Indice: In breve | L'operazione "Carbone delle Alpi" | Come funziona la filiera del biochar falso | Perché IPA e diossine sono pericolosi | Il quadro normativo europeo sul biochar | Errori comuni da evitare | Domande frequenti
In breve
- Il 20 maggio 2026 l'operazione "Carbone delle Alpi" ha portato a 12 arresti su 19 indagati
- L'accusa: ceneri di pirolisi e gassificazione trasformate illegalmente e vendute come carbone o biochar "green"
- Le analisi hanno rilevato IPA (idrocarburi policiclici aromatici, alcuni cancerogeni) e diossine oltre i limiti di legge
- I prodotti erano destinati a barbecue, fertilizzanti, riscaldamento domestico e agricoltura
- L'indagine ha coinvolto Italia, Austria, Germania, Croazia e Serbia con supporto di Europol, Eurojust e OLAF
L'operazione "Carbone delle Alpi"
Il 20 maggio 2026 la Direzione Distrettuale Antimafia (DDA) di Trento ha coordinato l'operazione "Carbone delle Alpi", condotta dal Nucleo Operativo Ecologico (NOE) dei Carabinieri. Il GIP del Tribunale di Trento ha disposto la custodia cautelare in carcere per 12 dei 19 indagati. Contestualmente, è stato sequestrato un impianto di cogenerazione in Alto Adige, affidato ad amministrazione controllata.
Al centro dell'indagine un sistema criminale transnazionale attivo tra Alto Adige, Austria, Germania, Croazia e Serbia. Le ceneri derivanti da processi di pirolisi e gassificazione, anziché essere smaltite come rifiuti speciali, venivano trattate illegalmente e commercializzate come carbone di legna o biochar. I campionamenti e le analisi sono stati condotti dall'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli (ADM) regionale, che ha affiancato le attività investigative. Il coordinamento internazionale ha visto la partecipazione di Europol, Eurojust e OLAF. Comunicato stampa ADM - operazione Carbone delle Alpi
Come funziona la filiera del biochar falso
Il processo fraudolento segue una logica precisa, che sfrutta la somiglianza visiva tra le ceneri di scarto e il biochar autentico.
- Raccolta delle ceneri: le ceneri da impianti di cogenerazione a pirolisi e gassificazione, classificabili come rifiuti speciali, vengono sottratte al ciclo regolare di smaltimento.
- Trattamento illegale: i materiali vengono lavorati, miscelati o pressati in bricchette per avvicinarsi all'aspetto di prodotti commerciali.
- Riclassificazione fraudolenta: attraverso documenti falsi o dichiarazioni mendaci, i prodotti vengono classificati come biomassa naturale o biochar, non come rifiuto.
- Commercializzazione transfrontaliera: i prodotti vengono distribuiti in più paesi, sfruttando le differenze nei controlli tra gli Stati UE e quelli extra-UE.
- Destinazione finale: barbecue, fertilizzanti per l'agricoltura e riscaldamento domestico, con prodotti che raggiungono consumatori ignari dei rischi.
Perché IPA e diossine sono pericolosi
Le analisi chimiche condotte su ceneri, semilavorati e bricchette finite hanno rilevato due categorie di contaminanti critici. Gli IPA (idrocarburi policiclici aromatici) si formano durante la combustione incompleta di materia organica. Diversi IPA sono classificati come cancerogeni dalla IARC (Agenzia Internazionale per la Ricerca sul Cancro). Nei materiali carbonizzati di qualità, temperatura e tempo di trattamento vengono controllati per mantenere gli IPA sotto i limiti normativi. Nelle ceneri sequestrate, le concentrazioni erano superiori ai valori di legge.
Le diossine (dibenzo-p-diossine policlorurate, PCDD) sono contaminanti organici persistenti: si accumulano nell'ambiente, nel suolo e nella catena alimentare. L'esposizione prolungata è associata a effetti sul sistema immunitario, endocrino e riproduttivo. Quando un fertilizzante o ammendante agricolo contenente diossine viene distribuito sul suolo, il rischio di contaminazione riguarda le colture e, attraverso di esse, la filiera alimentare.
Il quadro normativo europeo sul biochar
Il biochar autentico è un materiale carbonioso ottenuto da biomassa tramite pirolisi in condizioni controllate. Nell'Unione Europea la sua classificazione è disciplinata dal Regolamento (UE) 2019/1009 sui prodotti fertilizzanti, che prevede la categoria CMC 14 per i materiali da pirolisi e gassificazione, con requisiti precisi su IPA, metalli pesanti e contaminanti organici.
