- La serata di Zenica: cronaca di un'eliminazione annunciata
- Primo tempo: il gol di Kean e il rosso a Bastoni
- La rimonta bosniaca e i supplementari
- La lotteria dei rigori: gli errori fatali di Esposito e Cristante
- Tre Mondiali senza Italia: una crisi strutturale
- Domande frequenti
La serata di Zenica: cronaca di un'eliminazione annunciata
Il calcio italiano ha toccato un nuovo punto di minimo storico. La sera del 31 marzo 2026, nello stadio Bilino Polje di Zenica, la Nazionale guidata da Gennaro Gattuso è stata eliminata dalla Bosnia-Erzegovina nella finale dei playoff per i Mondiali 2026, che si disputeranno tra Stati Uniti, Messico e Canada. Il risultato finale, maturato ai calci di rigore dopo l'1-1 dei tempi regolamentari e supplementari, sancisce la terza esclusione consecutiva dell'Italia da una fase finale della Coppa del Mondo. Un dato che non ha precedenti nella storia di una delle federazioni più titolate del pianeta, quattro volte campione del mondo. La partita ha seguito un copione crudele: vantaggio azzurro con Moise Kean, espulsione di Alessandro Bastoni a ridosso dell'intervallo, pareggio bosniaco nel finale dei novanta minuti, supplementari giocati in inferiorità numerica e infine la lotteria dal dischetto, dove gli errori di Sebastiano Esposito e Bryan Cristante hanno scritto la parola fine sulle speranze italiane. Lo stadio di Zenica, con i suoi circa 13.000 posti, era diventato nelle settimane precedenti il simbolo dell'attesa febbrile della Bosnia per un traguardo storico: la prima qualificazione ai Mondiali. I balconi degli edifici circostanti lo stadio erano stati affittati a cifre fino a 500 euro per consentire ai tifosi di assistere alla partita dall'alto. Quella che doveva essere una formalità per una Nazionale arrivata alla finale dopo il convincente 2-0 all'Irlanda del Nord, con le reti di Tonali e Kean, si è trasformata in un incubo. Il ct Sergej Barbarez, alla guida della Bosnia, ha costruito una squadra compatta, capace di sfruttare ogni errore avversario. L'arbitro francese Clément Turpin ha avuto un ruolo controverso in diversi episodi chiave della partita.
Primo tempo: il gol di Kean e il rosso a Bastoni
L'avvio della partita aveva illuso l'Italia e i suoi tifosi. Gli Azzurri sono scesi in campo con l'atteggiamento giusto, consapevoli che il percorso verso i Mondiali passava da quei novanta minuti, più eventuali supplementari. Il piano tattico di Gattuso prevedeva un pressing alto e la verticalizzazione rapida verso Moise Kean, che nelle qualificazioni aveva dimostrato di essere il terminale offensivo più affidabile della Nazionale. Il gol del vantaggio è arrivato proprio dall'attaccante, che ha confermato il suo momento di forma straordinario dopo la rete segnata anche nella semifinale contro l'Irlanda del Nord. L'Italia sembrava in controllo, gestendo il possesso con personalità e limitando le iniziative della Bosnia, che faticava a costruire azioni pericolose. Poi, il momento che ha cambiato l'intera partita. A ridosso della fine del primo tempo, Alessandro Bastoni è stato espulso dall'arbitro Turpin. Un'uscita dal campo che ha lasciato la Nazionale in dieci uomini per tutta la ripresa e gli eventuali supplementari, alterando radicalmente gli equilibri tattici. La superiorità numerica ha dato alla Bosnia la fiducia necessaria per alzare il baricentro e iniziare a premere con maggiore insistenza. Gattuso si è trovato costretto a ripensare completamente l'assetto della squadra, sacrificando un elemento offensivo per coprire il vuoto lasciato in difesa. La gestione del vantaggio con un uomo in meno rappresentava una sfida enorme, soprattutto considerando che mancava ancora un intero tempo più gli eventuali supplementari. Il primo tempo si è chiuso sull'1-0 per l'Italia, ma il clima nello spogliatoio azzurro era tutt'altro che sereno. La consapevolezza di dover resistere a lungo in inferiorità numerica pesava come un macigno.
