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Precariato scolastico, la lettera degli insegnanti a Meloni: "Situazione insostenibile, servono risposte adesso"
Scuola

Precariato scolastico, la lettera degli insegnanti a Meloni: "Situazione insostenibile, servono risposte adesso"

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Il Coordinamento Docenti Precari denuncia l'assenza di misure concrete per la stabilizzazione. La Cassazione ha già sancito l'abuso nei contratti oltre i 36 mesi, ma il governo non interviene

C'è una parola che nel mondo della scuola italiana ricorre con la regolarità di un anno scolastico: precariato. Cambia il governo, cambiano i ministri, ma la sostanza resta identica. Migliaia di insegnanti che ogni settembre entrano in classe con un contratto a tempo determinato, e ogni giugno ne escono senza alcuna certezza sul proprio futuro. Ora quei docenti hanno deciso di scrivere direttamente alla presidente del Consiglio Giorgia Meloni, con una lettera che ha il tono della denuncia e il peso di un problema strutturale mai risolto.

L'appello a Palazzo Chigi: migliaia di docenti senza futuro

A firmare la missiva è il Coordinamento Docenti Precari, un organismo che raccoglie le istanze di quella vasta platea di insegnanti intrappolati in un limbo professionale che si perpetua da anni, in alcuni casi da oltre un decennio. La lettera non usa giri di parole: la situazione nella scuola italiana viene definita "insostenibile".

Non si tratta di una generica lamentela. I numeri parlano chiaro. Migliaia di docenti lavorano ogni giorno nelle scuole statali con contratti a tempo determinato, garantendo la continuità didattica che il sistema richiede, ma senza godere delle tutele e della stabilità che dovrebbero accompagnare un impiego strutturale nella pubblica amministrazione. Sono insegnanti che coprono cattedre vacanti, che seguono studenti con disabilità, che mandano avanti interi plessi scolastici. Eppure, stando a quanto emerge dalla lettera, il governo non avrebbe ancora adottato misure concrete per affrontare quello che viene definito un "precariato storico".

Il malcontento nel comparto scuola, d'altra parte, non si limita alla questione contrattuale. Come testimonia lo Sciopero Nazionale della Scuola il 7 Maggio: Prove Invalsi e Indicazioni Nazionali sotto Accusa, le tensioni tra il mondo dell'istruzione e le scelte dell'esecutivo si stanno moltiplicando su più fronti.

Trentasei mesi e oltre: quando il precariato diventa abuso

Uno degli aspetti più significativi della vicenda riguarda il quadro giurisprudenziale. La Corte di Cassazione ha confermato, in linea con la normativa europea, che il superamento dei 36 mesi di servizio con contratti a tempo determinato sulla medesima tipologia di posto costituisce un abuso. Non un'irregolarità marginale, non una forzatura interpretativa: un abuso vero e proprio, contrario ai principi della direttiva comunitaria 1999/70/CE sul lavoro a termine.

Eppure la scuola italiana continua a funzionare esattamente così. Ci sono docenti che hanno accumulato cinque, sette, dieci anni di supplenze senza mai vedere un contratto a tempo indeterminato. Ogni anno lo stesso rituale: la convocazione, la firma del contratto, il lavoro in classe, la scadenza a giugno. E poi si ricomincia. Una precarietà che non colpisce solo gli insegnanti, ma inevitabilmente si riversa sulla qualità dell'offerta formativa, sulla continuità didattica per gli studenti, sulla capacità stessa della scuola di programmare e innovare.

La giurisprudenza, insomma, ha detto la sua. Ma la politica, denunciano i docenti, non ha ancora tradotto quei pronunciamenti in atti concreti.

Il decreto PNRR e la grande assente: la stabilizzazione

Il nodo più dolente, nella lettera indirizzata a Meloni, riguarda il recente decreto PNRR. Il provvedimento, che pure interviene su diversi aspetti del sistema scolastico, non prevede procedure di stabilizzazione per i docenti precari. Una scelta che il Coordinamento giudica incomprensibile, considerando che il Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza aveva tra i suoi obiettivi dichiarati proprio la riforma del reclutamento scolastico.

