- L'informativa di Meloni a Montecitorio
- Crisi energetica sì, Dad no: i temi sul tavolo
- Salvini chiude la porta a razionamenti e chiusure scolastiche
- Il nodo scuola e il ricordo della pandemia
- Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
- Domande frequenti
L'informativa di Meloni a Montecitorio
Chi si aspettava che Giorgia Meloni affrontasse il tema della scuola, della didattica a distanza o di un possibile lockdown energetico è rimasto deluso. L'informativa resa dalla presidente del Consiglio alla Camera il 9 aprile 2026 ha toccato diversi nodi politici e strategici, ma il mondo dell'istruzione non è comparso neppure di sfuggita.
A Montecitorio il clima era teso. Le attese della vigilia ruotavano attorno a due questioni: l'evoluzione della crisi energetica che da settimane pesa sulle famiglie e sulle imprese italiane, e il caso politico delle dimissioni della ministra del Turismo Daniela Santanchè. Su entrambi i fronti Meloni ha preso parola con toni netti. Sul resto, silenzio.
Crisi energetica sì, Dad no: i temi sul tavolo
La presidente del Consiglio ha dedicato ampio spazio alla situazione energetica del Paese, illustrando le misure già adottate dall'esecutivo e anticipando possibili interventi a sostegno delle categorie più esposte agli aumenti. Ha parlato di forniture, di diversificazione delle fonti, di rapporti con i partner europei. Ma non una parola sulla possibilità, ventilata da alcune testate e discussa sui social, di ricorrere allo smartworking generalizzato o alla Dad come strumenti per ridurre i consumi energetici.
Nessun riferimento, dunque, al cosiddetto lockdown energetico, l'ipotesi che nelle scorse settimane aveva agitato il dibattito pubblico: la chiusura temporanea degli edifici scolastici, il ritorno a casa per milioni di studenti, lezioni via schermo come ai tempi del Covid. Un'ipotesi che evidentemente, stando a quanto emerge dall'intervento di Meloni, non è all'ordine del giorno.
Va ricordato che il quadro internazionale in cui si muove l'Italia resta complesso. Le relazioni transatlantiche, i negoziati commerciali e gli equilibri diplomatici continuano a influenzare le scelte di politica interna, come emerge anche dalle riflessioni sui futuri accordi commerciali tra Stati Uniti e Unione Europea che hanno visto protagonisti i leader delle due sponde dell'Atlantico.
Salvini chiude la porta a razionamenti e chiusure scolastiche
A rafforzare la linea del governo ci ha pensato il vicepremier Matteo Salvini, che nelle stesse ore ha escluso categoricamente qualsiasi piano di razionamento dei carburanti e, soprattutto, la chiusura delle scuole. Una dichiarazione che ha il sapore della rassicurazione rivolta tanto alle famiglie quanto al mondo della scuola, dove il trauma della didattica a distanza durante la pandemia non si è ancora del tutto riassorbito.
"Nessun razionamento, nessuna chiusura", il messaggio sintetico del leader della Lega. Parole che sembrano voler archiviare definitivamente le speculazioni circolate negli ultimi giorni, quando alcune indiscrezioni avevano fatto temere misure drastiche per contenere la domanda energetica.
Il nodo scuola e il ricordo della pandemia
Il fatto che il governo non abbia nemmeno menzionato la scuola può essere letto in due modi. Da un lato, è un segnale di stabilità: non c'è emergenza tale da richiedere il ritorno alla Dad. Dall'altro, però, l'assenza totale del tema istruzione dall'informativa di un presidente del Consiglio che parla di crisi energetica lascia perplessi quanti si occupano quotidianamente di edifici scolastici, spesso tra i più energivori del patrimonio immobiliare pubblico.
In Italia, secondo i dati dell'Anagrafe dell'edilizia scolastica del Ministero dell'Istruzione e del Merito, oltre il 40% degli edifici scolastici è stato costruito prima del 1976, con standard di efficienza energetica largamente superati. Una crisi prolungata dei costi dell'energia non potrebbe non avere ricadute sulla gestione ordinaria degli istituti, dai riscaldamenti alla manutenzione.
Il ricordo della Dad pandemica, d'altra parte, resta una ferita aperta. Studi condotti dall'Invalsi e dal Censis hanno documentato le conseguenze della didattica a distanza prolungata in termini di perdita di apprendimento, aumento delle disuguaglianze e disagio psicologico tra gli studenti. Riaprire quel capitolo, anche solo come ipotesi di risparmio energetico, sarebbe politicamente rischiosissimo. Il governo lo sa, e il silenzio di Meloni su questo fronte appare tutt'altro che casuale.
La strategia diplomatica della presidente del Consiglio, del resto, si gioca su un piano dove la solidità interna conta molto: mostrare un Paese che funziona, con le scuole aperte e la vita ordinaria che prosegue, è parte del messaggio.
Cosa aspettarsi nelle prossime settimane
La questione, naturalmente, resta aperta. Se la crisi energetica dovesse aggravarsi nei mesi autunnali e invernali, quando il fabbisogno delle scuole aumenta sensibilmente, il tema potrebbe tornare prepotentemente alla ribalta. Per ora, però, la linea del governo è chiara: le scuole restano aperte, la Dad non è un'opzione, lo smartworking come misura anti-crisi energetica non è stato neppure evocato.
Resta da capire se questa posizione reggerà alla prova dei fatti. I sindacati della scuola, dalla Flc Cgil alla Cisl Scuola, hanno già chiesto un tavolo specifico sull'impatto dei costi energetici sugli istituti. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito, guidato da Giuseppe Valditara, non ha rilasciato dichiarazioni in merito all'informativa di Meloni, limitandosi a ribadire la piena operatività delle attività didattiche su tutto il territorio nazionale.
Per le famiglie e per i circa 8 milioni di studenti italiani, il messaggio di oggi è uno solo: si va avanti in presenza. Per quanto ancora, dipenderà dalle bollette.