- Un Ovidio per il nostro tempo
- Dafne, Narciso e gli altri: miti come specchi contemporanei
- La voce dei poeti: la lettura di Pietro e Francesca
- Brescia capitale letteraria: il Mese Letterario 2026 prosegue
- Domande frequenti
Un Ovidio per il nostro tempo
C'è un filo sottile che lega un poeta esiliato duemila anni fa alle inquietudini di chi vive oggi. A tirarlo, con la cura di chi maneggia testi antichi e sensibilità moderne, è stato Carlo Simone, protagonista del terzo incontro del Mese Letterario 2026 a Brescia, tenutosi nella serata di ieri 20 aprile.
Simone ha proposto una lettura di Ovidio che rompe con l'immagine scolastica del poeta delle Metamorfosi, quella un po' impolverata che lo riduce a compilatore di favole mitologiche. Niente di tutto questo. Nelle sue parole, il Sulmonese diventa un interprete radicale della condizione umana, un autore che ha fatto della trasformazione, e dunque della crisi, il centro esatto della propria opera.
L'evento, ospitato nell'ambito della rassegna culturale che sta animando la città lombarda in queste settimane, è stato moderato da Anna Gatta, che ha guidato il dialogo con domande puntuali, capaci di aprire varchi tra filologia e attualità.
Dafne, Narciso e gli altri: miti come specchi contemporanei
Il cuore della serata ha ruotato attorno a una tesi tanto semplice quanto potente: i miti ovidiani non sono reperti archeologici. Sono strumenti di comprensione.
Dafne che fugge e si trasforma in alloro per sfuggire ad Apollo. Narciso che si perde nella propria immagine riflessa fino a dissolversi. Simone li ha riletti come simboli contemporanei, figure in cui si condensano dinamiche che conosciamo bene:
- La fuga dall'altro come difesa estrema della propria identità
- L'ossessione per l'immagine di sé, oggi amplificata dai social media
- Il rapporto tra desiderio e perdita, tra possesso e rinuncia
Stando a quanto emerge dalla relazione del professore, Ovidio avrebbe intuito qualcosa che la psicologia moderna ha poi sistematizzato: ogni metamorfosi autentica passa attraverso una frattura. Non esiste rinascita senza crisi. Il tema della metamorfosi come ciclo di crisi e rinascita ha percorso tutta la serata, trovando risonanze che vanno ben oltre la letteratura latina.
Del resto, il concetto di rinascita attraverso la crisi è un filo rosso che attraversa esperienze culturali molto diverse tra loro. Lo si ritrova, ad esempio, in progetti come quello raccontato nell'articolo Rinascita e Futuro: 'Foqus' nei Quartieri Spagnoli di Napoli, dove la trasformazione urbana e sociale segue una traiettoria che Ovidio avrebbe forse riconosciuto.
Simone ha anche sottolineato come la letteratura latina, troppo spesso compressa nei programmi scolastici italiani in traduzioni aride e contestualizzazioni meccaniche, meriti un approccio diverso. Più vivo. Più rischioso, se si vuole. Leggere Ovidio oggi significa accettare che quei versi ci riguardano, che parlano di noi con una precisione che può risultare scomoda.
La voce dei poeti: la lettura di Pietro e Francesca
La serata non si è esaurita nella sola analisi critica. Un momento particolarmente intenso è stata la lettura poetica curata da Pietro e Francesca, che hanno dato voce ad alcuni dei passi più celebri delle Metamorfosi.
La scelta di affiancare alla riflessione accademica una dimensione performativa si è rivelata efficace. I versi di Ovidio, restituiti alla loro natura orale, quella stessa oralità che ne aveva garantito la diffusione nell'antichità, hanno acquistato una densità diversa. Come sottolineato da più di un partecipante in sala, ascoltare quei testi letti ad alta voce ha prodotto un effetto di straniamento: parole scritte in un'altra epoca che sembravano descrivere il presente.
È un meccanismo che la grande letteratura conosce bene. E che le storie di lotta personale, come quella raccontata in Nicola Pisu e Patrizia Mirigliani: Una Storia di Lotta e Rinascita, confermano da un'altra angolazione: la metamorfosi non è mai solo mito, è esperienza concreta.
Brescia capitale letteraria: il Mese Letterario 2026 prosegue
Con questo terzo appuntamento, il Mese Letterario 2026 conferma Brescia come uno dei poli più vivaci del panorama culturale italiano di questa primavera. La rassegna, che ha scelto di non limitarsi a presentazioni editoriali o incontri convenzionali, sta costruendo un percorso tematico ambizioso, capace di intrecciare classici e contemporaneità.
Gli eventi culturali a Brescia nel 2026 sembrano segnare una tendenza: la città, già Capitale Italiana della Cultura nel 2023 insieme a Bergamo, continua a investire su una programmazione che punta alla qualità e al coinvolgimento di pubblici diversi. Non solo addetti ai lavori, ma studenti, insegnanti, semplici curiosi.
La questione resta aperta, e merita attenzione: quanto spazio riceve davvero la letteratura latina nella scuola italiana oggi? E quanto potrebbe guadagnarne se venisse proposta con l'approccio di Simone, che la sottrae alla polvere dei manuali per restituirla alla vita? Sono domande che il Mese Letterario bresciano ha il merito di porre, senza pretendere risposte definitive ma offrendo, almeno, gli strumenti per cercarle.