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Siccità e migrazioni in Somalia: lo studio del Politecnico di Milano svela un legame devastante
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Siccità e migrazioni in Somalia: lo studio del Politecnico di Milano svela un legame devastante

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Una ricerca guidata da Maria Cristina Rulli analizza 40.000 casi di migrazione ambientale: fino al 91% degli spostamenti forzati origina in aree colpite da scarsità idrica

Il peso della siccità sulle migrazioni somale

Non è la guerra, non è solo la povertà. In Somalia, il primo motore delle migrazioni ha un nome preciso: la siccità. Stando a quanto emerge da uno studio del Politecnico di Milano, oltre tre quarti degli spostamenti interni della popolazione somala sono direttamente riconducibili alla mancanza d'acqua e al collasso delle risorse idriche. Un dato che ridisegna le priorità di chi si occupa di politiche migratorie e cooperazione internazionale.

La ricerca, guidata dalla professoressa Maria Cristina Rulli, docente di Idrologia al Politecnico, rappresenta uno dei tentativi più ambiziosi di quantificare il nesso tra migrazione ambientale e crisi climatica nel Corno d'Africa. E i risultati lasciano poco spazio all'interpretazione.

40.000 casi sotto la lente: i numeri dello studio

Il cuore dell'analisi è un dataset monumentale: circa 40.000 casi documentati di migrazione ambientale in territorio somalo. Un campione che per dimensioni e rigore metodologico non ha molti precedenti nella letteratura scientifica sul tema.

Le conclusioni sono nette. Una percentuale compresa tra il 76% e il 91% delle migrazioni analizzate ha origine in aree caratterizzate da siccità prolungata e grave scarsità idrica. Non si tratta, dunque, di una correlazione vaga o di un'ipotesi suggestiva: i numeri indicano un rapporto di causa-effetto robusto, confermato dall'incrocio tra dati climatici e flussi migratori.

La metodologia

Il gruppo di ricerca ha combinato rilevazioni satellitari sullo stress idrico del suolo con i registri degli spostamenti interni raccolti da agenzie umanitarie e organizzazioni internazionali attive sul campo. L'approccio multidisciplinare — che integra idrologia, remote sensing e scienze sociali — ha permesso di isolare il fattore siccità rispetto ad altre variabili, come i conflitti armati o l'instabilità politica, che pure affliggono la regione.

Sicurezza alimentare a rischio per 19 milioni di persone

La Somalia conta oggi una popolazione che supera i 19 milioni di abitanti, in larga parte dipendente da un'economia agropastorale estremamente vulnerabile alle oscillazioni climatiche. Quando le piogge mancano — e negli ultimi anni le stagioni secche si sono fatte più lunghe e frequenti — il contraccolpo sulla sicurezza alimentare è immediato.

I pascoli si inaridiscono, il bestiame muore, i raccolti vanno persi. Per milioni di famiglie, la migrazione non è una scelta: è l'unica risposta possibile alla fame. Come sottolineato dagli autori dello studio, la siccità agisce come un detonatore che innesca una catena di vulnerabilità: dalla perdita dei mezzi di sussistenza alla malnutrizione, fino allo spostamento forzato verso centri urbani già sovraffollati o verso i confini nazionali.

Questo circolo vizioso mina non soltanto la stabilità interna della Somalia, ma si ripercuote sull'intera regione del Corno d'Africa, con implicazioni che arrivano fino alle coste europee del Mediterraneo.

Il ruolo della ricerca universitaria italiana

Lo studio conferma il Politecnico di Milano come uno dei poli più attivi a livello internazionale nella ricerca sul nexus acqua-cibo-migrazioni. Il lavoro di Maria Cristina Rulli e del suo gruppo si inserisce in un filone che negli ultimi anni ha prodotto contributi significativi, riconosciuti dalla comunità scientifica globale.

