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Dalla Scuola Sant'Anna di Pisa il software che insegna alle auto autonome a leggere la strada
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Dalla Scuola Sant'Anna di Pisa il software che insegna alle auto autonome a leggere la strada

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Il sistema, basato su algoritmi di intelligenza artificiale capaci di evolvere nel tempo, è già installato su un veicolo sperimentale dotato di sei telecamere e tre sensori laser. In cantiere un circuito stradale dedicato, in collaborazione con il Comune di Pisa.

Un cervello digitale made in Italy

Mentre i colossi della Silicon Valley si contendono il primato nella corsa ai veicoli a guida autonoma, dall'Italia arriva una risposta che ha il sapore della sfida concreta. La Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa, uno degli atenei d'eccellenza del sistema universitario italiano, ha messo a punto un software in grado di aiutare le automobili autonome a interpretare l'ambiente circostante, reagire agli imprevisti e, soprattutto, migliorare le proprie prestazioni con il passare del tempo.

Non si tratta di un semplice prototipo da laboratorio. Il sistema è già stato installato su un veicolo sperimentale e i primi test hanno dato risultati che i ricercatori definiscono incoraggianti. L'obiettivo dichiarato è rendere le strade più sicure, riducendo il margine di errore che ancora oggi rappresenta il tallone d'Achille della guida autonoma.

Come funziona il software

Il cuore del progetto è un'architettura software che integra algoritmi di intelligenza artificiale avanzati, progettati per elaborare in tempo reale l'enorme mole di dati raccolti dai sensori del veicolo. La particolarità, stando a quanto emerge dal gruppo di ricerca pisano, sta nella capacità del sistema di evolvere e imparare nel tempo: ogni chilometro percorso, ogni scenario incontrato, ogni condizione meteorologica affrontata contribuiscono ad affinare i modelli predittivi del software.

È un approccio che supera la logica della programmazione statica. Il software non si limita a eseguire istruzioni predefinite, ma costruisce progressivamente una rappresentazione sempre più accurata del mondo esterno. Un semaforo parzialmente coperto dalla vegetazione, un pedone che attraversa fuori dalle strisce, un cantiere stradale improvvisato: sono tutte situazioni che il sistema impara a riconoscere e gestire con crescente precisione.

Questo tipo di ricerca, va detto, si inserisce in un filone più ampio che vede gli atenei italiani impegnati su frontiere tecnologiche di primo piano. Basti pensare ai progressi della ricerca sull'energia da fusione con l'inaugurazione del supercomputer Cresco8, a conferma di come il sistema della ricerca pubblica italiana sia tutt'altro che marginale nei settori più avanzati.

Il veicolo sperimentale: sensori e telecamere

La piattaforma su cui il software è stato testato non è un'automobile qualsiasi. Il veicolo sperimentale sviluppato alla Sant'Anna è equipaggiato con 6 telecamere e 3 sensori laser (tecnologia LiDAR), un apparato sensoriale che consente una copertura a 360 gradi dell'ambiente circostante.

Le telecamere catturano immagini ad alta risoluzione, fondamentali per il riconoscimento di segnaletica stradale, ostacoli e altri utenti della strada. I sensori laser, dal canto loro, costruiscono una mappa tridimensionale dello spazio, misurando con estrema precisione le distanze tra il veicolo e gli oggetti presenti nel campo visivo. La fusione di questi due flussi di dati, come sottolineato dai ricercatori, è ciò che permette al software di prendere decisioni affidabili anche in condizioni critiche, dalla scarsa illuminazione alla pioggia battente.

Un aspetto rilevante è la scelta di un'architettura hardware relativamente contenuta rispetto a quella adottata da aziende come Waymo o Cruise, che montano decine di sensori per veicolo. La filosofia del team pisano sembra orientata verso l'efficienza: ottenere il massimo dell'affidabilità con un numero ragionevole di dispositivi, in modo da rendere la tecnologia più facilmente scalabile e, in prospettiva, economicamente sostenibile.

Un circuito stradale nel cuore di Pisa

Le prove su strada in ambiente controllato sono il prossimo passo. La Scuola Superiore Sant'Anna sta realizzando, in collaborazione con il Comune di Pisa, un circuito stradale sperimentale dedicato ai test dei veicoli autonomi. Si tratta di un'infrastruttura che riprodurrà le condizioni tipiche della viabilità urbana, dalle rotatorie agli attraversamenti pedonali, dalle intersezioni semaforizzate ai tratti a velocità ridotta.

L'iniziativa è significativa anche sul piano istituzionale. La collaborazione tra un ente di ricerca e un'amministrazione comunale per la creazione di un'area di sperimentazione della guida autonoma rappresenta un modello che potrebbe fare scuola in Italia, dove il quadro normativo sulla circolazione dei veicoli autonomi è ancora in via di definizione. Il Codice della Strada, del resto, prevede già la possibilità di autorizzare sperimentazioni su strade pubbliche, ma la disponibilità di circuiti dedicati semplifica enormemente le fasi di test iniziali.

