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Alis e Cir firmano l'accordo per l'inclusione socio-lavorativa dei migranti: formazione e occupazione al centro
Lavoro

Alis e Cir firmano l'accordo per l'inclusione socio-lavorativa dei migranti: formazione e occupazione al centro

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La convenzione tra l'Associazione Lavoro Italiano sullo Shipping e il Consiglio Italiano per i Rifugiati punta a costruire percorsi formativi e di inserimento professionale per richiedenti asilo e rifugiati

L'accordo tra Alis e Cir: cosa prevede

Alis (Associazione Logistica dell'Intermodalità Sostenibile) e il Cir (Consiglio Italiano per i Rifugiati) hanno siglato una convenzione di collaborazione destinata a lasciare il segno nel panorama dell'inclusione socio-lavorativa in Italia. L'intesa, resa nota il 20 marzo 2026, mette nero su bianco un impegno congiunto: costruire percorsi formativi strutturati e facilitare l'inserimento professionale di richiedenti asilo e migranti presenti sul territorio nazionale.

Non si tratta di una dichiarazione d'intenti generica. L'accordo delinea un programma operativo che prevede attività di orientamento, formazione professionale mirata e accompagnamento all'ingresso nel mondo del lavoro. Due realtà con vocazioni diverse, quella imprenditoriale e quella umanitaria, che trovano un terreno comune nella convinzione che l'occupazione sia la chiave per un'integrazione autentica.

Formazione e lavoro come strumenti di autonomia

Il cuore della convenzione ruota attorno a un principio semplice ma spesso disatteso: senza competenze riconosciute e spendibili, l'inclusione resta una parola vuota. I percorsi formativi previsti dall'accordo puntano a colmare il divario tra le capacità già possedute dai migranti e le esigenze concrete del mercato del lavoro italiano, con particolare attenzione ai settori della logistica, dei trasporti e dei servizi.

È un approccio che richiama esperienze già avviate in altre parti del Paese. Basti pensare al Corso di Formazione per Aiuto Cuoco: Una Nuova Opportunità per l'Inclusione Lavorativa nelle Marche, un'iniziativa che ha dimostrato come programmi formativi ben calibrati possano tradursi in opportunità reali per chi proviene da contesti di vulnerabilità. La logica è la stessa: investire sulle persone, non limitarsi all'accoglienza passiva.

La sfida, naturalmente, non è solo formativa. Riguarda il riconoscimento delle qualifiche, la mediazione culturale nei luoghi di lavoro, la tenuta di un sistema che troppo spesso lascia i rifugiati in un limbo burocratico. La convenzione tra Alis e Cir prova a intervenire su tutti questi fronti.

Valorizzare le competenze dei migranti: le parole di Di Caterina

Marcello Di Caterina, figura di riferimento di Alis, ha definito l'accordo "un passo importante per valorizzare le competenze dei migranti". Una dichiarazione che sposta il fuoco del discorso pubblico: non si parla più soltanto di emergenza o di assistenza, ma di capitale umano da riconoscere e mettere a frutto.

Stando a quanto emerge dalle prime indicazioni operative, l'associazione intende coinvolgere le proprie aziende associate nella fase di inserimento lavorativo, creando un canale diretto tra la formazione erogata e le posizioni disponibili. Un meccanismo che, se funzionerà a regime, potrebbe rappresentare un modello replicabile anche in altri settori produttivi.

Del resto, i dati parlano chiaro: l'Italia ha un problema strutturale di mismatch tra domanda e offerta di lavoro. In diversi comparti, dalla logistica alla ristorazione, dall'edilizia ai servizi alla persona, le imprese faticano a trovare manodopera qualificata. Intercettare e formare lavoratori motivati, indipendentemente dalla loro provenienza, non è solo un atto di solidarietà. È buon senso economico.

Il lavoro come veicolo di integrazione reale

Roberto Zaccaria, presidente del Cir e già presidente della Rai, ha messo l'accento su un concetto che chi si occupa di politiche migratorie conosce bene: "Il lavoro è il primo veicolo di autonomia". Senza un'occupazione stabile, il percorso di integrazione si arena, con conseguenze che ricadono sull'intera collettività in termini di costi sociali e mancata coesione.

