La decisione di restare in Algeria, nel pieno del terrorismo che tra il 1991 e il 2002 uccise oltre 150.000 persone, non la prese un singolo monaco. La presero insieme, come comunità. Questa è la chiave della testimonianza dei 19 martiri d'Algeria, beatificati da papa Francesco l'8 dicembre 2018 a Orano: 13 religiosi e 6 religiose di 8 congregazioni diverse, rimasti accanto alla gente algerina fino alla morte.
Una scelta comunitaria nel decennio del terrore
Vescovi, monaci, suore: nomi diversi, una sola scelta. Quando il Gruppo Islamico Armato (GIA) minacciò di morte ogni straniero che non avesse lasciato l'Algeria, l'arcivescovo di Algeri chiese a ogni comunità religiosa di decidere liberamente. I 7 monaci trappisti di Tibhirine, i più noti, scelsero di restare. Furono rapiti il 27 marzo 1996 e ritrovati decapitati due mesi dopo. Il vescovo Pierre-Lucien Claverie fu ucciso il 1° agosto 1996.
Frère Christian de Chergé, priore di Tibhirine, aveva previsto la propria morte nel suo testamento spirituale: "Se mi capitasse di essere vittima del terrorismo, vorrei che la mia comunità, la mia chiesa, la mia famiglia ricordassero che la mia vita era donata a Dio e a questo paese." La decisione di restare, come documentato nella Causa di beatificazione dei 19 martiri d'Algeria, non fu individuale: fu "un gesto di comunione, di affidamento anche di ciò che non puoi controllare, come la paura."
Per chi studia la pedagogia, il punto è esattamente qui: il singolo non basta a sé stesso, diventa pienamente sé stesso solo nella dimensione comunitaria. Lo psichiatra Giovanni Stanghellini chiama questo "Noi primitivo" - una condizione che precede l'identità individuale e la rende possibile. Una tesi che vale per i monasteri di Algeria, ma anche per le sale professori delle scuole italiane.
Il decreto Valditara e i dirigenti valutati come individui
La scuola italiana affronta oggi una contraddizione visibile. Il DM n. 28 del 21 febbraio 2025 ha introdotto il primo sistema di valutazione dei dirigenti scolastici dopo 25 anni di vuoto normativo. Emanato dal ministro Valditara in attuazione dell'art. 13 del D.L. n. 71/2024 (convertito nella Legge n. 106/2024), prevede che a partire dall'anno scolastico 2024/2025 i presidi vengano valutati su obiettivi precisi, con conseguenze dirette sulla retribuzione di risultato.
Il decreto Valditara sulla valutazione dei dirigenti scolastici ha colmato un vuoto normativo di un quarto di secolo. Il nuovo sistema collega la valutazione alla retribuzione di risultato, con l'obiettivo dichiarato di promuovere qualità e responsabilità nelle scuole italiane. Strumenti legittimi, necessari dopo decenni di inerzia normativa.
Ma la domanda che la testimonianza dei martiri pone è diversa: cosa si misura, quando si valuta un dirigente come individuo? Gli indicatori personali catturano la qualità del clima scolastico, la coesione del corpo docente, la fiducia degli alunni? Un preside misurato solo su performance individuali ha meno incentivi a costruire quella dimensione comunitaria che - come mostra la vicenda di Tibhirine - è condizione di possibilità di qualsiasi azione educativa autentica.
Cosa cambia per prof e alunni
Nella pratica, la differenza tra un dirigente orientato alla performance personale e uno che pensa in termini di comunità si vede nell'aula. Il secondo costruisce un corpo docente coeso, gestisce i conflitti come questioni di convivenza, crea le condizioni perché anche il singolo insegnante non si senta solo di fronte alla classe. Paradossalmente, è questo tipo di leadership a produrre anche i risultati misurabili che il decreto intende premiare.
Il ritorno alla valutazione dei dirigenti scolastici dopo 25 anni apre un cantiere importante. La sfida per il sistema scolastico italiano è disegnare indicatori che non riducano la leadership a metriche individuali - o che almeno riconoscano questo come un limite strutturale del sistema attuale.
I martiri d'Algeria non hanno insegnato in una classe italiana. Ma la loro scelta - restare, non come individui ma come comunità - contiene una domanda difficile per chiunque gestisca una scuola oggi. Perché alcune cose diventano possibili solo quando qualcuno ha scelto di non stare da solo.
Domande frequenti
Chi erano i martiri di Tibhirine e cosa rappresenta la loro scelta?
I martiri di Tibhirine erano parte dei 19 martiri d'Algeria, religiosi e religiose di diverse congregazioni che scelsero di restare accanto alla popolazione algerina durante il terrorismo degli anni '90. La loro scelta, presa insieme come comunità e non come singoli, rappresenta un esempio di leadership comunitaria e di affidamento reciproco.
Cosa prevede il decreto Valditara per la valutazione dei dirigenti scolastici?
Il decreto Valditara (DM n. 28 del 2025) introduce un sistema di valutazione per i dirigenti scolastici basato su obiettivi precisi. La valutazione è collegata alla retribuzione di risultato e intende promuovere qualità e responsabilità nel sistema scolastico italiano.
Qual è la principale critica al sistema di valutazione individuale dei dirigenti scolastici?
L'articolo sottolinea che valutare i dirigenti solo come individui può ridurre gli incentivi a costruire una dimensione comunitaria all'interno della scuola. Questo approccio rischia di trascurare aspetti fondamentali come il clima scolastico, la coesione del corpo docente e la fiducia degli alunni.
Come può una leadership orientata alla comunità influenzare la scuola?
Una leadership che valorizza la dimensione comunitaria favorisce la coesione del corpo docente, gestisce meglio i conflitti e crea un ambiente in cui anche i singoli insegnanti si sentono sostenuti. Questo tipo di approccio può generare risultati misurabili migliori, che vanno oltre la semplice performance individuale.
Cosa dovrebbero considerare i sistemi di valutazione per riflettere meglio la realtà scolastica?
I sistemi di valutazione dovrebbero includere indicatori che valorizzino non solo le performance individuali, ma anche la capacità del dirigente di costruire comunità e coesione tra docenti e studenti. Riconoscere i limiti di una valutazione esclusivamente individuale è fondamentale per una leadership educativa autentica.