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Dipendenza da chatbot AI: primo caso a Venezia

La dipendenza da intelligenza artificiale (AI) sta emergendo come una nuova sfida clinica in Italia e nel mondo. Il primo caso riconosciuto nel Servizio Sanitario Nazionale italiano è avvenuto a Venezia nel maggio 2026, riguardando una giovane di 20 anni che aveva sviluppato un forte legame con un assistente virtuale online, compromettendo progressivamente le sue relazioni umane reali. Questo tipo di dipendenza si basa su un meccanismo di rinforzo positivo, dove i chatbot rispondono sempre in modo più personalizzato e rassicurante, creando un ciclo difficile da interrompere e confondendo l'uso intenso con una condizione patologica. I ricercatori hanno identificato pattern differenti di dipendenza da chatbot, tutti caratterizzati dalla creazione di conferme continue che riducono la tolleranza alla complessità delle interazioni umane reali. Tuttavia, distinguere tra mera frequenza d'uso e dipendenza grave è complesso e richiede attenzione a segnali specifici come la riduzione del sonno, l'isolamento sociale progressivo e l'irritabilità durante la disconnessione. Nonostante la crescente attenzione, la dipendenza da AI non è ancora riconosciuta ufficialmente nei principali manuali diagnostici internazionali come il DSM-5 e l'ICD-11, analogamente a quanto avvenuto per il disturbo da gaming negli anni passati. Questa mancanza di classificazione ufficiale limita la standardizzazione dei protocolli di trattamento, che attualmente si basa su modelli di cura per altre dipendenze comportamentali. In Italia, i serivizi per le dipendenze, come il Serd veneziano, stanno applicando approcci multidisciplinari per ricostruire relazioni sociali e lavorare sulle cause sottostanti, senza ricorrere a una semplice restrizione tecnologica. I dati italiani e internazionali mostrano un uso diffuso di chatbot soprattutto tra gli adolescenti e i giovani adulti, spesso come strumento per gestire ansia o tristezza. Studi recenti evidenziano che un'ampia fetta dei giovani usa quotidianamente queste tecnologie per supporto emotivo, ponendo l'accento sulla necessità di un monitoraggio clinico. Le domande frequenti chiariscono che non è il tempo di utilizzo in sé a definire la dipendenza, ma gli effetti funzionali e comportamentali. L'accesso ai servizi di supporto in Italia è semplice e non richiede prescrizione medica, ponendo così la base per un intervento precoce. Questo fenomeno è quindi al centro di un'evoluzione clinica e scientifica in cui la sanità pubblica sta iniziando a rispondere, pur in assenza di una definizione univoca e formalizzata.

Pubblicato: 15/5/2026 Durata: 62 sec