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VQR 2020-2024: quasi la metà degli atenei a rischio fondi premiali
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VQR 2020-2024: quasi la metà degli atenei a rischio fondi premiali

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La VQR 2020-2024 di ANVUR rivela che 28 atenei su 61 hanno peggiorato l IRAS: dal 2026 il 60% dei fondi premiali del FFO cambia. Chi rischia di perdere.

Ventotto università statali su sessantuno hanno visto peggiorare il proprio indicatore IRAS nell'ultima valutazione della ricerca nazionale: quasi il 45% degli atenei pubblici rischia di ricevere meno fondi dalla quota premiale del FFO 2026. Il dato emerge dal confronto tra i risultati della VQR 2020-2024, presentati da ANVUR il 16 aprile, e la valutazione del quinquennio precedente (2015-2019).

Cosa misura l IRAS e perche conta dal 2026

La VQR condotta da ANVUR ha coinvolto nell'ultima edizione circa 200.000 prodotti scientifici di 75.869 ricercatori in 100 atenei. L'indicatore R misura la qualità media della produzione rispetto alla media nazionale: un valore pari a 1 significa essere in linea con la media, sopra 1 indica qualità superiore. L indicatore IRAS combina qualità e volume di produzione. I risultati aggregati VQR 2020-2024 su ANVUR permettono per la prima volta il confronto diretto con la VQR 2015-2019.

Dal FFO 2026, per la prima volta, il 60% della quota premiale sarà calcolato sui nuovi risultati IRAS, non più su quelli della valutazione 2015-2019. La prima ripartizione FFO 2025 del MUR aveva portato la quota premiale a 2,5 miliardi di euro, il livello più alto mai registrato: circa 1,5 miliardi vengono distribuiti con formule che includono l'IRAS. Per gli atenei che hanno perso terreno, la traduzione è diretta: meno IRAS, meno fondi.

Il paradosso di Sapienza e Firenze

Tra i 28 atenei con IRAS peggiorato ci sono università di tutte le dimensioni, ma l'elenco include nomi di primo piano: Roma Sapienza, Napoli Federico II, Padova, Firenze e Pisa. Il gruppo copre una parte significativa del sistema universitario statale per numero di docenti e studenti. Per Sapienza e Firenze il risultato è paradossale: il loro indicatore qualitativo puro (R) è migliorato rispetto alla VQR precedente, ma l'IRAS scende lo stesso.

La ragione è tecnica ma concreta: l'IRAS tiene conto anche dei prodotti attesi, cioè del numero di docenti e ricercatori dell'ateneo. Chi ha avuto una riduzione di organico tra il 2019 e il 2024 vede ridursi il peso quantitativo, e l'IRAS cala anche se la qualità media della ricerca è migliorata. Padova, che guida la classifica degli atenei statali per qualità pura con un R di 1,065, registra comunque un IRAS inferiore alla VQR precedente.

Dall'altra parte, alcune università medie hanno migliorato significativamente il proprio IRAS. Bergamo ha segnato una crescita del 32,5% nell'indicatore, il Politecnico di Bari e Ca' Foscari mostrano dinamiche simili. Tra i piccoli atenei, Catanzaro, Tuscia e Macerata sono tra i più in crescita in entrambi gli indicatori.

Un rischio reale, ma con due attenuanti

Due fattori potrebbero ridurre l'impatto sugli atenei in difficoltà. Il primo è l'andamento del FFO 2026, atteso in crescita rispetto al 2025: se la quota premiale aumenta, una parte della perdita per chi ha peggiorato l' IRAS potrebbe essere compensata. Il secondo sono i criteri del MUR per il FFO 2026, ancora non annunciati: finora il Ministero non ha comunicato come intende modulare i parametri di distribuzione.

Se i criteri restassero identici al 2025, nell'equazione entrerebbero anche l'IRAS3 (dottorati di ricerca) e l'IRAS4 (terza missione): su questi indicatori alcuni degli atenei in difficolta sull'IRAS classico hanno ottenuto risultati migliori. Roma Sapienza e Napoli Federico II, ad esempio, hanno migliorato il posizionamento sulla terza missione, voce che potrebbe valere risorse aggiuntive nella distribuzione del fondo.

