Sommario
- Il gap di competenze come freno strutturale
- I numeri che fotografano l'emergenza
- Istituzioni e professioni tecniche a confronto
- La partnership tra A.P.I. e Ordine degli Ingegneri
- Formazione mirata e collaborazione: la strada obbligata
- Domande frequenti
Il gap di competenze come freno strutturale
Non è più un allarme teorico, ma un dato di fatto che pesa sui bilanci. Il disallineamento tra le competenze richieste dalle imprese manifatturiere e quelle disponibili sul mercato del lavoro sta erodendo la capacità produttiva delle piccole e medie industrie lombarde, rallentando i tempi di produzione e compromettendo l'accesso a nuovi mercati. A fotografare la situazione è stata la tavola rotonda "PMI: il ruolo strategico delle competenze", ospitata il 27 marzo 2026 presso la sede dell'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano e organizzata da A.P.I., Associazione Piccole e Medie Industrie, in partnership con lo stesso Ordine. La presidente di A.P.I., Luciana Ciceri, ha aperto i lavori con parole nette: il gap di competenze si traduce in "mancata crescita, difficoltà nel presidiare nuovi mercati e una minore capacità di cogliere le opportunità della trasformazione tecnologica e sostenibile". Un quadro aggravato dalla questione del passaggio generazionale, che in molte realtà manifatturiere resta irrisolto sia a livello imprenditoriale sia tra i lavoratori specializzati. Milano e la Lombardia, dove la competizione corre più veloce, avvertono il problema con particolare intensità.
I numeri che fotografano l'emergenza
Le cifre emerse durante l'incontro lasciano poco spazio alle interpretazioni. Una rilevazione flash condotta da A.P.I. sulle proprie associate rivela che il 78% delle PMI dichiara difficoltà concrete nel selezionare figure professionali specifiche. Non si tratta di generiche lamentele sulla carenza di manodopera: le imprese cercano profili che combinino competenze tecniche, digitali, gestionali e soft skill, una combinazione sempre più rara da reperire. Eppure la voglia di investire non manca. Il 67% delle imprese intervistate prevede nuove assunzioni nei prossimi due anni, nonostante le turbolenze geopolitiche e le oscillazioni dei mercati internazionali. Il paradosso è evidente: c'è domanda di lavoro qualificato, ci sono risorse da destinare alla crescita, ma manca l'offerta formativa capace di colmare il divario. Questo scollamento genera un circolo vizioso particolarmente dannoso per le PMI, che a differenza dei grandi gruppi non dispongono di accademie interne né di budget formativi illimitati. Il risultato è una progressiva desertificazione industriale che rischia di consegnare intere filiere produttive a multinazionali estere.
Istituzioni e professioni tecniche a confronto
La tavola rotonda, moderata dal direttore generale di A.P.I. Stefano Valvason, ha riunito voci istituzionali e tecniche attorno a un tavolo comune. Elena Buscemi, presidente del Consiglio Comunale di Milano, ha richiamato la memoria storica dell'associazione, ricordando l'attentato terroristico del 1976 e i valori di dedizione e solidarietà che permisero ad Apimilano di reagire. "Quegli stessi valori furono gli anticorpi che permisero al Paese di uscire da uno dei momenti più difficili della nostra storia", ha sottolineato Buscemi, collegando quella resilienza alla sfida attuale delle competenze. Dal versante delle professioni tecniche, Carlotta Penati, presidente dell'Ordine degli Ingegneri di Milano, ha spostato il fuoco sulla vera posta in gioco: "Il fattore competitivo non è la tecnologia in sé, ma la capacità delle persone di comprenderla, governarla e integrarla nei processi produttivi". Al tavolo hanno partecipato anche Carmelo Iannicelli, tesoriere dell'Ordine, insieme a Raffaella Folgieri per la Commissione Intelligenza Artificiale e Vito Savino per la Commissione Start-up e Innovazione.
La partnership tra A.P.I. e Ordine degli Ingegneri
Dall'incontro è emersa una novità operativa significativa: la collaborazione strutturata tra A.P.I. e l'Ordine degli Ingegneri della Provincia di Milano. Non un protocollo d'intenti generico, ma una partnership pensata per creare sinergie concrete a sostegno del tessuto produttivo lombardo. Penati ha chiarito la filosofia dell'iniziativa: l'Ordine intende porsi come "soggetto di indirizzo e supporto alla collettività", promuovendo qualità e formazione nell'esercizio della professione ingegneristica applicata al mondo delle PMI. L'obiettivo dichiarato è avviare processi di innovazione che rendano le aziende lombarde più competitive e sostenibili. Senza un supporto adeguato, ha avvertito la presidente dell'Ordine, le eccellenze manifatturiere del territorio rischiano di cedere il passo ai grandi gruppi internazionali. La partnership punta dunque a trasferire competenze ingegneristiche avanzate, dalla digitalizzazione all'intelligenza artificiale, direttamente nel cuore dei processi produttivi delle piccole e medie industrie, colmando quel vuoto che il mercato del lavoro da solo non riesce a riempire.
Formazione mirata e collaborazione: la strada obbligata
Il messaggio uscito dalla sede dell'Ordine degli Ingegneri è stato definito "inequivocabile" dalla stessa Ciceri: le imprese manifatturiere hanno bisogno di percorsi formativi mirati, agili e capaci di intercettare le opportunità tecnologiche emergenti. Non corsi generalisti, ma programmi costruiti sulle esigenze reali delle filiere produttive, che integrino competenze tecniche tradizionali con le nuove frontiere del digitale e della sostenibilità. La presidente di A.P.I. ha insistito su un punto centrale: "Solo facendo squadra possiamo affrontare davvero le transizioni in atto e trasformarle in opportunità di crescita". La sfida, in sintesi, non è soltanto trovare le persone giuste, ma costruire un ecosistema in cui imprese, istituzioni e professioni tecniche dialoghino stabilmente. Il capitale umano resta il vero vantaggio competitivo del modello lombardo, quell'esperienza e quel saper fare che nessuna tecnologia può sostituire. Tuttavia, senza investimenti coordinati nella formazione e senza alleanze operative come quella appena avviata, il rischio concreto è che quel patrimonio si disperda, lasciando le PMI italiane ai margini delle grandi trasformazioni industriali in corso.