chi è già in ritardo nel pagamento di altre rate. Il sistema, insomma, non sta semplicemente offrendo comodità a consumatori solidi. Sta alimentando un circolo vizioso in cui il debito si stratifica su altro debito, spesso senza che il consumatore ne abbia piena consapevolezza.
L'allarme di Bankitalia: debito nascosto e penali poco chiare
La nota di Banca d'Italia non lascia spazio a interpretazioni ambigue. Il consumatore, scrive l'istituto, "assai meno frenato da vincoli di liquidità e spesso neppure consapevole di contrarre un debito, potrebbe indulgere negli acquisti e accumulare un numero elevato di dilazioni di pagamento che risultano poi difficili da ripagare". Le penali per i mancati pagamenti, inoltre, non sempre vengono comunicate in modo trasparente. I numeri confermano il rischio: nel segmento del buy now pay later il tasso di crediti deteriorati, ovvero ripagati in ritardo o mai restituiti, raggiunge il 5%, contro il 3,5% del credito al consumo tradizionale. Le richieste vengono filtrate, circa il 70% ottiene il via libera, una percentuale simile ai finanziamenti classici, ma la valutazione si basa spesso su informazioni parziali. Ed è qui che emerge il problema strutturale più grave: chi concede pagamenti dilazionati non ha visibilità sull'intero debito del cliente, mentre gli operatori creditizi tradizionali non vedono le rate del buy now pay later perché queste spesso non compaiono nelle banche dati creditizie. Un'asimmetria informativa che rende fragile l'intero sistema di valutazione del rischio.
La risposta europea: cosa cambierà con la direttiva CCD2
A intervenire sarà, come spesso accade, l'Europa. La nuova direttiva sul credito ai consumatori, nota come CCD2, include per la prima volta il buy now pay later nella categoria delle "dilazioni di pagamento", superando il vuoto normativo della precedente direttiva CCD. Le novità sono concrete. La valutazione della situazione finanziaria del consumatore dovrà tenere conto di reddito e spese effettive, non solo di dati superficiali. Le condizioni contrattuali dovranno essere più trasparenti, rendendo esplicito che pagare in tre rate significa, a tutti gli effetti, contrarre un debito con i costi potenziali che ne derivano, incluse le penali per i ritardi. Un limite resta: nemmeno con la CCD2 il buy now pay later entrerà automaticamente nelle banche dati creditizie. La direttiva chiede solo di consultarle quando necessario. L'Italia ha già recepito le nuove regole e la scadenza per l'adeguamento è fissata a novembre 2026. Per gli operatori del settore, tutto ciò comporta costi maggiori. Bankitalia prevede un consolidamento del mercato, con meno intermediari e, probabilmente, condizioni meno vantaggiose per i clienti finali. Il buy now pay later non sparirà, ma dovrà smettere di sembrare qualcosa di diverso da ciò che è: un debito.