Al 15° Congresso nazionale della Uil Scuola, a Riccione, il ministro Valditara ha presentato i risultati contrattuali della legislatura: tre accordi firmati, risorse già stanziate per il ciclo 2028-2030 e un incremento degli stipendi docenti di 412 euro lordi mensili medi, oltre 300 euro per il personale ATA. Prima di commentare questo dato, conviene tradurlo in termini concreti.
412 euro lordi: il calcolo in busta paga
I 412 euro dichiarati sono un importo lordo. Dal compenso lordo, il lavoratore della scuola vede sottratti i contributi previdenziali a carico del dipendente (circa l’8,8%, quota INPDAP) e le ritenute IRPEF sulla fascia di reddito aggiuntiva. Considerando un’aliquota marginale del 30-35%, applicabile alla maggior parte del personale docente che si colloca in una fascia di reddito tra i 22.000 e i 32.000 euro annui, la trattenuta complessiva si attesta tra il 35 e il 38% dell’aumento lordo. Il risultato netto cumulativo dei tre contratti è circa 250-265 euro mensili in più rispetto al periodo precedente i tre accordi.
Solo per l’ultimo accordo, il contratto 2025-2027, la quota lorda media è di 143 euro mensili per i docenti: diventano circa 90-95 euro netti al mese. Per il personale ATA, i 300 euro lordi complessivi dei tre contratti equivalgono a circa 195 euro netti mensili aggiuntivi. Riduzioni in busta paga per docenti e ATA: le proteste dei sindacati
L’inflazione e il decennio di blocchi: il recupero è parziale
Il ministro ha ragione a indicare i blocchi contrattuali tra il 2009 e il 2018 come l’origine del problema salariale. Quel decennio ha accumulato un debito di potere d’acquisto che i tre contratti recenti hanno solo parzialmente recuperato. Tra il 2020 e il 2026, i prezzi al consumo in Italia sono aumentati di oltre il 17%, stando alle rilevazioni ISTAT lavoro e retribuzioni. Gli aumenti contrattuali complessivi del settore scuola coprono circa l’11% del reddito: rimane un differenziale di circa 6 punti percentuali ancora non recuperato.
Per uno stipendio medio docente di circa 2.200 euro lordi mensili, questo differenziale corrisponde a una perdita reale residua di circa 130-140 euro mensili di potere d’acquisto, anche dopo i tre contratti. Non è un fallimento dell’attuale ciclo negoziale, ma il dato che completa il quadro. I docenti stessi indicano il recupero del potere d’acquisto come prima priorità nelle rilevazioni di settore, insieme all’ampliamento delle misure di welfare. Il sondaggio Gilda sulle richieste dei docenti su contratto e welfare
Il divario con la media OCSE non si è chiuso
Il confronto internazionale rimane il dato strutturalmente più critico. Secondo Education at a Glance 2024 dell’OCSE, i docenti italiani della scuola secondaria superiore percepiscono circa 47.600 euro lordi annui, a fronte di una media OCSE di circa 52.000-57.000 euro. Il divario supera il 15%, corrispondente a oltre 8.000 euro annui in meno rispetto alla media dei paesi industrializzati. In Germania, lo stesso profilo professionale supera i 60.000 euro lordi annui.
Il problema non è solo il livello assoluto, ma il trend decennale: le retribuzioni dei docenti italiani sono calate del 4,4% in termini reali negli ultimi dieci anni, mentre la media OCSE è salita del 14,6%. Un andamento che allarga il divario invece di chiuderlo. Per il personale ATA, che parte da retribuzioni inferiori a quelle dei docenti, il posizionamento rispetto ai colleghi europei è ancora più critico. I diritti del personale ATA in difficoltà: cosa prevede la normativa
I fondi già stanziati per il contratto 2028-2030 confermano che il percorso è avviato e che il governo intende evitare nuovi blocchi contrattuali. Per avvicinare davvero gli stipendi scolastici italiani alla media europea, tuttavia, non basterà un solo ciclo: serviranno incrementi significativamente superiori ai 160 euro lordi mensili già programmati, sostenuti nel tempo.
Domande frequenti
Quanti euro netti restano in busta paga ai docenti dopo l'aumento di 412 euro lordi?
L'aumento di 412 euro lordi mensili si traduce in circa 250-265 euro netti per i docenti, una volta detratte le ritenute previdenziali e fiscali.
Come influisce l'inflazione sugli aumenti salariali degli ultimi contratti scuola?
Gli aumenti contrattuali coprono circa l'11% del reddito, mentre l'inflazione tra il 2020 e il 2026 ha superato il 17%, lasciando un differenziale di circa 6 punti percentuali non recuperato nel potere d'acquisto.
Qual è il divario tra gli stipendi dei docenti italiani e la media OCSE?
I docenti italiani della scuola secondaria superiore percepiscono circa 47.600 euro lordi annui, contro una media OCSE di 52.000-57.000 euro, con un divario superiore al 15% pari a oltre 8.000 euro annui.
Gli aumenti previsti coprono il recupero delle perdite salariali dovute ai blocchi contrattuali?
No, le risorse stanziate e gli aumenti degli ultimi tre contratti hanno solo parzialmente recuperato il potere d’acquisto perso; rimane una perdita reale di circa 130-140 euro mensili per i docenti.
Qual è l'aumento netto per il personale ATA dopo i tre contratti?
Il personale ATA riceve un aumento complessivo di circa 195 euro netti mensili, rispetto ai 300 euro lordi dichiarati.
Cosa prevede il prossimo ciclo contrattuale per il personale scolastico?
Sono già stati stanziati fondi per il contratto 2028-2030 e sono previsti incrementi di 160 euro lordi mensili, ma per raggiungere la media europea saranno necessari aumenti più consistenti e sostenuti nel tempo.