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Elezioni comunali 2026, le scuole tornano seggi elettorali: date, orari e istruzioni per il voto del 24-25 maggio
Editoriali

Elezioni comunali 2026, le scuole tornano seggi elettorali: date, orari e istruzioni per il voto del 24-25 maggio

Il Ministero dell'Interno chiede agli istituti scolastici di mettere a disposizione i locali per le elezioni amministrative del 24-25 maggio 2026. Ecco tutto quello che c'è da sapere.

Le scuole italiane si preparano, ancora una volta, a trasformarsi in cabine elettorali. Con una nota trasmessa dal Ministero dell'Istruzione e del Merito, gli istituti scolastici delle Regioni a statuto ordinario sono stati informati delle indicazioni operative del Ministero dell'Interno in vista delle elezioni amministrative fissate per il 24 e 25 maggio 2026. Un appuntamento che coinvolgerà centinaia di Comuni e che, come da tradizione, chiederà ai dirigenti scolastici di cedere temporaneamente aule e palestre alle operazioni di voto.

Il quadro generale: cosa prevede la circolare

La nota ministeriale, protocollata il 3 aprile 2026 dall'Ufficio Scolastico Regionale della Campania (ma indirizzata a tutte le scuole interessate), ricalca un meccanismo consolidato. Il Ministero dell'Interno invita formalmente le istituzioni scolastiche a mettere a disposizione i propri locali come sedi di seggio elettorale. Non si tratta di una novità, eppure ogni tornata porta con sé le stesse tensioni: da un lato il diritto al voto, dall'altro la continuità didattica.

Le consultazioni riguarderanno l'elezione dei sindaci e il rinnovo dei consigli comunali nei Comuni delle Regioni a statuto ordinario. Per i centri con più di 15.000 abitanti è previsto, se necessario, un secondo turno di ballottaggio.

Orari di voto e scrutinio

Il calendario elettorale è stato definito con precisione:

  • Domenica 24 maggio 2026: urne aperte dalle 7:00 alle 23:00
  • Lunedì 25 maggio 2026: urne aperte dalle 7:00 alle 15:00

Lo scrutinio avrà inizio immediatamente dopo la chiusura dei seggi di lunedì, una volta completata la verifica del numero dei votanti. In caso di ballottaggio, le stesse modalità si replicheranno domenica 7 e lunedì 8 giugno 2026.

La scelta di distribuire il voto su due giornate, ormai prassi consolidata dopo le riforme degli ultimi anni, mira a favorire l'affluenza. Resta da vedere se l'obiettivo verrà centrato: le ultime tornate amministrative hanno registrato tassi di partecipazione spesso inferiori al 60%.

Scuole come seggi: tempi e modalità di consegna dei locali

È questo il punto che più direttamente interessa famiglie, docenti e personale scolastico. I Comuni potranno richiedere la disponibilità degli edifici scolastici secondo il seguente calendario:

  1. Turno ordinario: i locali dovranno essere accessibili dal pomeriggio di venerdì 22 maggio fino a martedì 26 maggio 2026
  2. Eventuale ballottaggio: disponibilità dal pomeriggio di venerdì 5 giugno fino a martedì 9 giugno 2026

In termini pratici, ciò significa che le scuole coinvolte resteranno chiuse per almeno tre giorni lavorativi nel primo turno, con la possibilità concreta di un'ulteriore interruzione a distanza di due settimane. I dirigenti scolastici sono chiamati a coordinarsi con le amministrazioni locali, fermo restando la possibilità di stipulare accordi specifici che limitino l'impatto sulle attività didattiche.

L'impatto sulla didattica e il coordinamento con i Comuni

La questione non è banale. In un anno scolastico già segnato da ponti festivi e impegni istituzionali, la chiusura prolungata delle scuole per le operazioni elettorali sottrae giorni preziosi alla didattica. Per le classi che affrontano esami di Stato, il periodo tra fine maggio e inizio giugno è particolarmente delicato.

Alcuni Comuni, negli anni, hanno cercato soluzioni alternative: palestre comunali, centri civici, strutture polivalenti. Ma la realtà dei fatti è che la maggior parte dei seggi elettorali in Italia si trova ancora all'interno di edifici scolastici. Secondo stime della Fondazione Agnelli, oltre il 60% delle sezioni elettorali del Paese è ospitato in scuole, una percentuale che in alcuni territori del Sud supera il 75%.

