Sommario
- Lo scatto vincitore: la separazione di una famiglia nel tribunale di New York
- I numeri dell'edizione 2026 e la struttura del concorso
- L'Italia al World Press Photo: Chantal Pinzi e le cavallerizze del Marocco
- Le altre storie premiate: dal Madagascar al Sudafrica
- La mostra itinerante e il ruolo del fotogiornalismo oggi
- Domande frequenti
Due ragazze si aggrappano al padre mentre agenti dell'ICE (Immigration and Customs Enforcement) lo portano via dopo un'udienza sull'immigrazione. Luis era l'unico sostentamento della sua famiglia. Quel corridoio del tribunale federale di New York, immortalato dall'obiettivo di Carol Guzy, è diventato il simbolo visivo più potente del World Press Photo 2026, il concorso internazionale di fotogiornalismo che ogni anno seleziona le immagini capaci di raccontare, con urgenza e precisione, il presente che attraversiamo.
Lo scatto vincitore: la separazione di una famiglia nel tribunale di New York
La fotografia premiata come World Press Photo of the Year non documenta un conflitto armato né una catastrofe naturale. Racconta qualcosa di più sottile e, per certi versi, più inquietante: una politica governativa applicata sistematicamente a persone che avevano rispettato le regole. Nel 2025, l'applicazione delle leggi sull'immigrazione negli Stati Uniti si è intensificata a livelli senza precedenti. I tribunali federali, dove le famiglie si recavano in buona fede per udienze programmate, si sono trasformati in punti focali per le operazioni di deportazione di massa. Agenti dell'ICE in borghese arrestavano i migranti privi di documenti subito dopo le udienze, provocando separazioni familiari devastanti. Carol Guzy, veterana del fotogiornalismo statunitense già vincitrice di quattro premi Pulitzer, si è presentata giorno dopo giorno in uno dei pochi tribunali dove ai fotografi era concesso l'accesso. La giuria ha sottolineato un concetto fondamentale nella motivazione: "In una democrazia, la presenza di una macchina fotografica in quel corridoio non è casuale, è essenziale". Le condizioni di sovraffollamento e insalubrità della struttura di detenzione al decimo piano del Jacob K. Javits Federal Building hanno provocato proteste pubbliche, azioni legali collettive e l'arresto di funzionari eletti locali.
I numeri dell'edizione 2026 e la struttura del concorso
I dati di questa edizione restituiscono la portata globale dell'iniziativa. 57.376 immagini inviate da 3.747 fotografi provenienti da 141 paesi: numeri che confermano il World Press Photo come il termometro più attendibile dello stato del fotogiornalismo mondiale. Da questa massa sterminata di scatti, la giuria ha selezionato 42 fotografi e progetti vincitori. Dal 2021, il concorso è strutturato per aree geografiche, un modello pensato per favorire una maggiore diversità di prospettive e ridurre lo sbilanciamento storico verso le narrazioni occidentali. La scelta sta producendo risultati misurabili: nell'edizione 2026, 31 dei 42 vincitori provengono dagli stessi luoghi raccontati nei loro progetti. Cresce inoltre la partecipazione dal Sud America e dall'area Asia-Pacifico e Oceania, segno che il fotogiornalismo di qualità si sta decentralizzando. La presidente della giuria globale, Kira Pollack, ha definito questo "un momento cruciale per la democrazia e per la verità", invitando il pubblico a confrontarsi senza filtri con le immagini realizzate dai fotografi. In un'epoca in cui la crisi climatica ridisegna equilibri geopolitici, come evidenziato anche dal crescente ruolo della diplomazia scientifica internazionale, il fotogiornalismo resta uno strumento insostituibile di documentazione e consapevolezza.