È un segnale importante per la ricerca universitaria italiana, spesso penalizzata da finanziamenti insufficienti ma capace di competere — e primeggiare — su temi di frontiera. In un panorama accademico dove la tendenza è quella di inseguire le innovazioni tecnologiche più mediaticamente attraenti, dalla computazione quantistica alle missioni spaziali, studi come questo ricordano che alcune delle sfide più urgenti per l'umanità restano legate a risorse elementari: l'acqua, il cibo, la terra.

Il Politecnico, peraltro, non è nuovo a ricerche di impatto internazionale che coniugano ingegneria e scienze ambientali, confermandosi un ateneo in grado di produrre conoscenza utile ben oltre i confini del laboratorio.

Cambiamento climatico e migrazioni forzate: una spirale difficile da spezzare

La questione, naturalmente, non riguarda solo la Somalia. I dati dello studio milanese si inseriscono in un quadro globale sempre più allarmante: secondo le stime dell'UNHCR e della Banca Mondiale, entro il 2050 il cambiamento climatico potrebbe generare fino a 216 milioni di migranti climatici nelle regioni più vulnerabili del pianeta, dall'Africa subsahariana al Sud-est asiatico.

Ma è nel Corno d'Africa che la crisi assume i contorni più drammatici. La Somalia, insieme a Etiopia, Kenya e Gibuti, ha attraversato tra il 2020 e il 2023 una delle peggiori siccità degli ultimi quarant'anni: cinque stagioni delle piogge consecutive al di sotto della media. Le conseguenze — carestie, epidemie, esodi di massa — sono ancora visibili.

Quantificare con precisione il legame tra scarsità idrica e spostamenti forzati, come ha fatto il team di Rulli, non è un esercizio accademico fine a sé stesso. Significa fornire ai decisori politici e alle organizzazioni umanitarie uno strumento per anticipare le crisi, allocare le risorse in modo mirato, progettare interventi di adattamento che possano — almeno in parte — ridurre la pressione migratoria.

Resta da capire se e quanto questi dati riusciranno a incidere sulle agende politiche. Le evidenze scientifiche ci sono, solide e difficili da ignorare. La risposta, come spesso accade, dipenderà dalla volontà di chi governa.

Pubblicato il: 11 marzo 2026 alle ore 11:22

Domande frequenti

Qual è il principale fattore che spinge le migrazioni interne in Somalia secondo lo studio del Politecnico di Milano?

Lo studio evidenzia che la siccità è il principale motore delle migrazioni interne in Somalia, più della guerra o della sola povertà. Oltre tre quarti degli spostamenti sono direttamente riconducibili alla mancanza d'acqua e al collasso delle risorse idriche.

Quali metodologie sono state utilizzate dal Politecnico di Milano per analizzare il legame tra siccità e migrazioni in Somalia?

Il gruppo di ricerca ha integrato rilevazioni satellitari sullo stress idrico del suolo con i dati sugli spostamenti interni raccolti da agenzie umanitarie e organizzazioni internazionali. Questo approccio multidisciplinare ha permesso di isolare l'impatto della siccità rispetto ad altre variabili come i conflitti armati.

Quali sono le conseguenze della siccità sulla sicurezza alimentare della popolazione somala?

La siccità compromette gravemente la sicurezza alimentare di circa 19 milioni di persone, causando la perdita di raccolti e bestiame. Questa situazione spinge molte famiglie a migrare forzatamente per sfuggire alla fame e alla malnutrizione.

Che impatto ha avuto la ricerca universitaria italiana sullo studio delle migrazioni climatiche?

La ricerca del Politecnico di Milano si distingue a livello internazionale per la qualità e l’innovazione nell'analisi del nesso acqua-cibo-migrazioni. Il lavoro della professoressa Rulli e del suo team viene riconosciuto dalla comunità scientifica globale come un contributo fondamentale al settore.

In che modo i risultati di questo studio possono influenzare le politiche migratorie e umanitarie?

Quantificare il legame tra scarsità idrica e migrazioni fornisce a politici e organizzazioni umanitarie dati utili per anticipare le crisi e progettare interventi mirati. Queste informazioni possono aiutare a pianificare strategie di adattamento per ridurre la pressione migratoria.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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