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Dispersione scolastica al minimo storico: l'Italia scende all'8,2% e supera l'obiettivo di Agenda 2030 con cinque anni di anticipo
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Dispersione scolastica al minimo storico: l'Italia scende all'8,2% e supera l'obiettivo di Agenda 2030 con cinque anni di anticipo

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I dati ISTAT certificano un calo significativo rispetto al 14,2% del 2020. Valditara rivendica il risultato: "Meglio della Germania". In Campania recuperati 8.000 studenti in un solo anno scolastico.

Il dato ISTAT e il traguardo di Agenda 2030

L'Italia ce l'ha fatta, e con largo anticipo. Il tasso di dispersione scolastica è sceso all'8,2% nel 2025, ben al di sotto della soglia del 9% che l'Agenda 2030 delle Nazioni Unite aveva fissato come obiettivo per il settore istruzione. A certificarlo sono i dati della nuova rilevazione ISTAT, annunciati dal ministro dell'Istruzione e del Merito Giuseppe Valditara con toni comprensibilmente trionfalistici.

"Risultati estremamente positivi", ha dichiarato il ministro, sottolineando come il traguardo sia stato raggiunto con cinque anni di anticipo rispetto alla scadenza internazionale. Un risultato che, stando a quanto emerge dai numeri, appare ancora più netto se si considera il dato relativo agli studenti con cittadinanza italiana: per loro la percentuale di abbandono si ferma al 6,7%.

Dal 14,2% all'8,2%: cinque anni di discesa

Per comprendere la portata del dato conviene fare un passo indietro. Nel 2020, l'Italia registrava un tasso di dispersione scolastica del 14,2%, un valore che collocava il Paese nella fascia bassa delle classifiche europee e che alimentava un dibattito pubblico spesso aspro sulle fragilità strutturali del sistema educativo nazionale.

In appena cinque anni, quel numero si è quasi dimezzato. Un calo di sei punti percentuali che non ha precedenti nella storia recente della scuola italiana e che riflette, almeno in parte, l'effetto combinato di più fattori: investimenti mirati con i fondi del PNRR, programmi di tutoraggio individualizzato, rafforzamento dell'orientamento scolastico e una maggiore attenzione alle aree a più alto rischio di abbandono.

Va detto che la pandemia aveva paradossalmente accelerato alcune dinamiche, costringendo il sistema scolastico a ripensare modalità di aggancio degli studenti più fragili. Ma ridurre tutto all'effetto post-Covid sarebbe riduttivo.

Il confronto con la Germania e il quadro europeo

Uno dei passaggi più significativi della comunicazione di Valditara riguarda il confronto internazionale. Il ministro ha evidenziato come nel 2024 la Germania facesse registrare un tasso di dispersione del 12,9%, un dato sensibilmente peggiore rispetto a quello italiano. Un ribaltamento delle gerarchie tradizionali, se si considera che per decenni Berlino è stata additata come modello di efficienza anche nel campo dell'istruzione.

Il sorpasso non è solo simbolico. Segnala un cambiamento di passo che, se confermato nei prossimi anni, potrebbe ridisegnare la percezione internazionale della scuola italiana. Naturalmente, il dato grezzo sulla dispersione non esaurisce la complessità del tema: restano aperte le questioni relative alla qualità degli apprendimenti, alla dispersione implicita (quegli studenti che restano a scuola ma non raggiungono competenze adeguate) e ai divari territoriali interni.

Il caso Campania: 8.000 studenti recuperati

Tra i risultati più eloquenti c'è quello che arriva dalla Campania, storicamente una delle regioni con i tassi di abbandono più elevati. Nell'anno scolastico 2024/2025 sono stati recuperati circa 8.000 studenti che avevano lasciato o stavano per lasciare il percorso formativo.

Un numero che racconta di interventi capillari sul territorio, spesso condotti in collaborazione con enti locali, terzo settore e servizi sociali. In contesti dove la dispersione scolastica si intreccia con povertà educativa, disagio familiare e, non di rado, con il rischio di devianza, ogni studente riportato in classe rappresenta molto più di una statistica. È il frutto di un lavoro quotidiano che coinvolge dirigenti scolastici, docenti e operatori sociali, un impegno che il decreto sulla valutazione dei dirigenti scolastici voluto dallo stesso Valditara punta a riconoscere e misurare anche in termini di contrasto all'abbandono.