L'Italia al World Press Photo: Chantal Pinzi e le cavallerizze del Marocco
Tra i 42 vincitori figura una sola rappresentante italiana, ma il suo progetto vale da solo il viaggio. Chantal Pinzi, fotografa che lavora con l'agenzia Panos Pictures, è stata premiata per Farīsāt: Gunpowder's Daughters (Le figlie della polvere da sparo), un lavoro che racconta le donne marocchine impegnate a conquistare il proprio spazio nella tbourida, tradizione equestre riconosciuta dall'Unesco le cui origini risalgono al XVI secolo. La tbourida prevede che compagnie di cavalieri galoppino all'unisono, sparando con i fucili in una coreografia che simula una battaglia di cavalleria. Per secoli, le donne ne sono state escluse. Il cambiamento è arrivato gradualmente dopo le riforme del codice di famiglia marocchino del 2004, che hanno rafforzato i diritti legali delle donne. Oggi, sette compagnie interamente femminili si esibiscono su un totale di circa 300. Pinzi ha documentato lo sforzo personale ed economico di queste farīsāt (cavaliere): ciascuna finanzia il proprio cavallo, i costumi e i permessi per la polvere da sparo. Uno degli scatti più intensi ritrae Noura mentre tenta di controllare il cavallo dopo aver sparato, il momento più pericoloso dell'esibizione, in cui si rischia di ferirsi con la polvere da sparo o di cadere e venire calpestati. Una rivendicazione fisica, concreta, del diritto delle donne al patrimonio culturale.
Le altre storie premiate: dal Madagascar al Sudafrica
Il palmarès del 2026 attraversa il pianeta con una varietà tematica che spazia dai conflitti armati alle trasformazioni sociali, dalla crisi climatica alla resistenza culturale. In Madagascar, il fotografo Luis Tato dell'Agence France-Presse ha documentato le proteste della Generazione Z contro la corruzione e i servizi pubblici inefficienti. Uno studente regge la bandiera ispirata al manga giapponese One Piece, dove i pirati si ribellano ai governanti corrotti: un simbolo adottato dai giovani manifestanti in tutto il mondo. Le proteste, iniziate nel settembre 2025, hanno portato allo scioglimento del governo e infine a un colpo di stato militare. Schema già visto in Bangladesh, Nepal e Bulgaria: i giovani impongono il cambiamento, poi vengono esclusi dalla transizione politica. Dal Sudafrica arriva il lavoro di Ihsaan Haffejee sulle giovani ballerine della Joburg Ballet School nel backstage del Soweto Theatre. Durante l'apartheid, il balletto era appannaggio esclusivo della cultura bianca. Oggi la scuola offre corsi a prezzi agevolati a bambini provenienti da contesti storicamente svantaggiati, con sedi a Soweto, Alexandra e Braamfontein. Altre immagini premiate avvicinano lo spettatore alla natura: dall'abbattimento di elefanti in Zimbabwe a un orso polare sopra la carcassa di un capodoglio, fino al ritratto ravvicinato di un panda in un parco nazionale cinese.
La mostra itinerante e il ruolo del fotogiornalismo oggi
Le fotografie vincitrici saranno presentate nella mostra itinerante del World Press Photo 2026, che ogni anno raggiunge oltre 60 città nel mondo. L'apertura della mostra principale è prevista il 23 aprile ad Amsterdam, presso la De Nieuwe Kerk. La direttrice della World Press Photo Foundation, Joumana El Zein Khoury, ha sottolineato il valore del processo di selezione come atto di responsabilità verso il pubblico e verso i fotografi stessi. In un panorama mediatico saturo di immagini generate artificialmente e contenuti effimeri, il fotogiornalismo documentario mantiene una funzione che nessun algoritmo può replicare: essere presente, fisicamente, nei luoghi dove la realtà accade. Lo scatto di Carol Guzy in quel corridoio di tribunale ne è la dimostrazione più limpida. Non serviva una tecnologia sofisticata, bastava esserci, giorno dopo giorno, con una macchina fotografica e la determinazione di testimoniare. I 42 progetti premiati compongono un mosaico del 2025 fatto di dolore e resistenza, di ingiustizia e riscatto. Dalla politica migratoria statunitense alle cavallerizze marocchine, dalle ballerine di Soweto ai giovani del Madagascar, il World Press Photo conferma che il fotogiornalismo resta, quando è libero e coraggioso, uno degli strumenti più efficaci per comprendere il tempo in cui viviamo.