La posizione del Cir si inserisce in un quadro normativo europeo e nazionale che, almeno sulla carta, riconosce il diritto al lavoro dei titolari di protezione internazionale e, con alcune limitazioni temporali, anche dei richiedenti asilo. Il problema, come sottolineato da più parti, è la distanza tra il diritto formale e la sua effettiva esigibilità. Barriere linguistiche, difficoltà nel riconoscimento dei titoli di studio, discriminazioni dirette e indirette: gli ostacoli restano numerosi.

Proprio per questo, iniziative come quella promossa da Alis e Cir assumono un valore che va oltre la singola convenzione. Rappresentano un tentativo di costruire infrastrutture di inclusione, non interventi spot.

Un modello che guarda al futuro

La firma dell'accordo arriva in un momento in cui il dibattito sull'immigrazione in Italia oscilla, come spesso accade, tra emergenza securitaria e retorica dell'accoglienza. Questa convenzione prova a collocarsi in uno spazio diverso, più pragmatico: quello delle politiche attive del lavoro applicate ai percorsi migratori.

È una prospettiva che trova riscontro anche nei dati sull'efficacia della formazione professionale strutturata. Come evidenziato dal Successo degli ITS Academy: Alta Occupazione tra i Diplomati, i percorsi formativi che nascono da un dialogo serrato con il tessuto produttivo garantiscono tassi di occupazione significativamente più alti rispetto a quelli generici. Lo stesso principio, applicato all'inclusione dei migranti, potrebbe fare la differenza.

La questione resta aperta su più fronti: servirà capire quante aziende associate ad Alis aderiranno concretamente al programma, quali risorse verranno messe in campo e come saranno misurati i risultati. Ma il segnale è chiaro. In un Paese che invecchia rapidamente e che ha bisogno di lavoratori qualificati, scommettere sulla formazione e sull'inserimento professionale dei migranti non è un lusso. È una necessità.

Pubblicato il: 20 marzo 2026 alle ore 15:20

Domande frequenti

Cosa prevede l'accordo tra Alis e Cir per l'inclusione dei migranti?

L'accordo prevede percorsi di orientamento, formazione professionale mirata e accompagnamento all'ingresso nel mondo del lavoro per richiedenti asilo e migranti presenti in Italia. L'obiettivo è favorire un'integrazione autentica attraverso l'acquisizione di competenze spendibili sul mercato.

Quali settori sono coinvolti nei percorsi formativi previsti dall'accordo?

I percorsi formativi si concentrano principalmente sui settori della logistica, dei trasporti e dei servizi, rispondendo alle esigenze concrete del mercato del lavoro italiano. Questi ambiti sono stati identificati come strategici per facilitare l'inserimento professionale dei migranti.

In che modo l'accordo valorizza le competenze dei migranti?

L'accordo punta a riconoscere e mettere a frutto le competenze già possedute dai migranti, coinvolgendo direttamente le aziende associate ad Alis nell'inserimento lavorativo. Questo approccio mira a ridurre il mismatch tra domanda e offerta di lavoro e a valorizzare il capitale umano.

Quali sono le principali sfide per l'integrazione lavorativa dei migranti in Italia?

Le principali sfide includono il riconoscimento delle qualifiche, le barriere linguistiche, la mediazione culturale nei luoghi di lavoro e la distanza tra il diritto formale al lavoro e la sua concreta applicazione. L'accordo tra Alis e Cir cerca di affrontare questi ostacoli con un approccio strutturato.

Quanto è replicabile questo modello di inclusione in altri settori?

Se il meccanismo di formazione e inserimento lavorativo funzionerà a regime, potrà diventare un modello replicabile anche in altri settori produttivi. Il successo dipenderà dall'adesione delle aziende, dalle risorse investite e dalla capacità di misurare i risultati ottenuti.

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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