Lo Standard Europeo del Biochar (EBC), adottato volontariamente in molti paesi UE e obbligatorio in Svizzera, fissa soglie analitiche specifiche: il contenuto di IPA-16 deve essere inferiore a 12 mg/kg. Le ceneri alla base dell'inchiesta "Carbone delle Alpi" presentavano concentrazioni ben oltre tale soglia, ma venivano immesse sul mercato come prodotti conformi. La distinzione tra rifiuto e sottoprodotto, tracciata in modo non uniforme tra la normativa italiana e quella europea, ha rappresentato il margine di incertezza sfruttato dalla rete criminale.
Errori comuni da evitare
Confondere il biochar certificato con il carbone da barbecue generico: non tutti i prodotti a base di carbone derivano da processi controllati. La dicitura "carbone vegetale" o "naturale" sull'etichetta non garantisce l'assenza di contaminanti né il rispetto dei limiti normativi.
Fidarsi del solo termine "green" o "eco" in etichetta: l'etichetta ambientale non è soggetta a verifica obbligatoria da parte di un ente terzo, salvo che sia accompagnata da una certificazione riconosciuta. Il termine "biochar" da solo non è una garanzia di sicurezza.
Non verificare la provenienza dell'impianto di produzione: il biochar certificato EBC richiede tracciabilità della biomassa di origine e delle condizioni di processo. Un produttore certificato fornisce documentazione e numero di certificato verificabile nel registro pubblico.
Usare fertilizzanti o ammendanti di origine sconosciuta in agricoltura: chi coltiva e usa prodotti da suolo non certificati può introdurre contaminanti persistenti nel proprio terreno, con effetti a lungo termine su colture successive e sulla qualità del raccolto.
Domande frequenti
Cos'è il biochar e a cosa serve?
Il biochar è un materiale carbonioso prodotto dalla pirolisi di biomassa vegetale in condizioni controllate, con apporto limitato di ossigeno. Migliora la struttura del suolo, trattiene l'umidità e fissa il carbonio, riducendo le emissioni di CO2. È impiegato in agricoltura come ammendante, nei sistemi di depurazione idrica e nella ricerca sul sequestro del carbonio. La sua produzione legittima richiede materie prime certificate e processi verificabili.
Come si riconosce un biochar certificato?
Il certificato EBC (European Biochar Certificate) è il riferimento principale in Europa. I produttori certificati sono elencati in un registro pubblico verificabile. Il lotto deve riportare numero di certificato, data di analisi e risultati dei parametri chiave, tra cui IPA, metalli pesanti e pH. Per acquisti in grandi quantità destinati a uso agricolo, è buona prassi richiedere il rapporto di analisi direttamente al produttore.
I prodotti sequestrati possono essere ancora sul mercato?
L'operazione ha portato al sequestro preventivo dell'impianto produttivo in Alto Adige. I prodotti già distribuiti nei cinque paesi coinvolti potrebbero però non essere stati ancora rintracciati. Le autorità sanitarie e doganali coordinate tramite Europol e OLAF stanno proseguendo le verifiche sulla tracciabilità della merce distribuita.
Cosa posso fare se ho acquistato carbone da barbecue di dubbia origine?
Se il prodotto non riporta produttore, origine della biomassa o certificazione, la prudenza suggerisce di non utilizzarlo, specialmente in cottura di alimenti. Per sospetti fondati su prodotti agricoli è possibile contattare l'ARPA della propria regione. Per segnalazioni formali su possibili frodi ambientali, il riferimento è il NOE dei Carabinieri o l'Agenzia delle Dogane e dei Monopoli. L'operazione "Carbone delle Alpi" non descrive un caso isolato: documenta come un sistema criminale organizzato possa sfruttare la crescente domanda di prodotti green per distribuire materiali pericolosi attraverso mercati legali. Per consumatori e agricoltori, la verifica della certificazione rimane lo strumento più diretto per distinguere il biochar autentico dai suoi sostituti tossici. Il procedimento giudiziario chiarirà la portata completa del traffico, ma il quadro normativo europeo potrebbe dover diventare più stringente per chiudere i margini di incertezza che questa inchiesta ha messo in luce.