La rimonta bosniaca e i supplementari
La ripresa ha visto una Bosnia-Erzegovina trasformata. La squadra di Barbarez ha iniziato a spingere con decisione, galvanizzata dal pubblico di Zenica e dalla superiorità numerica. L'Italia ha provato a resistere, affidandosi alle parate di Gianluigi Donnarumma, che si è confermato uno dei migliori interpreti del ruolo a livello mondiale. All'87esimo minuto il portiere azzurro ha compiuto un intervento determinante su un colpo di testa di Demirovic, che sembrava destinato a finire in rete. Ma la diga non poteva reggere all'infinito. Nel finale dei tempi regolamentari è arrivato il pareggio della Bosnia, un gol che ha fatto esplodere lo stadio e ha gettato nello sconforto la panchina italiana. Il fischio di Turpin al novantesimo, dopo tre minuti di recupero, ha sancito il passaggio ai supplementari con il punteggio fissato sull'1-1. Gattuso ha operato un cambio significativo, inserendo Spinazzola al posto di Dimarco per cercare di dare maggiore copertura sulla fascia. Al minuto 102 è scoppiata una polemica furiosa: Tonali ha lanciato in profondità Palestra, che è stato steso al limite dell'area da Muharemovic. L'Italia ha chiesto a gran voce il cartellino rosso per fallo da ultimo uomo, ma dopo un silent-check con il VAR, Turpin ha confermato la sua decisione iniziale, limitandosi all'ammonizione. Un episodio che ha alimentato la frustrazione azzurra. Al 107esimo una progressione di Spinazzola ha creato un'occasione per Esposito, il cui tiro in caduta è stato deviato in angolo dal portiere Vasilj. L'ultimo sussulto prima dei rigori, con la Bosnia che ha avuto un'ultima chance con Tahirovic, terminata di poco a lato.
La lotteria dei rigori: gli errori fatali di Esposito e Cristante
I calci di rigore sono per definizione una lotteria, ma quella di Zenica ha avuto un esito particolarmente amaro per l'Italia. La sequenza dal dischetto ha messo a nudo le fragilità psicologiche di una squadra che aveva speso energie enormi per difendere il risultato con un uomo in meno per oltre settanta minuti. Il primo errore è arrivato subito: Esposito ha calciato alto, mandando il pallone sopra la traversa e regalando un vantaggio immediato alla Bosnia, con Tahirovic che ha trasformato con freddezza. Tonali ha risposto con un rigore impeccabile, riportando la serie in equilibrio dopo il gol di Tabakovic per i padroni di casa. Ma il colpo fatale è arrivato con il tiro di Cristante, che ha centrato la traversa. Un errore che ha spianato la strada alla Bosnia: Alajbegovic ha segnato, e poi Bajraktarevic ha chiuso la serie con il rigore decisivo. Il punteggio finale della sequenza ha condannato l'Italia. Donnarumma, che durante la partita aveva tenuto in piedi la squadra con interventi prodigiosi, non è riuscito a parare nessuno dei tiri bosniaci. La delusione sui volti dei giocatori azzurri era eloquente. Mentre la Bosnia esplodeva in una festa storica, con la prima qualificazione ai Mondiali nella storia del paese, l'Italia restava immobile a centrocampo, incapace di elaborare l'ennesima eliminazione. Intanto, nella stessa serata, Turchia e Svezia avevano staccato il biglietto per i Mondiali 2026: la Nazionale di Montella ha battuto il Kosovo 1-0 grazie al gol di Kerem Aktürkoglu, mentre gli scandinavi hanno superato la Polonia 3-2 in una partita spettacolare.
Tre Mondiali senza Italia: una crisi strutturale
La mancata qualificazione ai Mondiali 2026 non è un incidente di percorso. È il sintomo di una crisi strutturale che attraversa il calcio italiano da quasi un decennio. Dopo l'esclusione dai Mondiali 2018 in Russia, con la storica sconfitta nello spareggio contro la Svezia a San Siro, e quella dai Mondiali 2022 in Qatar, quando la Macedonia del Nord inflisse un'umiliazione a Palermo, questa terza eliminazione consecutiva rappresenta un fallimento sistemico che va ben oltre la responsabilità di un singolo commissario tecnico. Il paradosso è evidente: l'Italia ha vinto gli Europei nel 2021 sotto la guida di Roberto Mancini, dimostrando di poter competere ai massimi livelli, ma non riesce a superare il percorso di qualificazione mondiale. Il problema è multifattoriale. I vivai italiani producono meno talento di vertice rispetto ai principali competitor europei, la Serie A dipende sempre più da calciatori stranieri, e il sistema federale fatica a implementare riforme profonde. Gattuso, arrivato sulla panchina azzurra con l'incarico di riportare l'Italia ai Mondiali, ha costruito un gruppo coeso e ha ottenuto risultati convincenti nel percorso di qualificazione, compresa la vittoria per 2-0 sull'Irlanda del Nord in semifinale. Ma la serata di Zenica ha evidenziato limiti che vanno oltre la tattica: la gestione emotiva dei momenti cruciali, la profondità della rosa, la capacità di reagire alle avversità. Ora il dibattito si riaprirà con forza. Si discuterà del futuro di Gattuso, delle scelte federali, del modello di sviluppo dei giovani calciatori. Ma il dato resta impietoso: per la terza volta consecutiva, l'estate mondiale si giocherà senza gli Azzurri. Un'assenza che pesa non solo sul piano sportivo, ma anche su quello economico e d'immagine per l'intero movimento calcistico italiano. La prossima occasione sarà il Mondiale 2030, previsto in Spagna, Portogallo e Marocco. Quattro anni per ricostruire, ammesso che questa volta le lezioni vengano davvero apprese.