La preside di Ponticelli ha detto una cosa che i dati ministeriali non mostrano: le famiglie di Napoli Est che non rispondono al telefono, che non aprono la porta, che non sanno spiegare ai figli perché andare a scuola valga la pena. I numeri sulla dispersione scolastica dicono che la Campania sta migliorando. Il territorio dice un'altra cosa.
Il calo campano: da 19% a 9,7% in cinque anni
La Campania ha quasi dimezzato la dispersione scolastica esplicita in cinque anni. Dal 19% del 2020 al 9,7% del 2025, rilevato dall'ISTAT: la regione è entrata per la prima volta sotto la soglia del 10%, avvicinandosi alla media nazionale dell'8,2%. L'Italia ha centrato con cinque anni di anticipo l'obiettivo dell'Agenda 2030 sulla riduzione degli abbandoni scolastici precoci, che l'UE aveva fissato sotto la soglia del 9% entro il 2030. Su scala nazionale, il risultato viene descritto come un successo delle politiche scolastiche degli ultimi anni.
A Napoli il dato ha un numero preciso: 4.285 studenti recuperati nel solo anno scolastico 2024/2025, il totale provinciale più alto della Campania. Questi numeri misurano chi torna in classe dopo un abbandono o una frequenza irregolare. Non misurano chi ci è sempre stato, senza che la scuola sia riuscita ad arrivare alla sua famiglia.
L'altra dispersione, quella che i numeri non contano
Il Rapporto INVALSI 2025 segnala un andamento contrario rispetto al calo degli abbandoni: la dispersione implicita, cioè la quota di studenti che completano formalmente il ciclo senza raggiungere le competenze di base in italiano e matematica, tende a crescere. Sono ragazzi che vengono contati tra quelli sottratti alla dispersione esplicita, ma che portano a casa un diploma senza le competenze che dovrebbe certificare. Mantenere la motivazione degli studenti nelle ultime settimane di scuola richiede già sforzo in condizioni normali: in contesti ad alto svantaggio socioeconomico, quella motivazione spesso non è mai decollata.
Il peso di questo divario si accumula nel tempo. Secondo l'analisi ISTAT sulla povertà educativa presentata al Senato nell'ottobre 2025, in Campania solo il 58,5% delle persone tra i 25 e i 64 anni ha almeno un diploma di scuola superiore, contro il 66,7% della media nazionale: otto punti di divario che non si colmano con dieci anni di buone notizie. Il valore del diploma di scuola superiore per l'accesso al lavoro è un tema che in certe famiglie non è mai arrivato, perché il genitore stesso ne è privo.
Perché la scuola aperta non basta
La scuola si sente frustrata: ha progettato percorsi, ha accolto studenti, ha usato le risorse PNRR. Ma non ha raggiunto le famiglie che non rispondono a nessuna chiamata.
La risposta del Prefetto di Napoli, Michele Di Bari, è di aprire le scuole di Ponticelli, Barra e San Giovanni a Teduccio anche nel pomeriggio, con sport, musica e attività extracurricolari. Mario Rusconi, presidente dell'ANP Roma, sostiene questa linea: i plessi scolastici restano inutilizzati per tre quarti della giornata. Quando i genitori tolgono i figli da scuola per paura dell'edificio, a Napoli Est la distanza è di un altro tipo: non è la struttura che respinge le famiglie, è la diffidenza verso l'istruzione stessa.
La preside Pirone è favorevole alle aperture pomeridiane, ma a una condizione: 'Serve una cornice formalizzata, servono risorse, serve un progetto che duri nel tempo.' Le risorse PNRR che hanno finanziato le attività degli ultimi anni si stanno esaurendo. Senza continuità, aprire le porte nel pomeriggio rischia di diventare l'ennesimo intervento spot in un territorio che di interventi spot ne ha già visti, senza che nessuno abbia lasciato un segno duraturo.
La sfida vera a Ponticelli non è aprire la scuola di pomeriggio. È convincere genitori che non hanno mai creduto nel diploma che vale la pena credere nel diploma dei loro figli. Per farlo, bisogna bussare alle loro porte, non aspettare che ci bussino.
Domande frequenti
Cos'è la dispersione scolastica implicita e in che modo si differenzia da quella esplicita?
La dispersione scolastica implicita riguarda studenti che, pur completando formalmente il ciclo di studi, non raggiungono le competenze di base in italiano e matematica. Si differenzia dalla dispersione esplicita, che si riferisce agli abbandoni scolastici veri e propri.
Quali risultati ha raggiunto la Campania nella lotta contro la dispersione scolastica?
La Campania ha quasi dimezzato la dispersione scolastica esplicita in cinque anni, passando dal 19% del 2020 al 9,7% del 2025, avvicinandosi così alla media nazionale e superando l'obiettivo dell'Agenda 2030 con cinque anni di anticipo.
Quali sono le principali difficoltà incontrate dalle scuole di Napoli Est nel contrastare la dispersione?
Le scuole di Napoli Est faticano a coinvolgere le famiglie che non rispondono alle chiamate e non partecipano alla vita scolastica, rendendo difficile motivare gli studenti e trasmettere l'importanza dell'istruzione.
Che ruolo hanno le attività pomeridiane e le risorse PNRR nel contrasto alla dispersione?
Le attività pomeridiane, come sport e musica, sono considerate utili per tenere i ragazzi a scuola e coinvolgere la comunità. Tuttavia, senza un progetto continuo e risorse stabili, queste iniziative rischiano di essere solo interventi temporanei.
Quanto incide la povertà educativa sul futuro dei giovani in Campania?
La povertà educativa in Campania è elevata: solo il 58,5% delle persone tra i 25 e i 64 anni ha almeno un diploma, a fronte del 66,7% della media nazionale. Questo divario limita le opportunità lavorative e rende difficile trasmettere il valore dell'istruzione alle nuove generazioni.