Quattro studenti su dieci in Veneto scelgono un percorso tecnico o professionale. In Lazio sono meno di tre. Questa distanza di sedici punti percentuali fotografa un sistema dove il problema che il ministro Valditara vuole risolvere con la rinomina degli istituti non è uniforme sul territorio nazionale.
La proposta: tecnici e professionali diventano licei
A margine della premiazione del primo Maestro del Made in Italy, a Roma, il ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha dichiarato che "non ha più senso distinguere tra licei e istituti tecnici". La proposta prevede di cambiare il nome di tutti gli istituti superiori: i tecnici diventerebbero liceo meccanico, liceo agrario, liceo meccatronico; i professionali riceverebbero denominazioni simili, come liceo alberghiero o liceo dei servizi per la sanità. Si tratterebbe, nei fatti, di una ridenominazione senza modifica immediata dei curricula, che resterebbero quelli già riformati dal Decreto Scuola. Decreto Scuola: novità per l'istruzione tecnica 2026/2027
L'obiettivo dichiarato è abbattere la percezione dell'istruzione tecnica come percorso di seconda scelta.
Per realizzarla, serve una legge. Il ministro ha espresso la speranza che la riforma possa partire già a settembre, ma i tempi parlamentari la rendono un obiettivo molto difficile senza un decreto legge d'urgenza. Una legge ordinaria richiede in media molti mesi tra presentazione e approvazione, salvo iter accelerati o convergenza bipartisan.
Il divario Nord-Sud che i dati confermano
I dati MIM sulle iscrizioni 2025/2026 offrono una fotografia articolata. Nel Veneto il 39,8% degli studenti si iscrive agli istituti tecnici e il 15% ai professionali: insieme fanno il 54,8% del totale, contro il 45,2% dei licei. È la regione dove l'istruzione tecnica pesa di più, sorretta da un sistema produttivo manifatturiero che ne valorizza le competenze. La Lombardia segue con il 36,4% ai tecnici, il Friuli Venezia Giulia con il 38,9%. Dati regionali sulle iscrizioni 2026/2027 - MIM
Il quadro si ribalta nel centro-sud. Nel Lazio il 69,5% degli studenti sceglie il liceo e solo il 23,3% opta per i percorsi tecnici. La Campania registra il 25,7% ai tecnici, con i licei al 61,3%. L'Abruzzo ha i professionali all'8,5%, il dato più basso d'Italia.
Il divario tra Veneto e Lazio nelle iscrizioni agli istituti tecnici supera i sedici punti percentuali. Questo significa che il problema culturale che la rinomina vuole affrontare si concentra soprattutto nelle regioni dove la preferenza per il liceo è storicamente più radicata. Cambiare il nome a un istituto tecnico di Roma o Napoli non modifica le aspettative occupazionali che una famiglia associa a quel percorso rispetto al liceo scientifico o classico. Il titolo conta, ma contano ancora di più la rete di imprese locali e la tradizione di assunzione dai percorsi tecnici.
La filiera 4+2 raddoppia: il segnale viene dal Mezzogiorno
C'è però un dato che va nella direzione indicata dal ministro. Per il 2026/2027, il MIM certifica che gli iscritti alla filiera 4+2 - quattro anni di percorso tecnico o professionale seguiti da due anni di ITS Academy - sono raddoppiati rispetto all'anno precedente, con un boom registrato proprio nel Mezzogiorno. La filiera offre un percorso post-diploma definito che le famiglie del Sud stanno già scegliendo in modo crescente.
Il segnale è rilevante: le famiglie meridionali rispondono alla scuola tecnica quando il percorso post-diploma è chiaro e le prospettive occupazionali sono concrete. Non serve necessariamente una nuova insegna: serve che il percorso sia riconoscibile e valorizzato dal mercato del lavoro locale. Il decreto Valditara sulla valutazione dei dirigenti scolastici
Se il cantiere legislativo riuscirà a rispettare i tempi, la prova del nove sarà nelle iscrizioni 2027 delle regioni dove la distanza dal liceo è storicamente più alta. Non il nome sull'insegna, ma la scelta delle famiglie nel modulo di iscrizione online.