Le politiche del Ministero e le sfide ancora aperte

Il Ministero dell'Istruzione e del Merito ha fatto della lotta alla dispersione uno dei propri cavalli di battaglia. Il progetto Agenda Sud, i piani di intervento nelle aree a rischio, il potenziamento del tempo pieno e le misure di personalizzazione dei percorsi formativi hanno contribuito a costruire una rete di contenimento che, almeno sul piano dei numeri complessivi, sta dando risultati.

Eppure sarebbe un errore cedere a facili entusiasmi. Il dato medio nazionale nasconde disparità profonde. Se nelle regioni del Centro-Nord la dispersione è ormai allineata ai migliori standard europei, in alcune aree del Mezzogiorno i tassi restano significativamente più alti. La differenza tra il dato complessivo (8,2%) e quello relativo ai soli studenti con cittadinanza italiana (6,7%) segnala inoltre che per gli alunni di origine straniera il percorso è ancora più accidentato, con barriere linguistiche e sociali che richiedono interventi specifici e prolungati.

C'è poi il tema della dispersione implicita, quel fenomeno per cui molti ragazzi completano formalmente il ciclo scolastico senza aver acquisito le competenze minime in lettura, matematica e scienze. Secondo le ultime rilevazioni INVALSI, questa quota resta preoccupante, soprattutto nel Sud. Un diploma conseguito senza le basi necessarie rischia di tradursi in un'uscita dal sistema formativo che è solo apparentemente meno grave dell'abbandono esplicito.

La questione resta aperta anche sul fronte dell'inclusione. Come dimostrano le difficoltà segnalate da molte famiglie di studenti con disabilità, trattenere gli studenti a scuola non basta: occorre garantire che la permanenza in aula si traduca in un'esperienza educativa reale e dignitosa per tutti.

I numeri annunciati da Valditara restano comunque un segnale forte. L'Italia ha dimostrato che un trend apparentemente strutturale può essere invertito. Ora la sfida è consolidare il risultato, evitare rimbalzi e lavorare sulla qualità, non solo sulla quantità, della permanenza a scuola. Il traguardo di Agenda 2030 è stato tagliato. Ma la corsa, quella vera, è ancora lunga.

Pubblicato il: 10 aprile 2026 alle ore 15:36

Domande frequenti

Come ha fatto l'Italia a raggiungere il minimo storico della dispersione scolastica?

L'Italia ha raggiunto il minimo storico grazie a investimenti mirati, programmi di tutoraggio individualizzato, rafforzamento dell'orientamento scolastico e interventi specifici nelle aree a rischio, sostenuti anche dai fondi del PNRR.

Qual è la differenza tra dispersione scolastica esplicita e implicita?

La dispersione esplicita riguarda gli studenti che abbandonano la scuola prima di completare il ciclo di studi, mentre quella implicita si riferisce a chi termina il percorso scolastico senza aver acquisito le competenze minime richieste.

Come si posiziona l'Italia rispetto agli altri Paesi europei sulla dispersione scolastica?

Nel 2024 l'Italia ha superato la Germania, registrando un tasso di dispersione dell'8,2% contro il 12,9% tedesco, migliorando la propria posizione nel quadro europeo e invertendo una tendenza che durava da decenni.

Quali sono le principali criticità ancora aperte nonostante il calo della dispersione?

Persistono forti divari territoriali, in particolare tra Nord e Sud, e difficoltà per studenti stranieri e con disabilità; inoltre, rimane elevata la percentuale di ragazzi che, pur terminando la scuola, non raggiungono competenze adeguate.

Quali interventi hanno permesso di recuperare 8.000 studenti in Campania?

Il recupero è stato possibile grazie a interventi capillari condotti insieme a enti locali, terzo settore e servizi sociali, focalizzati su studenti a rischio di abbandono in contesti di disagio sociale ed economico.

Cosa significa aver superato l'obiettivo di Agenda 2030 con cinque anni di anticipo?

Significa che l'Italia ha ridotto il tasso di dispersione scolastica sotto la soglia del 9% fissata dall’Agenda 2030 delle Nazioni Unite già nel 2025, dimostrando un miglioramento significativo e anticipato rispetto alle previsioni internazionali.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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