- Il decreto che cambia i percorsi IeFP
- Prove INVALSI al secondo e quarto anno: come funzionerà
- Valutazione obbligatoria per le istituzioni formative
- Accesso semplificato agli ITS Academy
- Un passo avanti o un rischio di omologazione?
- Domande frequenti
Il decreto che cambia i percorsi IeFP
La notizia era attesa da mesi negli ambienti della formazione professionale, e ora è ufficiale. Il Ministero dell'Istruzione e del Merito e il Ministero del Lavoro e delle Politiche Sociali hanno adottato un decreto congiunto che introduce, per la prima volta in modo strutturale, un sistema nazionale di valutazione per i percorsi di istruzione e formazione professionale (IeFP). Lo strumento scelto è quello delle prove INVALSI, già ampiamente utilizzato nel sistema scolastico statale ma finora sostanzialmente estraneo al mondo della formazione professionale regionale.
Si tratta di un passaggio tutt'altro che simbolico. I percorsi IeFP, che ogni anno coinvolgono centinaia di migliaia di studenti in tutta Italia, spesso gestiti da enti accreditati dalle Regioni, hanno sempre operato con sistemi di valutazione eterogenei, legati alle singole realtà territoriali. Con il nuovo decreto, il quadro cambia radicalmente: le regole diventano nazionali, le prove standardizzate, i risultati comparabili.
L'implementazione partirà dall'anno scolastico 2025/2026, un orizzonte temporale che lascia alle istituzioni formative poco più di qualche mese per adeguarsi.
Prove INVALSI al secondo e quarto anno: come funzionerà
Stando a quanto emerge dal provvedimento, le prove INVALSI saranno somministrate al secondo e al quarto anno dei percorsi IeFP. Una scelta che ricalca, pur con le dovute differenze, la logica già applicata nel sistema scolastico tradizionale, dove le rilevazioni avvengono in snodi cruciali del percorso formativo.
Il secondo anno rappresenta un momento intermedio della qualifica triennale, utile per verificare il consolidamento delle competenze di base. Il quarto anno, invece, coincide con il conseguimento del diploma professionale, il titolo che apre la strada a ulteriori percorsi di specializzazione. Valutare gli studenti in questi due momenti significa, di fatto, fotografare sia il processo sia l'esito della formazione.
Non sono ancora stati resi noti tutti i dettagli operativi, come le discipline oggetto di verifica o le modalità di somministrazione digitale. È ragionevole attendersi che l'INVALSI pubblichi nei prossimi mesi le specifiche tecniche, così come avviene per le prove destinate alle scuole secondarie. Quel che è certo è che la partecipazione non sarà facoltativa.
Valutazione obbligatoria per le istituzioni formative
Il punto più delicato, e probabilmente più discusso, riguarda la natura obbligatoria della valutazione per tutte le istituzioni formative che erogano percorsi IeFP. Fino ad oggi, molti centri di formazione professionale, pur sottoposti a controlli regionali, non erano tenuti a partecipare alle rilevazioni nazionali standardizzate.
Il decreto cambia le carte in tavola. Ogni ente accreditato dovrà sottoporre i propri allievi alle prove INVALSI, con tutto ciò che questo comporta in termini di organizzazione, preparazione del personale e, inevitabilmente, di trasparenza dei risultati. Per alcune realtà, specialmente quelle più piccole o radicate in contesti territoriali specifici, si tratterà di una sfida non banale.
D'altra parte, come sottolineato più volte dai vertici del MIM, l'obiettivo dichiarato è quello di garantire standard formativi uniformi su tutto il territorio nazionale. Una questione che si intreccia con il più ampio dibattito sulla qualità del sistema di istruzione italiano, un tema su cui anche il Rinnovo CCNL Istruzione e Ricerca 2022-24: D'Aprile Richiede Interventi Urgenti ha acceso un confronto serrato tra sindacati e istituzioni.
Accesso semplificato agli ITS Academy
Tra le novità più significative del decreto c'è anche la previsione di un accesso semplificato agli ITS Academy per chi proviene dai percorsi IeFP. Un elemento che potrebbe rivelarsi decisivo per l'attrattività di questi percorsi formativi.
Gli Istituti Tecnologici Superiori, rilanciati dalla riforma del 2022, rappresentano oggi il segmento post-diploma più orientato al mercato del lavoro, con tassi di occupazione che superano stabilmente l'80%. Tuttavia, per gli studenti dei percorsi IeFP l'accesso non è sempre stato lineare, spesso ostacolato da requisiti formali o da una scarsa integrazione tra i due sistemi.
Con il nuovo provvedimento, il legislatore sembra voler costruire un canale più fluido tra formazione professionale e alta specializzazione tecnica. Se le modalità concrete verranno definite con chiarezza, i diplomati IeFP al quarto anno potranno contare su un percorso di prosecuzione degli studi più accessibile, senza dover necessariamente transitare per il sistema scolastico tradizionale.
Questa logica di semplificazione e raccordo tra percorsi formativi si inserisce in una tendenza più ampia, che riguarda anche altri ambiti della formazione in Italia. È il caso, ad esempio, delle recenti Scadenza per i Percorsi Abilitanti: Nuove Linee Guida MIM-MUR, dove il tentativo di razionalizzare le procedure è altrettanto evidente.
Un passo avanti o un rischio di omologazione?
La riforma porta con sé domande che il mondo della formazione professionale non potrà eludere. Da un lato, la standardizzazione delle prove rappresenta uno strumento potente per misurare e confrontare i livelli di apprendimento, superando le disparità territoriali che da sempre caratterizzano il sistema IeFP italiano. Dall'altro, c'è chi teme che l'introduzione delle prove INVALSI possa spingere gli enti formativi verso un teaching to the test, a discapito della vocazione laboratoriale e pratica che è il tratto distintivo di questi percorsi.
La partita, in ogni caso, si giocherà sul campo dell'attuazione concreta. Il decreto fissa il perimetro normativo, ma saranno i prossimi mesi a determinare se le risorse, le infrastrutture digitali e la formazione dei docenti saranno adeguate alla portata del cambiamento. Per chi opera nel settore, compresi coloro che stanno affrontando l'Accesso ai Percorsi di Formazione Sostegno 2025: Requisiti e Procedure, il messaggio è chiaro: il sistema della formazione in Italia sta attraversando una fase di profonda ristrutturazione, e nessun segmento ne resterà escluso.
Resta da vedere se questa spinta alla valutazione nazionale saprà tradursi in un reale innalzamento della qualità, o se finirà per aggiungere un adempimento burocratico a un sistema che, più di ogni altra cosa, avrebbe bisogno di investimenti strutturali.