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GEMMIFER: scoperto il gene interruttore della riproduzione asessuata
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GEMMIFER: scoperto il gene interruttore della riproduzione asessuata

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Hiroshima University ha identificato GEMMIFER, il gene che avvia la clonazione nelle piante. Cosa significa per l'agricoltura del futuro.

Un singolo gene basta a trasformare una cellula vegetale in una struttura capace di clonare l'intera pianta. È la scoperta del team guidato da Yuki Hirakawa dell'Università di Hiroshima, che ha identificato GEMMIFER, il primo interruttore genetico documentato della riproduzione asessuata nelle piante. Lo studio, pubblicato su Current Biology, 4 maggio 2026, apre nuove prospettive per l'agricoltura.

Cos'è GEMMIFER e come funziona

La scoperta è avvenuta grazie a Marchantia polymorpha, un'epatica affine ai muschi diffusa nell'emisfero nord. Questa pianta produce strutture chiamate gemme, piccole propagule da cui nasce una nuova pianta geneticamente identica alla madre. A differenza di Arabidopsis thaliana, il modello vegetale più usato in laboratorio, Marchantia può riprodursi in modo asessuato spontaneamente, rendendola ideale per studiare questo meccanismo.

Tramite CRISPR-Cas9 e microRNA artificiali, il team ha silenziato GEMMIFER: la pianta ha smesso completamente di produrre gemme. Riattivando poi il gene con desametasone, sono comparse cellule staminali che si sono sviluppate fino a gemme mature. Un solo gene, acceso o spento, determina se la pianta si clona o no.

Il gene appartiene alla famiglia AP2/ERF, un gruppo di geni regolatori diffusissimo in tutto il regno vegetale. Agisce attivando GCAM1, già noto per il suo ruolo nella formazione delle gemme: i due geni lavorano in sequenza, con il primo che accende il secondo e innesca la riproduzione asessuata. Questo asse molecolare rappresenta le prime tappe di un percorso che porta una cellula ordinaria a diventare una staminale clonale.

Il punto cieco della biologia vegetale

Arabidopsis thaliana è da decenni il modello di riferimento della botanica: piccola, a ciclo breve, geneticamente maneggevole e facile da manipolare in laboratorio. Il suo limite principale è che non sa riprodursi in modo asessuato. Questo ha creato quello che i ricercatori di Hiroshima definiscono un punto cieco scientifico: i migliori strumenti di biologia molecolare non potevano essere applicati a un meccanismo molto diffuso in natura.

La riproduzione asessuata esiste in migliaia di specie, dalle piante selvatiche alle colture agricole, ma il meccanismo genetico alla base era rimasto ignoto proprio perché il modello di laboratorio standard non la manifesta. Spostare l'attenzione su Marchantia, un organismo di studio emergente, ha permesso di accedere a questo meccanismo con gli strumenti della genetica molecolare.

Allo studio hanno contribuito ricercatori di più istituzioni: Go Takahashi e Masaki Shimamura di Hiroshima University, Tomohiro Kiyosue e Saori Yamaya di Gakushuin University, Kimitsune Ishizaki di Kobe University. Per l'Università di Cambridge hanno partecipato Facundo Romani, Ignacy Bonter e Jim Haseloff, lo stesso laboratorio attivo anche nella genetica comparata tra specie diverse, come negli studi sul legame genetico tra obesità nei cani e negli esseri umani.

Le prospettive per l'agricoltura

La famiglia genica AP2/ERF a cui appartiene questo gene interruttore è diffusa in tutto il regno vegetale, ma se i geni analoghi nelle piante da coltivazione svolgano la stessa funzione è ancora da verificare. Hirakawa ha già indicato questo come il passo successivo della ricerca: identificare gli omologhi in cereali, legumi e ortaggi e testare se la stessa logica molecolare si replichi in contesti agronomici.

Se gli omologhi di questo gene funzionassero nelle piante da coltivazione, si aprirebbe la possibilità di attivare o disattivare la riproduzione asessuata in modo controllato. Questo permetterebbe di moltiplicare rapidamente e in modo uniforme piante con caratteristiche agronomiche desiderabili, come alta resa, resistenza alla siccità o ai patogeni, senza passare per il seme e la variabilità genetica che ne deriva. La prospettiva è ancora teorica, ma il meccanismo di base è ora identificato.

La distanza tra laboratorio e campo agricolo rimane ancora lunga. Ma identificare GEMMIFER ha dato un nome preciso all'interruttore che regola uno dei meccanismi più diffusi e meno capiti del mondo vegetale: capire come accenderlo o spegnerlo è il punto di partenza per qualsiasi applicazione futura.

Domande frequenti

Che cos'è il gene GEMMIFER e quale ruolo svolge nella riproduzione asessuata delle piante?

GEMMIFER è un gene identificato come interruttore genetico della riproduzione asessuata nelle piante. La sua attivazione o disattivazione determina se una pianta può produrre gemme e quindi clonarsi in modo asessuato.

In che modo i ricercatori hanno scoperto la funzione di GEMMIFER?

Utilizzando Marchantia polymorpha e tecniche di ingegneria genetica come CRISPR-Cas9 e microRNA artificiali, i ricercatori hanno silenziato e poi riattivato GEMMIFER, osservando la scomparsa e successiva ricomparsa delle gemme. Questo ha dimostrato che un solo gene controlla la capacità della pianta di riprodursi asessuatamente.

Perché la scoperta di GEMMIFER rappresenta un punto di svolta nella biologia vegetale?

Fino ad oggi, il modello vegetale standard, Arabidopsis thaliana, non era adatto a studiare la riproduzione asessuata, creando un vuoto di conoscenza. L'identificazione di GEMMIFER in Marchantia permette finalmente di comprendere il controllo genetico di questo meccanismo molto diffuso ma poco conosciuto.

Quali potrebbero essere le applicazioni pratiche di questa scoperta in agricoltura?

Se geni analoghi a GEMMIFER saranno identificati e funzioneranno anche nelle piante coltivate, sarà possibile controllare la riproduzione asessuata per moltiplicare rapidamente piante con caratteristiche agronomiche desiderate. Questo potrebbe portare a coltivazioni più uniformi e resistenti, senza la variabilità genetica tipica della riproduzione sessuata.

La funzione di GEMMIFER è stata già verificata nelle principali piante coltivate?

No, per ora la funzione di GEMMIFER è stata dimostrata solo in Marchantia polymorpha. I ricercatori intendono ora identificare e testare i geni omologhi in cereali, legumi e ortaggi per verificare se la stessa logica molecolare si applica anche in questi contesti agronomici.

Pubblicato il: 5 maggio 2026 alle ore 08:54

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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