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Occhiali smart a noleggio per copiare agli esami: il fenomeno che dalla Cina preoccupa le scuole di tutto il mondo
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Occhiali smart a noleggio per copiare agli esami: il fenomeno che dalla Cina preoccupa le scuole di tutto il mondo

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Tra 6 e 12 dollari al giorno per affittare dispositivi con intelligenza artificiale integrata. Un operatore ha servito oltre mille clienti in pochi mesi. E il sistema scolastico si scopre impreparato.

Il business del noleggio: occhiali smart per copiare

Non servono più bigliettini nascosti nel palmo della mano, formule scritte in microscopico sulla calcolatrice o lo smartphone infilato sotto il banco. Per copiare agli esami, nel 2026, basta indossare un paio di occhiali dall'aspetto del tutto ordinario. In Cina il fenomeno ha assunto proporzioni che vanno ben oltre l'aneddotica: gli studenti affittano occhiali smart, modelli come i Ray-Ban Meta o i Rokid, pagando tra i 6 e i 12 dollari al giorno. Un costo irrisorio, se paragonato alla posta in gioco di un esame universitario o di un concorso.

La cosa più sorprendente, forse, è la scala industriale del fenomeno. Stando a quanto emerge dalle cronache cinesi, un singolo operatore ha dichiarato di aver noleggiato i propri dispositivi a oltre mille persone nell'arco di pochi mesi. Non si tratta di un caso isolato, di un ragazzino intraprendente: è un vero e proprio mercato parallelo, con domanda costante e offerta strutturata.

Come funziona il sistema: AI in tempo reale durante l'esame

Il meccanismo è tanto semplice quanto efficace. Gli occhiali intelligenti di ultima generazione sono dotati di fotocamera integrata, microfono e connessione a modelli di intelligenza artificiale. Lo studente inquadra il foglio dell'esame, il dispositivo acquisisce il testo della domanda e lo invia a un sistema AI che restituisce la risposta in tempo reale, direttamente nell'auricolare o nel piccolo display integrato nelle lenti.

Il tutto avviene in pochi secondi. Dall'esterno, l'aspetto dell'apparecchio è praticamente indistinguibile da un normale paio di occhiali da vista o da sole. Nessun cavo, nessun movimento sospetto. L'evoluzione rispetto ai vecchi auricolari nascosti nell'orecchio è abissale: la tecnologia si è fatta invisibile.

La velocità con cui l'AI elabora le risposte rappresenta il vero salto di qualità. Se in passato copiare richiedeva comunque una certa dose di preparazione, per sapere almeno dove cercare, oggi il candidato può affrontare l'esame senza aver aperto un libro. Ed è questo l'aspetto che più allarma il mondo dell'istruzione.

Dai banchi di scuola all'esame di patente

Il fenomeno non si limita alle aule scolastiche e universitarie. In Cina l'utilizzo degli occhiali smart per imbrogliare si è esteso rapidamente ad altri contesti valutativi: esami di patente, certificazioni professionali, concorsi pubblici. Ogni situazione in cui un candidato si trova davanti a un questionario, insomma, diventa potenzialmente terreno fertile per questa forma di frode tecnologica.

L'esame di guida, in particolare, rappresenta un caso emblematico. I quiz a risposta multipla, strutturati in modo standardizzato, sono il bersaglio ideale per un sistema di intelligenza artificiale addestrato a riconoscere e risolvere domande a scelta chiusa. La percentuale di successo, secondo le testimonianze raccolte dai media locali, è elevatissima.

La questione, naturalmente, va oltre il mero imbroglio scolastico. Se chi ottiene la patente non ha realmente appreso le regole della strada, il problema diventa di sicurezza pubblica. Lo stesso vale per certificazioni mediche, ingegneristiche, legali. La posta in gioco si alza vertiginosamente.

Le scuole cercano contromisure, ma la tecnologia corre più veloce

Le istituzioni scolastiche cinesi si trovano ora a dover ripensare radicalmente i propri sistemi di sorveglianza durante le prove d'esame. Le misure tradizionali, come il sequestro dei telefoni cellulari all'ingresso dell'aula, risultano del tutto inadeguate di fronte a dispositivi indossabili che sembrano semplici accessori.

Alcune scuole stanno sperimentando l'uso di metal detector più sofisticati e di rilevatori di segnali radio capaci di individuare trasmissioni wireless anomale. Altre puntano su un approccio più radicale: il divieto totale di indossare occhiali durante l'esame, con la fornitura di lenti correttive certificate dall'istituto stesso. Soluzione drastica, e non priva di problemi pratici.

