- L'estensione del congedo parentale: da 12 a 14 anni
- Chi può richiedere il congedo e per quali figli
- Come funziona il congedo parentale con le nuove regole
- Il contesto: perché questa misura era necessaria
- Cosa fare per accedere al congedo parentale nel 2026
- Domande frequenti
Due anni in più. Sembra poco, detto così. Ma per centinaia di migliaia di famiglie italiane con figli tra i 12 e i 14 anni, l'innalzamento del limite di età per il congedo parentale rappresenta una boccata d'ossigeno concreta. Dal 1° gennaio 2026, stando a quanto previsto dalla legge di bilancio 2026, i genitori lavoratori dipendenti possono richiedere il congedo fino al compimento dei 14 anni del figlio, e non più dei 12 come stabilito dalla normativa precedente.
Una modifica che interviene su uno degli strumenti cardine del welfare familiare italiano, ridisegnandone i confini in un momento in cui la conciliazione tra vita lavorativa e responsabilità genitoriali resta una delle sfide più urgenti del mercato del lavoro.
L'estensione del congedo parentale: da 12 a 14 anni
Fino al 31 dicembre 2025, il diritto al congedo parentale era esercitabile entro i primi 12 anni di vita del bambino (o entro 12 anni dall'ingresso in famiglia per i casi di adozione e affidamento). La nuova soglia dei 14 anni, operativa dal 1° gennaio 2026, allarga la finestra temporale a disposizione dei genitori che lavorano come dipendenti, sia nel settore pubblico sia in quello privato.
La ratio della norma è chiara: riconoscere che le esigenze di cura e accompagnamento dei figli non si esauriscono con la preadolescenza. La fascia 12-14 anni è anzi un periodo delicato — ingresso alle scuole medie, primi segnali di autonomia, fragilità emotive — in cui la presenza del genitore può fare la differenza.
Non si tratta, va precisato, di un aumento dei mesi complessivi di congedo spettanti, bensì di un'estensione del periodo entro cui quei mesi possono essere fruiti. Il legislatore, in sostanza, offre maggiore flessibilità senza modificare la durata massima del beneficio.
Chi può richiedere il congedo e per quali figli
I destinatari della misura sono i genitori lavoratori dipendenti. Restano dunque esclusi, almeno in questa fase, i lavoratori autonomi e i liberi professionisti, per i quali valgono regole diverse e meno generose.
La nuova disciplina si applica a:
- Figli naturali, nati all'interno o fuori dal matrimonio;
- Figli adottati, sia con adozione nazionale che internazionale;
- Minori in affidamento, secondo le disposizioni vigenti.
Per i figli adottati e per quelli in affidamento, il termine dei 14 anni si calcola a partire dalla data di ingresso del minore nel nucleo familiare, come già previsto dal Testo Unico sulla maternità e paternità (D.Lgs. 151/2001). Questo aspetto è particolarmente rilevante perché consente di tenere conto dell'età effettiva al momento dell'adozione, evitando disparità di trattamento.
In un mercato del lavoro che sta attraversando trasformazioni profonde — basti pensare a come le competenze digitali valgono più della laurea in molti settori — garantire strumenti di tutela familiare aggiornati diventa essenziale per non costringere i genitori, e soprattutto le madri, a scegliere tra carriera e figli.
Come funziona il congedo parentale con le nuove regole
Ricapitoliamo il quadro normativo aggiornato. Il congedo parentale spetta a ciascun genitore lavoratore dipendente per un periodo complessivo che, sommando le quote di entrambi, può raggiungere i 10 mesi (elevabili a 11 nel caso in cui il padre si astenga per almeno 3 mesi, anche non continuativi).
Nel dettaglio:
- La madre ha diritto a un massimo di 6 mesi di congedo parentale;
- Il padre ha diritto a un massimo di 6 mesi;
- Il limite complessivo tra i due genitori è fissato a 10 mesi (o 11, nella fattispecie appena descritta);
- Per il genitore solo il congedo può arrivare fino a 10 mesi.
Retribuzione e indennità
Sotto il profilo economico, i mesi di congedo parentale sono retribuiti dall'INPS secondo percentuali variabili:
- I primi 3 mesi per ciascun genitore sono indennizzati al 30% della retribuzione media giornaliera (si tratta di mesi non trasferibili all'altro genitore);
- Ulteriori 3 mesi sono fruibili in alternativa da uno dei due genitori, sempre al 30%;
- Per il 2026, come già avvenuto nel biennio precedente, la legge di bilancio ha confermato l'innalzamento dell'indennità all'80% per alcuni dei mesi iniziali, una misura introdotta originariamente dalla manovra 2023 e poi progressivamente rafforzata.
L'aspetto cruciale della novità 2026 è che questa intera struttura di congedo può ora essere utilizzata fino ai 14 anni del figlio, anziché entro i 12. I genitori che non avevano ancora esaurito i mesi a disposizione guadagnano quindi due anni aggiuntivi di flessibilità.
Il contesto: perché questa misura era necessaria
L'Italia sconta da anni un tasso di natalità tra i più bassi d'Europa. Nel 2025, le nascite sono scese sotto le 370.000 unità, confermando un trend demografico che il legislatore sta cercando di contrastare — o quantomeno di governare — con interventi su più fronti: fiscali, lavorativi, di welfare.
L'estensione del congedo parentale si inserisce in questo quadro più ampio. Non è una misura isolata, ma fa parte di un pacchetto di interventi della legge di bilancio 2026 orientati al sostegno delle famiglie con figli.
Va detto, tuttavia, che i limiti strutturali restano evidenti. L'indennità al 30% per la maggior parte dei mesi di congedo rende di fatto proibitivo, per molte famiglie monoreddito, ricorrere a questo strumento. E l'esclusione dei lavoratori autonomi dal perimetro della misura — pur comprensibile sul piano tecnico — continua a rappresentare una disparità significativa.
Peraltro, la questione della conciliazione vita-lavoro non può essere letta separatamente da altri capitoli aperti sul fronte previdenziale e occupazionale. Come emerge dal dibattito sul sistema pensionistico, dove l'accesso alla quiescenza prima dei 60 anni è ormai un'opzione residuale, la vita lavorativa si allunga e con essa la necessità di strumenti che rendano sostenibile il doppio ruolo di genitore e lavoratore lungo un arco temporale sempre più esteso.
Cosa fare per accedere al congedo parentale nel 2026
Le modalità di richiesta non cambiano rispetto agli anni precedenti. Il congedo parentale va chiesto con domanda all'INPS, generalmente in via telematica attraverso il portale dell'istituto, oppure tramite patronato.
Alcuni passaggi da tenere presenti:
- La domanda deve essere presentata prima dell'inizio del periodo di congedo (o, in caso di eventi improvvisi, entro 48 ore);
- Il datore di lavoro deve essere preavvisato con un anticipo minimo di 5 giorni, salvo casi di oggettiva impossibilità;
- Il congedo è frazionabile anche in ore, oltre che in giorni o mesi, secondo quanto previsto dai contratti collettivi di riferimento;
- Per i figli adottati o in affidamento, è necessario allegare la documentazione che attesti la data di ingresso in famiglia.
Con le nuove regole operative dal 1° gennaio 2026, chi ha figli di età compresa tra 12 e 14 anni — e residui mesi di congedo non ancora fruiti — può finalmente pianificare periodi di assenza dal lavoro che prima non sarebbero stati possibili. Un'opportunità in più, in un Paese che troppo spesso chiede ai genitori di arrangiarsi.