Quali Comuni andranno al voto

L'elenco completo dei Comuni chiamati alle urne è consultabile sul sito del Ministero dell'Interno, nella sezione dedicata alle consultazioni elettorali. Si tratta di tutti quei Comuni delle Regioni a statuto ordinario nei quali il mandato amministrativo giunge a scadenza naturale, oltre a quelli in cui si è reso necessario il commissariamento.

Le Regioni a statuto speciale, vale la pena ricordarlo, seguono calendari e normative proprie. Le elezioni del 24-25 maggio non riguarderanno quindi Valle d'Aosta, Trentino-Alto Adige, Friuli Venezia Giulia, Sardegna e Sicilia, salvo disposizioni specifiche dei rispettivi ordinamenti.

Il nodo storico delle scuole-seggio

La questione dell'utilizzo delle scuole come seggi elettorali si trascina da decenni. Nel 2021, il Governo Draghi aveva istituito un fondo per incentivare i Comuni a trovare sedi alternative. I risultati, però, sono stati modesti. Secondo i dati disponibili, solo una minoranza di amministrazioni ha effettivamente spostato i seggi fuori dalle scuole in modo permanente.

Le ragioni sono molteplici:

  • Capillarità: le scuole sono distribuite in modo capillare sul territorio, requisito essenziale per garantire l'accessibilità del voto
  • Conformità normativa: gli edifici scolastici rispettano generalmente i requisiti di accessibilità per persone con disabilità
  • Costi: adattare altre strutture comporta investimenti che molti Comuni, soprattutto i più piccoli, non possono sostenere
  • Abitudine: il sistema funziona, e cambiarlo richiede una volontà politica che finora è mancata

Il risultato è un compromesso che penalizza soprattutto gli studenti. Ogni anno elettorale, tra politiche, europee, regionali, referendum e amministrative, le scuole italiane perdono in media tra i 4 e i 10 giorni di lezione per le operazioni di voto.

Sintesi finale

Le elezioni comunali del 24-25 maggio 2026 seguiranno il copione consueto: scuole trasformate in seggi, lezioni sospese per almeno tre giorni, dirigenti scolastici impegnati nel coordinamento con i Comuni. Gli orari di voto sono confermati, con apertura dalle 7 alle 23 la domenica e dalle 7 alle 15 il lunedì. L'eventuale ballottaggio del 7-8 giugno potrebbe raddoppiare il disagio per le comunità scolastiche. Resta aperta, e probabilmente destinata a restare tale ancora a lungo, la questione di fondo: trovare per i seggi elettorali italiani una casa diversa dalle aule dove, ogni giorno, si fa lezione.

Pubblicato il: 8 aprile 2026 alle ore 13:01

Domande frequenti

Quando si terranno le elezioni comunali del 2026 e quali saranno gli orari di voto?

Le elezioni comunali si svolgeranno domenica 24 maggio 2026 dalle 7:00 alle 23:00 e lunedì 25 maggio 2026 dalle 7:00 alle 15:00. In caso di ballottaggio, si voterà invece domenica 7 e lunedì 8 giugno con le stesse modalità.

Perché le scuole vengono utilizzate come seggi elettorali?

Le scuole sono scelte come sedi di seggio per la loro diffusione capillare sul territorio e perché rispettano i requisiti di accessibilità per tutti, inclusi i disabili. Inoltre, adattare altre strutture comporterebbe costi che molti Comuni non possono sostenere.

Qual è l'impatto delle elezioni sulla didattica e sulla chiusura delle scuole?

Le scuole coinvolte resteranno chiuse per almeno tre giorni lavorativi durante il primo turno, con la possibilità di un'ulteriore interruzione in caso di ballottaggio. Questo comporta una perdita media di 4-10 giorni di lezione all'anno, penalizzando studenti e docenti, soprattutto nel periodo degli esami di Stato.

Tutti i Comuni italiani saranno interessati dalle elezioni del 24-25 maggio 2026?

No, le elezioni riguarderanno solo i Comuni delle Regioni a statuto ordinario in cui il mandato amministrativo è in scadenza o dove è stato necessario il commissariamento. Le Regioni a statuto speciale seguiranno calendari e normative proprie.

Ci sono alternative all'uso delle scuole come seggi elettorali?

Alcuni Comuni hanno provato a utilizzare palestre, centri civici o altre strutture, ma la maggior parte dei seggi resta nelle scuole per motivi logistici, normativi ed economici. I tentativi di spostare i seggi fuori dalle scuole sono stati finora limitati e senza risultati diffusi.

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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