La facoltà di Medicina dell'Università di Tor Vergata con sede a Tirana può continuare a operare. Il Tar del Lazio ha respinto il ricorso presentato contro l'assegnazione della sede albanese, dichiarandola pienamente legittima e inserita correttamente nel sistema nazionale di accesso ai corsi di laurea in Medicina. Una pronuncia netta, che chiude, almeno per ora, il contenzioso amministrativo su una delle iniziative più discusse nel panorama universitario italiano degli ultimi anni.
La decisione del Tar del Lazio
L'ordinanza del Tribunale amministrativo non lascia spazio ad ambiguità. La sede di Tirana, secondo i giudici, è stata legittimamente inclusa nel sistema di accesso e ha concorso alla formazione della graduatoria nazionale al pari di tutte le altre sedi accreditate sul territorio italiano. In altre parole, chi ha indicato Tirana tra le proprie preferenze ha compiuto una scelta tra opzioni tutte ugualmente valide.
Il ricorso era stato presentato da una candidata che contestava la legittimità dell'assegnazione, sollevando dubbi sia sulla trasparenza delle informazioni fornite sia sugli aspetti economici legati alla frequenza di un corso di laurea all'estero. Il Tar ha smontato entrambe le obiezioni, punto per punto.
Trasparenza e denominazione: nessun inganno per gli studenti
Uno degli argomenti centrali del ricorso riguardava la presunta mancanza di chiarezza nella comunicazione della sede. I giudici hanno ritenuto l'obiezione infondata. La denominazione riportata sulla piattaforma Universitaly, il portale ministeriale attraverso cui gli studenti esprimono le proprie preferenze, era "Medicina Roma Tor Vergata Tirana". Una formula che, scrivono i magistrati, "indicava chiaramente ed inequivocabilmente la collocazione geografica del corso nella città di Tirana".
Nessuna lesione del principio di trasparenza, dunque. Chi ha selezionato quella opzione sapeva, o avrebbe dovuto sapere, di candidarsi per un percorso di studi nella capitale albanese. La dicitura non era ambigua, né nascondeva la natura estera della sede.
La questione delle tasse universitarie
Il secondo fronte del ricorso era di natura economica. Studiare a Tirana potrebbe comportare costi diversi rispetto a una sede italiana? La ricorrente evidenziava l'incertezza legata alla contribuzione studentesca, soprattutto per gli anni successivi al primo.
Il Tar ha affrontato la questione con un ragionamento pragmatico. Per l'anno accademico 2024/2025 è stata disposta un'equiparazione delle tasse tra la sede albanese e quelle italiane. Il fatto che tale equiparazione non sia ancora stata estesa formalmente all'intero ciclo di studi non costituisce, secondo i giudici, un vizio di legittimità. Il motivo è semplice e, per certi versi, disarmante: nemmeno gli atenei italiani possono garantire che le tasse rimarranno invariate per sei anni.
La ricorrente, si legge nell'ordinanza, "non ha dimostrato che per gli studenti assegnati ad altre sedi italiane sussista una garanzia vincolante di invarianza della contribuzione per l'intero ciclo di studi". Un'osservazione che ribalta la prospettiva: l'incertezza economica non è una prerogativa di Tirana, ma una condizione strutturale dell'intero sistema universitario.
Il precedente e le implicazioni future
La pronuncia del Tar del Lazio rappresenta un precedente significativo per il futuro delle sedi universitarie italiane all'estero. Il progetto di Tor Vergata a Tirana si inserisce nel più ampio contesto delle relazioni tra Italia e Albania, che negli ultimi anni hanno visto un'intensificazione su più fronti, dall'accordo sui centri per i migranti fino alla cooperazione in ambito formativo.
Con questa decisione, il modello della sede distaccata oltreconfine riceve una validazione giuridica che potrebbe aprire la strada a iniziative analoghe da parte di altri atenei. Resta da vedere se il Consiglio di Stato, qualora venisse presentato appello, confermerà l'impostazione del Tar.
Va anche considerato il contesto normativo. L'accreditamento della sede di Tirana è passato attraverso i canali istituzionali previsti dalla legislazione vigente, ottenendo il via libera del Ministero dell'Università e della Ricerca. Il Tar ha verificato che ogni passaggio procedurale sia stato rispettato, senza riscontrare irregolarità.
Cosa cambia per gli studenti assegnati a Tirana
Per i circa duecento studenti che hanno iniziato il loro percorso nella sede albanese, la sentenza offre una certezza in più. Il loro titolo di studio avrà pieno valore legale, esattamente come quello conseguito in qualsiasi altra sede italiana di Tor Vergata. Le lezioni sono tenute in lingua italiana da docenti dell'ateneo romano, e il piano di studi ricalca quello della sede principale.
Permangono, naturalmente, le specificità logistiche di una vita universitaria in un Paese diverso. Alloggi, costo della vita, servizi: su questi aspetti ogni studente dovrà fare le proprie valutazioni. Ma sul piano giuridico e accademico, il Tar ha stabilito che non esistono differenze sostanziali tra Tirana e le altre sedi.
La decisione del Tribunale amministrativo del Lazio segna un punto fermo nella vicenda. La sede di Medicina di Tor Vergata a Tirana è legittima, trasparente nella sua denominazione e correttamente inserita nel sistema nazionale di accesso. Le obiezioni economiche non reggono, perché l'incertezza sulle tasse future è una condizione comune a tutti gli atenei. Per chi sperava in un ripensamento, la strada del ricorso amministrativo si è rivelata un vicolo cieco.