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Leadership educativa nelle scuole italiane: il ruolo dimezzato dei presidi e il nodo dell’autonomia scolastica

Leadership educativa nelle scuole italiane: il ruolo dimezzato dei presidi e il nodo dell’autonomia scolastica

Analisi della situazione attuale: carenza di autonomie, nuove sfide organizzative e rilancio del ruolo del dirigente scolastico alla luce della legge 59/1997

Leadership educativa nelle scuole italiane: il ruolo dimezzato dei presidi e il nodo dell’autonomia scolastica

Indice dei paragrafi

  • Introduzione: il contesto dell’autonomia scolastica in Italia
  • La legge 59/1997 e il principio di autonomia scolastica
  • Il dirigente scolastico: un ruolo oltre la burocrazia
  • Leadership educativa: definizione e importanza nelle scuole
  • Piano dell’offerta formativa: strumento chiave per il miglioramento
  • Il coordinamento del dirigente nei processi di miglioramento
  • Le carenze di autonomie scolastiche: dati e prospettive
  • Le sfide quotidiane per i dirigenti scolastici
  • Leadership educativa e sviluppo professionale nei collegi docenti
  • La riforma dell’autonomia: necessità di un rilancio concreto
  • Conclusioni: prospettive future per la scuola italiana

Introduzione: il contesto dell’autonomia scolastica in Italia

L’autonomia delle istituzioni scolastiche rappresenta, dagli anni Novanta a oggi, uno dei pilastri delle politiche educative italiane. Alla base di questo approccio vi è la convinzione che il miglioramento dell’offerta formativa delle scuole italiane sia strettamente connesso a una leadership educativa forte e riconosciuta. Tuttavia, dati e analisi recenti sollevano preoccupazioni circa l’effettivo esercizio di questa leadership da parte dei dirigenti scolastici. In particolare, emerge che mancano all’appello più di due autonomie su quattro, mettendo a rischio tanto i percorsi di miglioramento quanto una reale applicazione dell’autonomia sancita dalla legge 59/1997.

La legge 59/1997 e il principio di autonomia scolastica

"L’autonomia scolastica, regolata dalla legge n. 59 del 1997, è uno dei punti cardine dell’ordinamento scolastico italiano."

Questa normativa, fortemente voluta per modernizzare la scuola e renderla più vicina ai bisogni degli studenti e del territorio, ha introdotto quattro autonomie fondamentali:

  • Autonomia didattica: Le scuole possono definire gli obiettivi formativi e i metodi di insegnamento.
  • Autonomia organizzativa: Le scuole hanno potere di organizzare il personale, l’orario e le risorse.
  • Autonomia di ricerca, sperimentazione e sviluppo: Possibilità per le scuole di proporre progetti innovativi.
  • Autonomia amministrativa: Gestione autonoma delle risorse finanziarie e amministrative.

Queste autonomie sono teoricamente garantite ad ogni scuola, ma nella pratica solo una minoranza riesce a esercitarle pienamente. Secondo recenti dati, mancano più di due autonomie su quattro, impedendo una reale flessibilità gestionale e didattica.

Il dirigente scolastico: un ruolo oltre la burocrazia

Spesso si sente identificare la figura del dirigente scolastico con quella del mero funzionario amministrativo. In realtà, come sottolineato da numerosi esperti di pedagogia e da importanti studi accademici, il preside – oggi dirigente scolastico – è chiamato a un ruolo profondamente trasformativo. Non si tratta solo di gestire scadenze, pratiche burocratiche o bandi, ma di incarnare la leadership educativa indispensabile per guidare l’istituzione scolastica verso obiettivi di miglioramento continuo.

La leadership educativa nelle scuole è una delle principali leve per raggiungere obiettivi di qualità, inclusione e innovazione. Il dirigente deve saper coordinare gruppi di lavoro, motivare i docenti, individuare piani di miglioramento specialmente nella stesura e attuazione del piano dell’offerta formativa.

Leadership educativa: definizione e importanza nelle scuole

Per leadership educativa si intende la capacità di un dirigente di guidare il personale scolastico – docenti e ATA – nella costruzione di una missione educativa condivisa, stimolando la crescita individuale e collettiva, promuovendo il dialogo e la partecipazione.

Numerosi studi internazionali, e anche le recenti linee guida del PNRR per l’istruzione, sottolineano come la leadership educativa sia determinante per:

  • Migliorare i risultati di apprendimento degli studenti
  • Incrementare la motivazione e la professionalità dei docenti
  • Rafforzare la collaborazione tra scuola, famiglia e territorio
  • Innovare metodologie e pratiche didattiche

Non a caso, uno degli obiettivi prioritari per le scuole è proprio il miglioramento dell’offerta formativa, che si traduce in una più ampia possibilità di rispondere ai bisogni educativi degli studenti sulla base delle peculiarità del contesto locale.

Piano dell’offerta formativa: strumento chiave per il miglioramento

Il piano dell’offerta formativa delle scuole, aggiornato periodicamente, rappresenta il cuore progettuale di ogni istituzione scolastica autonoma. Vero e proprio manifesto dell’identità di scuola, il PTOF (Piano Triennale dell’Offerta Formativa) individua obiettivi, strategie, azioni e criteri per valutare l’efficacia dell’azione educativa.

Le scuole, ogni anno, sono chiamate a rivedere e aggiornare il PTOF in risposta ai cambiamenti del contesto, tenendo conto anche delle indicazioni fornite dal MIUR e dalle direttive europee. La presenza di una leadership educativa forte è cruciale per il coordinamento e la realizzazione dei percorsi di miglioramento inseriti nel piano.