Il report completo per aree disciplinari arriverà il 28 maggio 2026. Solo allora sarà possibile valutare con precisione chi guadagna e chi perde. Per ora, i numeri aggregati della VQR 2020-2024 segnalano che il sistema universitario italiano regge sulla qualità della ricerca, ma che quasi meta degli atenei dovrà confrontarsi con una redistribuzione dei fondi premiali meno favorevole del previsto.

Domande frequenti

Cosa misura l'indicatore IRAS e perché è importante per le università?

L'indicatore IRAS combina la qualità e il volume della produzione scientifica di un ateneo. Dal 2026, il suo valore inciderà per il 60% sulla quota premiale del Fondo di Finanziamento Ordinario (FFO), influenzando direttamente i fondi ricevuti dagli atenei.

Qual è la principale differenza tra l'indicatore R e l'indicatore IRAS?

L'indicatore R misura la qualità media della produzione scientifica rispetto alla media nazionale, mentre l'IRAS tiene conto sia della qualità sia del volume della produzione, considerando anche il numero di docenti e ricercatori.

Perché alcuni atenei, come Sapienza e Firenze, hanno visto peggiorare l'IRAS nonostante un miglioramento qualitativo?

Il peggioramento dell'IRAS dipende anche dalla riduzione dell'organico: se il numero di docenti e ricercatori diminuisce, il valore quantitativo cala, penalizzando l'IRAS anche in presenza di una qualità media della ricerca migliorata.

Quali sono le possibili attenuanti che potrebbero ridurre l'impatto della perdita di IRAS sugli atenei?

Due fattori potrebbero attenuare l'impatto: un aumento della quota premiale del FFO 2026 e la possibile modifica dei criteri di distribuzione da parte del MUR, che potrebbe valorizzare altri indicatori come IRAS3 e IRAS4.

Quando saranno disponibili dati più dettagliati per valutare l'impatto della VQR 2020-2024?

Il report completo per aree disciplinari sarà pubblicato il 28 maggio 2026, permettendo una valutazione più precisa dei guadagni e delle perdite per ciascun ateneo.

Quali università hanno registrato i maggiori miglioramenti nell'indicatore IRAS?

Università come Bergamo, il Politecnico di Bari e Ca' Foscari hanno mostrato significativi miglioramenti nell'IRAS; tra i piccoli atenei, Catanzaro, Tuscia e Macerata sono tra quelli con la crescita più marcata.

Pubblicato il: 6 maggio 2026 alle ore 13:40

Michele Monaco

Articolo creato da

Michele Monaco

Redattore Michele Monaco è imprenditore, ricercatore e docente universitario con oltre vent'anni di esperienza nell'innovazione digitale, nella formazione e nella consulenza strategica. Laureato in Scienze Politiche e Internazionali, è CEO di Adventus Consulting Jdoo (Umag, Croazia dove risiede stabilmente) e Presidente Nazionale di ENBAS, ente bilaterale attivo nella formazione professionale e nelle politiche attive per il lavoro. In qualità di Coordinatore Nazionale dei Progetti di Ricerca presso ERSAF, guida iniziative che coniugano intelligenza artificiale e formazione, tra cui FindYourGoal.it, piattaforma di orientamento scuola-lavoro basata sul modello LifeComp, Avatar4University.Org, sistema AI per la creazione di corsi universitari con avatar docente, KeepYouCare.it, piattaforma di telemedicina, telesoccorso e telerefertazione. È inoltre Delegato della Regione Calabria presso il Ministero degli Esteri per la Cooperazione Internazionale ed è membro del tavolo delle regioni, dove coordina un progetto per la creazione di un Hub Formativo in Tunisia. Docente a contratto di Diritto dell'Economia e Diritto Internazionale presso la SSML di Lamezia Terme e presso l'Università Telematica eCampus, è autore di pubblicazioni in ambito pedagogico sulle competenze caratteriali e il framework LifeComp. Ha tenuto interventi al Senato della Repubblica, alla Camera dei Deputati, in Regione Lombardia e a Buenos Aires su temi che spaziano dalla pedagogia speciale, alla telemedicina ed alla cooperazione internazionale. Innovation Manager certificato MISE, unisce visione strategica e competenza tecnologica con una vocazione per il dialogo istituzionale e la ricerca applicata.

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