- Otto ore in meno: i numeri di un taglio pesante
- Il paradosso Valditara: valorizzare a parole, tagliare nei fatti
- Studenti che non sanno leggere una mappa
- Docenti tra 18 classi e il rischio di perdere la cattedra
- La richiesta di ripristino e il nodo politico
- Domande frequenti
Otto ore in meno: i numeri di un taglio pesante
Non è un'esagerazione chiamarlo massacro. Il recente riordino scolastico ha inferto alla geografia un colpo che, stavolta, rischia di essere definitivo: 8 ore settimanali in meno distribuite tra gli istituti tecnici, il cuore pulsante della formazione professionalizzante italiana.
Nel dettaglio, sono state eliminate 2 ore nel biennio dei Tecnici Economici e ben 6 ore nel triennio dell'indirizzo Turistico. Sei ore. In un indirizzo che dovrebbe formare professionisti del turismo, ossia persone capaci, come minimo, di collocare una destinazione su un planisfero.
Stando a quanto emerge dai nuovi quadri orari, la geografia diventa così una disciplina residuale, compressa in spazi didattici talmente esigui da renderne difficile perfino una trattazione superficiale. Una materia che un tempo occupava un ruolo centrale nella formazione dei futuri operatori economici e turistici viene ora relegata ai margini del curricolo.
Il paradosso Valditara: valorizzare a parole, tagliare nei fatti
C'è qualcosa di stridente, quasi surreale, nel confronto tra le dichiarazioni ufficiali e i provvedimenti concreti. Il Ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara ha più volte parlato di valorizzazione della geografia all'interno del percorso formativo degli studenti italiani. Parole rassicuranti, pronunciate in contesti istituzionali, che però si scontrano con una realtà documentale inequivocabile: le ore sono state tagliate, non aumentate.
Il paradosso non sfugge a chi nella scuola ci lavora ogni giorno. E non sfugge nemmeno a chi osserva dall'esterno l'evoluzione della riforma degli istituti tecnici, dove i tagli alle discipline umanistiche e trasversali sembrano rispondere più a logiche di risparmio che a una visione pedagogica coerente.
Valorizzare significa investire. Significa ore, risorse, formazione. Tutto il contrario di ciò che sta accadendo.
Studenti che non sanno leggere una mappa
La conseguenza più visibile, e più allarmante, riguarda le competenze degli studenti. Chi insegna geografia negli istituti tecnici lo denuncia da anni: molti ragazzi faticano a orientarsi, non sanno leggere una carta geografica, confondono Stati e capitali, ignorano le dinamiche geopolitiche che pure influenzano la loro vita quotidiana.
Non si tratta di aneddotica da sala professori. È il risultato prevedibile di un processo di erosione che va avanti da almeno un decennio, e che il riordino del 2026 non fa che accelerare. La geografia non è solo sapere dove si trova un paese: è comprendere i flussi migratori, le catene del valore globali, i cambiamenti climatici, le relazioni tra territorio e sviluppo economico. Competenze, queste, che dovrebbero essere centrali proprio in un istituto tecnico economico o turistico.
Ridurre ulteriormente lo spazio dedicato a questa disciplina significa formare cittadini meno consapevoli e professionisti meno preparati. Un controsenso, in un'epoca in cui la complessità geopolitica mondiale richiederebbe semmai più strumenti di lettura, non meno.
Docenti tra 18 classi e il rischio di perdere la cattedra
Ma il taglio non devasta solo l'offerta formativa. Colpisce in pieno anche chi la geografia la insegna. Con ore così frammentate, un docente di ruolo si trova costretto a gestire 15, anche 18 classi diverse per riuscire a completare il proprio monte ore settimanale. Un'impresa organizzativa prima ancora che didattica, che rende impossibile qualsiasi rapporto educativo significativo con gli studenti.
Peggio ancora, molti insegnanti rischiano concretamente di diventare perdenti posto, costretti a trasferirsi in altre scuole o, nei casi più gravi, a rimanere senza cattedra. Un fenomeno che si inserisce nel quadro più ampio della riorganizzazione del corpo docente prevista per il 2025/26, dove i numeri parlano di tagli significativi in diverse classi di concorso.
La situazione è particolarmente critica per i docenti della classe di concorso A-21 (Geografia), che già prima del riordino soffrivano di una distribuzione oraria penalizzante. Ora, con 8 ore in meno nel curricolo dei tecnici, il rischio di un'emorragia di cattedre diventa concreto e diffuso su tutto il territorio nazionale.
La richiesta di ripristino e il nodo politico
Da settimane associazioni disciplinari, sindacati e singoli docenti chiedono con forza il ripristino delle ore di geografia nei vari indirizzi scolastici. La richiesta è chiara: tornare almeno ai livelli precedenti al riordino, restituendo alla materia la dignità curricolare che merita.
Le argomentazioni non mancano. La geografia è l'unica disciplina scolastica che integra in modo sistematico la dimensione spaziale, ambientale ed economica. Nei Tecnici Economici fornisce le basi per comprendere i mercati internazionali. Nell'indirizzo Turistico è, letteralmente, la materia fondante del profilo professionale. Tagliarla equivale a togliere anatomia a un futuro medico.
La questione resta aperta, e molto dipenderà dalla volontà politica di correggere il tiro. Il Ministero, per ora, non ha dato segnali di ripensamento. Ma la pressione cresce, e con essa la consapevolezza che dietro quei numeri, quelle 8 ore scomparse, c'è in gioco qualcosa di più grande: l'idea stessa di quale scuola vogliamo costruire per le prossime generazioni.
Perché una scuola che rinuncia alla geografia è una scuola che rinuncia a insegnare il mondo.