Gli elementi fondamentali del piano offerta formativa:

  • Analisi del contesto socio-economico
  • Identificazione dei livelli di partenza degli studenti
  • Definizione degli obiettivi didattici e formativi
  • Strategia per l’inclusione e la prevenzione della dispersione
  • Piano per la formazione dei docenti
  • Modalità di coinvolgimento delle famiglie e del territorio

Il coordinamento del dirigente nei processi di miglioramento

Uno degli aspetti meno discussi ma strategici del ruolo del preside è la capacità di coordinare i percorsi di miglioramento. Nei collegi dei docenti, nei consigli di istituto ma anche nelle riunioni con il personale ATA, il dirigente deve essere regista e facilitatore dei processi, favorendo la condivisione delle buone pratiche e promuovendo una cultura dell’innovazione.

Secondo le ricerche dell’INVALSI, nelle scuole dove la leadership educativa dei dirigenti è riconosciuta e percepita come efficace, i risultati degli studenti e la soddisfazione professionale dei docenti risultano significativamente superiori alla media nazionale. Un chiaro segnale che il coordinamento non può essere affidato solo al rispetto di procedure ma richiede visione, ascolto e capacità di motivare.

Le carenze di autonomie scolastiche: dati e prospettive

Nonostante il quadro normativo chiaro, la realtà restituisce una situazione di forte squilibrio: "mancano più di due autonomie su quattro" nelle scuole italiane. Ma cosa significa esattamente?

Secondo dati raccolti dall’Osservatorio nazionale sull’Autonomia scolastica, solo il 35% delle scuole italiane è in grado di esercitare tutte le forme di autonomia previste dalla legge. I principali ostacoli risiedono in:

  • Scarsa formazione manageriale e pedagogica dei dirigenti
  • Carenza di risorse economiche e strutturali
  • Sovraccarico burocratico e amministrativo
  • Rigidità delle norme e dei vincoli ministeriali
  • Turnover elevato dei dirigenti

Queste criticità impediscono nella pratica l’esercizio pieno dell’autonomia scolastica legge 59 1997, rendendo difficile tradurre in azione i principi della riforma.

Le sfide quotidiane per i dirigenti scolastici

I dirigenti scolastici, oggi, sono chiamati ad affrontare sfide che vanno ben oltre la mera gestione amministrativa:

  • Coordinamento di grandi e complesse comunità educative
  • Gestione delle emergenze (come la pandemia)
  • Attuazione di politiche di inclusione e personalizzazione
  • Promozione dell’innovazione digitale e didattica
  • Dialogo con Enti locali, famiglie e associazioni

Essere dirigente scolastico non significa solo essere amministratore: le competenze richieste spaziano dalla leadership alle risorse umane, dalla conoscenza delle normative a quella didattica. Spesso il tempo per progettare e innovare è assorbito da compiti burocratici, difficilmente delegabili in un sistema che non offre ancora un adeguato supporto gestionale.

Leadership educativa e sviluppo professionale nei collegi docenti

Uno degli ambiti dove il dirigente può esercitare appieno la propria leadership educativa è il collegio dei docenti. In questa sede, il preside può:

  • Promuovere la collaborazione tra insegnanti
  • Valorizzare le esperienze di successo
  • Programmare percorsi di formazione continua
  • Individuare strategie di inclusione e recupero

La qualità del collegio docenti dipende in modo diretto dalla capacità di valorizzare le competenze presenti e di stimolare la cooperazione. Non meno importante è la possibilità di coinvolgere i docenti nella progettazione del piano dell’offerta formativa, garantendo ascolto e partecipazione reale.

La riforma dell’autonomia: necessità di un rilancio concreto

Dopo oltre vent’anni dall’entrata in vigore della riforma dell’autonomia, risulta evidente la necessità di un nuovo intervento legislativo e organizzativo. Potenziare l’autonomia significa:

  • Semplificare i vincoli burocratici
  • Investire nella formazione dei dirigenti
  • Sostenere progetti di ricerca e innovazione scolastica
  • Offrire strumenti di valutazione realmente utili per il miglioramento

Il dibattito sulla riforma autonomia scolastica Italia è più vivo che mai e vede coinvolti sindacati, associazioni professionali e istituzioni. Le azioni concrete, tuttavia, tardano ad arrivare, mentre le scuole sono spesso lasciate sole nell’affrontare sfide sempre più complesse.

Conclusioni: prospettive future per la scuola italiana

Il futuro della scuola italiana passa, inevitabilmente, dal rafforzamento della leadership educativa scuole italiane e dal pieno riconoscimento del ruolo del dirigente scolastico come guida pedagogica e non solo amministrativa. Solo rimuovendo ostacoli all’autonomia reale e investendo su formazione, innovazione e partecipazione, sarà possibile recuperare quel deficit di leadership che oggi penalizza troppe istituzioni scolastiche.

Una scuola migliore non può basarsi solo su programmi ministeriali o direttive dall’alto: necessita di autonomia reale, di pianificazione partecipata e di leadership educativa diffusa. La strada è ancora lunga, ma il primo passo è riconoscere nelle azioni quotidiane il valore di quei dirigenti scolastici che, spesso in condizioni difficili, continuano a credere nell’istruzione come leva di crescita personale e sociale.

L’auspicio è di una scuola capace di rinnovarsi davvero, nel segno della trasparenza, della professionalità e della passione educativa. Solo così l’autonomia risulterà pienamente esercitata e non solo evocata nei testi di legge.

Pubblicato il: 26 gennaio 2026 alle ore 09:28

Redazione EduNews24

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