C'è poi chi propone di cambiare filosofia, spostando il peso della valutazione dalle prove scritte tradizionali verso esami orali, prove pratiche e valutazioni continue che rendano più difficile, se non impossibile, affidarsi a un suggeritore artificiale. Un ripensamento profondo del modo stesso in cui si misura l'apprendimento.

La sfida, del resto, non è solo tecnologica. È culturale. In un sistema scolastico, come quello cinese ma non solo, fortemente incentrato sulla performance agli esami, la pressione sui risultati crea le condizioni ideali perché fenomeni come questo proliferino. Trovare il modo di mantenere alta la motivazione degli studenti nelle ultime settimane di scuola e lungo tutto il percorso formativo resta una delle sfide più complesse per gli educatori, ben prima di qualsiasi questione tecnologica.

Un problema che riguarda anche l'Italia?

Per ora il fenomeno è documentato principalmente in Cina, ma sarebbe ingenuo pensare che resterà confinato lì. I Ray-Ban Meta sono già in vendita in Europa e negli Stati Uniti. I modelli concorrenti si moltiplicano. I costi scendono. E la tentazione di usarli in modo improprio non conosce confini geografici.

In Italia, dove il dibattito sull'uso dello smartphone in classe ha occupato per anni le pagine dei giornali e le circolari ministeriali, la questione degli occhiali smart potrebbe presto imporsi con urgenza. Il Regolamento d'esame per la maturità e i concorsi pubblici vieta genericamente l'uso di dispositivi elettronici, ma la definizione stessa di "dispositivo" dovrà essere aggiornata per tenere il passo con l'innovazione.

Anche i contesti internazionali dell'istruzione, come quelli legati al conseguimento del diploma di scuola superiore negli Stati Uniti, dovranno misurarsi con questa nuova frontiera della frode accademica, specialmente quando le prove si svolgono in modalità online.

Quel che è certo è che il gatto e il topo hanno cambiato pelle. Il bigliettino era artigianato, lo smartphone era un'arma impropria facile da individuare. Gli occhiali smart, invece, sono progettati per essere invisibili. E l'intelligenza artificiale che li alimenta migliora di settimana in settimana. Le scuole, le università e gli enti certificatori di tutto il mondo hanno davanti una corsa ad ostacoli che non possono permettersi di perdere.

Pubblicato il: 2 aprile 2026 alle ore 08:06

Domande frequenti

Come funzionano gli occhiali smart utilizzati per copiare agli esami?

Gli occhiali smart sono dotati di fotocamera, microfono e connessione a sistemi di intelligenza artificiale. Permettono agli studenti di inviare in tempo reale le domande d'esame a un'AI, che fornisce rapidamente le risposte attraverso un auricolare o un display integrato nelle lenti.

In quali contesti vengono utilizzati questi dispositivi oltre alle scuole?

Oltre alle scuole e università, gli occhiali smart sono impiegati per copiare durante esami di patente, certificazioni professionali e concorsi pubblici. Qualsiasi situazione con quiz o domande standardizzate rappresenta un potenziale campo di utilizzo.

Quali sono le principali contromisure adottate dalle scuole contro questo fenomeno?

Le scuole stanno sperimentando metal detector avanzati, rilevatori di segnali radio e, in alcuni casi, vietano completamente l'uso di occhiali personali durante gli esami. Alcuni istituti propongono anche di modificare il sistema di valutazione, privilegiando esami orali e prove pratiche per rendere più difficile l'utilizzo di queste tecnologie.

Il fenomeno degli occhiali smart per copiare riguarda anche l'Italia?

Al momento il fenomeno è principalmente diffuso in Cina, ma la presenza di questi dispositivi anche in Europa e negli Stati Uniti suggerisce che il problema potrebbe presto emergere anche in Italia. I regolamenti attuali vietano genericamente i dispositivi elettronici, ma sarà necessario aggiornarli per fronteggiare questa nuova tecnologia.

Perché l'utilizzo di questi dispositivi preoccupa particolarmente il mondo dell'istruzione?

L'intelligenza artificiale permette di ottenere risposte immediate e precise, rendendo possibile superare un esame senza alcuna preparazione reale. Questo rischia di compromettere la validità delle valutazioni e, in alcuni casi come la patente di guida, può avere conseguenze anche sulla sicurezza pubblica.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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