Va ricordato che il percorso delineato dal PNRR prevedeva un nuovo sistema di formazione iniziale e abilitazione, con concorsi regolari e procedure semplificate. Sulla carta, un cambio di passo. Nei fatti, la macchina si è inceppata più volte, tra ritardi nell'organizzazione dei concorsi, posti banditi insufficienti rispetto alle cattedre vacanti e tempi di espletamento che si dilatano ben oltre le previsioni.

Nel frattempo, il legislatore ha messo mano ad altri interventi normativi sul personale scolastico. Le Novità nel Dl PA: Investimenti per la Scuola e Reclutamento di Nuovi Insegnanti hanno introdotto alcune misure sul reclutamento, ma senza affrontare in modo risolutivo la questione dei precari storici. Per chi attende da anni un'immissione in ruolo, la sensazione è quella di essere stati, ancora una volta, dimenticati.

Le richieste dei docenti precari

Il Coordinamento Docenti Precari non si limita alla denuncia. La lettera contiene richieste precise, che possono essere sintetizzate in alcuni punti fondamentali:

  • Intervento immediato del Governo per avviare una procedura straordinaria di stabilizzazione rivolta ai docenti con almeno 36 mesi di servizio.
  • Riconoscimento del servizio prestato ai fini giuridici ed economici, superando la disparità di trattamento tra personale di ruolo e personale a tempo determinato.
  • Rispetto della giurisprudenza nazionale e comunitaria in materia di abuso dei contratti a termine.
  • Revisione delle procedure concorsuali, considerate troppo lente e inadeguate a coprire il fabbisogno reale delle scuole.

Sono richieste che, nella loro essenza, non rappresentano una novità. Le stesse istanze vengono reiterate da anni, attraverso governi di diverso colore politico. Quello che cambia, semmai, è il livello di esasperazione.

Un sistema scolastico che non può più aspettare

La questione del precariato scolastico non è solo un problema sindacale o contrattuale. È una questione che riguarda la tenuta stessa del sistema di istruzione pubblico. Un Paese che chiede alla propria scuola di formare cittadini competenti, di includere, di innovare, non può permettersi di trattare una quota così rilevante del proprio corpo docente come manodopera a chiamata.

Mentre si discute di Rivoluzione Didattica: La Visione di Giannelli Sull'Intelligenza Artificiale nella Scuola e di come modernizzare l'insegnamento, c'è un pezzo di scuola che chiede qualcosa di molto più elementare: un contratto stabile. La lettera a Meloni è l'ennesimo segnale di allarme. Resta da capire se, questa volta, qualcuno a Palazzo Chigi deciderà davvero di rispondere.

Pubblicato il: 13 aprile 2026 alle ore 10:00

Domande frequenti

Quali sono le principali richieste avanzate dai docenti precari nella lettera inviata a Meloni?

I docenti chiedono una procedura straordinaria di stabilizzazione per chi ha almeno 36 mesi di servizio, il riconoscimento pieno del servizio prestato e una revisione delle procedure concorsuali, ritenute troppo lente e inadatte a risolvere il problema del precariato.

Perché il precariato scolastico viene definito 'insostenibile' dagli insegnanti?

Il precariato è considerato insostenibile perché migliaia di docenti lavorano per anni con contratti a tempo determinato, senza tutele né prospettive di stabilità, nonostante garantiscano la continuità didattica nelle scuole italiane.

Cosa prevede la normativa europea in merito ai contratti a termine nella scuola?

La normativa europea, recepita dalla Corte di Cassazione italiana, stabilisce che superare i 36 mesi di servizio con contratti a termine sulla stessa tipologia di posto costituisce un abuso, contrario alla direttiva comunitaria sul lavoro a tempo determinato.

Il decreto PNRR affronta la questione della stabilizzazione dei docenti precari?

No, il recente decreto PNRR non prevede procedure di stabilizzazione per i docenti precari, nonostante la riforma del reclutamento fosse uno degli obiettivi dichiarati del Piano Nazionale di Ripresa e Resilienza.

Quali sono le conseguenze del precariato sul sistema scolastico italiano?

Il precariato non solo penalizza gli insegnanti, ma compromette anche la qualità dell'offerta formativa, la continuità didattica per gli studenti e la capacità delle scuole di programmare e innovare.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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