Pisa, città già nota per il suo ecosistema di ricerca e innovazione, rafforza così il proprio ruolo di polo tecnologico. Non è un caso che la Scuola Sant'Anna compaia regolarmente nelle classifiche internazionali tra le istituzioni più performanti nel trasferimento tecnologico.

La ricerca italiana che guarda avanti

Il progetto pisano si colloca in un momento cruciale per il settore della guida autonoma a livello globale. Le grandi aziende tech stanno investendo miliardi, ma i problemi irrisolti restano numerosi: la gestione degli scenari imprevisti, la sicurezza informatica, l'interazione con i veicoli tradizionali. In questo contesto, il contributo della ricerca universitaria è tutt'altro che accessorio, perché spesso è negli atenei che nascono le soluzioni algoritmiche poi adottate dall'industria.

La questione della sicurezza, in particolare, è centrale. Secondo i dati dell'Organizzazione Mondiale della Sanità, gli incidenti stradali causano oltre un milione di morti l'anno a livello globale, e la stragrande maggioranza è dovuta a errore umano. Un software capace di interpretare correttamente l'ambiente e di migliorarsi con l'esperienza potrebbe contribuire a ridurre drasticamente queste cifre, a patto che la tecnologia venga sviluppata con rigore scientifico e testata in modo adeguato.

È esattamente la direzione intrapresa dalla Sant'Anna. E il fatto che un progetto di questa portata nasca in un'università pubblica italiana, con fondi di ricerca e collaborazioni istituzionali, dimostra che l'eccellenza scientifica del Paese non si esaurisce nella ricerca di base, ma sa guardare alle applicazioni concrete. Una lezione che, forse, andrebbe ricordata più spesso nel dibattito pubblico sui finanziamenti alla ricerca.

Pubblicato il: 10 aprile 2026 alle ore 13:45

Domande frequenti

Quali sono le principali caratteristiche del software sviluppato dalla Scuola Sant'Anna di Pisa per le auto autonome?

Il software integra algoritmi di intelligenza artificiale avanzati in grado di elaborare in tempo reale i dati raccolti dai sensori del veicolo e di imparare progressivamente dall’esperienza, migliorando così la propria capacità di interpretare l’ambiente e reagire agli imprevisti.

Che tipo di sensori e telecamere sono utilizzati nel veicolo sperimentale?

Il veicolo sperimentale è dotato di 6 telecamere ad alta risoluzione e 3 sensori laser LiDAR, che insieme garantiscono una copertura a 360 gradi e permettono il riconoscimento accurato di ostacoli, segnaletica e altri utenti della strada.

In che modo il software della Sant'Anna si differenzia da quelli sviluppati dai grandi colossi della Silicon Valley?

Il software pisano punta su efficienza ed evoluzione continua, utilizzando un numero relativamente contenuto di sensori rispetto ai concorrenti, per garantire affidabilità e scalabilità economica senza sacrificare la qualità delle prestazioni.

Dove vengono effettuati i test su strada del veicolo autonomo e perché questa scelta è significativa?

I test vengono effettuati su un circuito stradale sperimentale realizzato nel cuore di Pisa, in collaborazione con il Comune. Questa soluzione facilita le prove iniziali, offre un ambiente controllato e rappresenta un modello di collaborazione tra ricerca e istituzioni pubbliche.

Qual è il potenziale impatto di questa tecnologia sulla sicurezza stradale?

Il software mira a ridurre drasticamente il margine di errore umano, causa principale degli incidenti stradali, contribuendo così ad aumentare la sicurezza sulle strade a livello globale, purché testato e sviluppato con rigore scientifico.

Che ruolo ha la ricerca universitaria italiana nello sviluppo della guida autonoma?

La ricerca universitaria italiana, come quella della Sant'Anna, contribuisce in modo fondamentale allo sviluppo di soluzioni tecnologiche avanzate e applicabili, dimostrando l'importanza degli atenei non solo nella ricerca di base, ma anche nell’innovazione concreta.

Savino Grimaldi

Articolo creato da

Savino Grimaldi

Giornalista Pubblicista Savino Grimaldi è un giornalista laureando in Economia e Commercio, con una solida esperienza maturata nel settore della formazione. Da anni lavora con competenza nell’ambito della formazione professionale, distinguendosi per una conoscenza approfondita delle politiche attive del lavoro e delle dinamiche che legano istruzione, occupazione e sviluppo delle competenze. Alla preparazione economica e professionale affianca una grande passione per la lettura e per il giornalismo, che ne arricchiscono il profilo umano e culturale. Spazia con disinvoltura tra diverse tematiche, offrendo sempre il proprio punto di vista con equilibrio, sensibilità e spirito critico.

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