- Il crollo dei numeri: permessi di studio ai minimi storici
- Studenti indiani, i più colpiti dal giro di vite
- Estensioni invece di nuovi ingressi: un sistema che si chiude
- Le ragioni dietro il muro dei rifiuti
- Cosa cambia per chi vuole studiare in Canada
- Domande frequenti
C'è stato un tempo, neanche troppo lontano, in cui il Canada rappresentava la destinazione più ambita per centinaia di migliaia di studenti internazionali. Quel tempo sembra ora appartenere a un'altra era. I dati più recenti diffusi dall'IRCC (Immigration, Refugees and Citizenship Canada) tratteggiano uno scenario che nessuno, nel mondo accademico canadese, avrebbe voluto leggere: il numero di nuovi studenti stranieri è precipitato sotto i livelli registrati durante la pandemia da Covid-19.
Non si tratta di un calo fisiologico. È un crollo strutturale.
Il crollo dei numeri: permessi di studio ai minimi storici
I numeri parlano con una brutalità che non lascia spazio a interpretazioni ottimistiche. Nel 2025 sono stati emessi circa 73.800 nuovi permessi di studio, una cifra che rappresenta appena il 25% dell'obiettivo fissato a 305.900 dal governo federale. Tradotto: tre quarti dei posti previsti sono rimasti vuoti.
Il confronto con l'anno precedente è altrettanto impietoso. I nuovi permessi rilasciati nel 2025 segnano un calo del 64% rispetto al 2024. Il tasso di approvazione complessivo si è attestato al 36%, un dato che racconta una politica migratoria divenuta radicalmente più restrittiva in un arco di tempo brevissimo.
Per chi segue le dinamiche dell'istruzione superiore a livello globale, il dato è significativo anche in chiave comparativa. Il Canada, che per anni ha conteso al Regno Unito e all'Australia il primato di meta preferita da chi desiderava studiare all'estero, si ritrova oggi con flussi in ingresso inferiori a quelli del biennio pandemico 2020-2021, quando le frontiere erano fisicamente chiuse.
Studenti indiani, i più colpiti dal giro di vite
Se il quadro generale è fosco, per la comunità studentesca indiana la situazione rasenta il drammatico. L'India ha storicamente rappresentato il primo bacino di provenienza per le università canadesi, alimentando in modo decisivo i bilanci di atenei grandi e piccoli, soprattutto nei college dell'Ontario e della British Columbia.
Ebbene, stando a quanto emerge dai dati IRCC, il tasso di approvazione dei visti per i nuovi studenti indiani è precipitato dal 69% nel 2024 a un intervallo compreso tra il 25 e il 27% nel 2025. Un taglio di oltre 40 punti percentuali in dodici mesi.
La portata del fenomeno è tale da aver già innescato conseguenze a catena. Diversi istituti post-secondari canadesi hanno segnalato un crollo delle iscrizioni nei programmi rivolti agli studenti internazionali, con ricadute dirette sui ricavi e, in alcuni casi, sulla sostenibilità finanziaria di interi dipartimenti. La questione resta aperta, e le università canadesi stanno cercando di diversificare i mercati di reclutamento, ma sostituire il volume proveniente dall'India non è impresa che si realizza in un semestre.
Estensioni invece di nuovi ingressi: un sistema che si chiude
Un altro dato merita attenzione, perché rivela la natura profonda della trasformazione in corso. Nel 2025, il 73% delle approvazioni post-secondarie riguardava estensioni di permessi di studio già esistenti, non nuovi ingressi. Il sistema, in altre parole, ha continuato a gestire chi era già sul territorio canadese, ma ha drasticamente ridotto le porte d'accesso per chi tentava di entrare per la prima volta.
È un segnale inequivocabile: Ottawa ha scelto di consolidare la base esistente senza espanderla. Una strategia che nel breve periodo può alleggerire la pressione su alloggi e servizi, due temi divenuti esplosivi nel dibattito pubblico canadese, ma che nel medio termine rischia di erodere la competitività del sistema universitario del Paese.
Per gli studenti italiani e europei interessati a ottenere un permesso di studio canadese, il messaggio è chiaro: i margini si sono ristretti considerevolmente e la pianificazione deve iniziare con largo anticipo.
Le ragioni dietro il muro dei rifiuti
Perché un cambiamento così brusco? Le cause sono molteplici e intrecciate.
Il governo canadese ha progressivamente irrigidito i criteri di valutazione delle domande di visto studio, introducendo requisiti finanziari più stringenti e una verifica più severa sulle reali intenzioni degli studenti di fare ritorno nel Paese d'origine al termine degli studi. Le ragioni di rifiuto dei visti accumulate nel corso del 2024, come sottolineato da diversi analisti del settore, hanno avuto un effetto deterrente sulle decisioni degli aspiranti studenti nel 2025: molti hanno semplicemente rinunciato a presentare domanda, consapevoli delle scarse probabilità di successo.
A questo si aggiunge il dibattito politico interno. La crescita esponenziale degli studenti internazionali negli anni precedenti aveva alimentato tensioni legate alla crisi abitativa nelle principali città universitarie, alla saturazione di alcuni programmi formativi e, più in generale, alla percezione che il sistema dei study permits fosse diventato una via d'accesso surrettizia alla residenza permanente piuttosto che un percorso genuinamente educativo.
La stretta, dunque, risponde a pressioni politiche precise. Ma il prezzo lo pagano anche studenti con progetti formativi legittimi e solidi.
Cosa cambia per chi vuole studiare in Canada
Per chi, dall'Italia o da altri Paesi, sta valutando l'ipotesi di studiare in Canada, il panorama del 2025 impone un cambio di approccio radicale rispetto a pochi anni fa.
Alcuni elementi da tenere presenti:
- Il tasso di approvazione al 36% significa che quasi due domande su tre vengono respinte. La documentazione deve essere ineccepibile.
- I requisiti finanziari sono stati innalzati: dimostrare la capacità di sostentamento per l'intera durata del programma è diventato imprescindibile.
- La scelta dell'istituto conta più che mai. Le Designated Learning Institutions (DLI) con un track record solido di approvazioni hanno un peso nella valutazione.
- Il legame con il Paese d'origine, ovvero la dimostrazione di voler tornare al termine degli studi, è oggi scrutinato con un'attenzione che non ha precedenti.
Le università canadesi, dal canto loro, si trovano strette tra la necessità di mantenere standard elevati di internazionalizzazione e una politica governativa che di fatto ne limita la capacità di attrazione. Alcuni atenei hanno già avviato campagne di reclutamento mirate verso l'Africa francofona e il Sud-Est asiatico, nel tentativo di compensare il calo dal subcontinente indiano. I risultati, per ora, sono tutti da verificare.
Il Canada resta un Paese con un sistema universitario di eccellenza. Ma l'epoca in cui bastava una buona media e un conto in banca per ottenere il via libera è definitivamente tramontata. Chi vuole partire deve sapere che la selezione è diventata feroce, e che il margine d'errore nella preparazione della domanda si è ridotto a zero.