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Dispersione scolastica in Italia all'8,2%: l'obiettivo europeo 2030 centrato con cinque anni di anticipo
Editoriali

Dispersione scolastica in Italia all'8,2%: l'obiettivo europeo 2030 centrato con cinque anni di anticipo

I dati ISTAT certificano il calo della dispersione scolastica italiana all'8,2% nel 2025, superando il target del 9% fissato dall'Agenda 2030 UE. Il ministro Valditara rivendica i risultati delle politiche governative.

L'Italia ha raggiunto e superato con cinque anni di anticipo l'obiettivo sulla dispersione scolastica fissato dall'Agenda 2030 dell'Unione Europea. È quanto emerge dalla rilevazione ISTAT "Elet, Early Leavers from Education and Training", pubblicata il 10 aprile 2026, che fotografa un tasso di abbandono scolastico sceso all'8,2% nel 2025, ben al di sotto della soglia del 9% che Bruxelles aveva indicato come traguardo per la fine del decennio. Il ministro dell'Istruzione e del Merito, Giuseppe Valditara, ha definito il risultato "eccezionale", rivendicando l'efficacia delle misure adottate dal governo Meloni a partire dal 2022.

Il quadro generale: i numeri del 2025

La traiettoria tracciata dai dati ISTAT è netta. Nel 2022 la dispersione scolastica si attestava all'11,5%. L'anno successivo il dato è sceso al 10,5%, poi al 9,8% nel 2024, fino all'attuale 8,2%. Se si considerano soltanto gli studenti con cittadinanza italiana, la percentuale si riduce ulteriormente al 6,7%, un valore che colloca il Paese tra le migliori performance del continente.

Il confronto con il recente passato rende ancora più evidente la portata del cambiamento. Nel 2020, anno in cui l'Unione Europea aveva fissato un primo target al 10%, l'Italia registrava un tasso di dispersione del 14,2%, mancando l'obiettivo di oltre quattro punti percentuali. In cinque anni il divario non solo è stato colmato, ma si è trasformato in un margine positivo rispetto ai parametri europei.

Il confronto europeo: l'Italia in controtendenza

Il dato italiano acquista ulteriore rilievo se messo a confronto con le tendenze registrate in altri Paesi dell'Unione. La Germania, nel 2024, presentava un tasso di dispersione del 12,9%, quasi cinque punti sopra il dato italiano del 2025. Paesi tradizionalmente considerati modelli educativi hanno mostrato segnali preoccupanti: l'Estonia era all'11%, la Danimarca al 10,4%, la Finlandia al 9,6%. In tutti questi casi, il trend degli ultimi anni è stato negativo, con un aumento progressivo degli abbandoni.

L'Italia, insomma, si muove in direzione opposta rispetto a diverse nazioni europee. Un'inversione che il ministro Valditara attribuisce direttamente alle politiche scolastiche messe in campo dall'esecutivo.

Le politiche dietro i numeri: da Agenda Sud al Decreto Caivano

Tra le misure citate dal ministro come determinanti per il risultato ottenuto figurano in primo piano Agenda Sud e Agenda Nord, programmi pensati per sviluppare didattiche innovative e contrastare l'abbandono nelle aree a maggiore rischio. A queste si aggiunge il Decreto Caivano, che ha introdotto norme e procedure più rigorose per contrastare la violazione dell'obbligo di frequenza scolastica.

I risultati più evidenti arrivano proprio dal territorio che ha ispirato il decreto. In Campania, nell'anno scolastico 2024/2025, sono stati recuperati circa 8.000 studenti che avevano abbandonato la scuola. Un dato che Valditara definisce "un esempio inconfutabile" dell'efficacia combinata di Agenda Sud e delle misure repressive contro l'evasione scolastica.

Il modello adottato ha puntato su un doppio binario: da un lato l'innovazione didattica per rendere la scuola più attrattiva, dall'altro il rafforzamento degli strumenti normativi per garantire il rispetto dell'obbligo formativo.

Il nodo degli studenti stranieri

Non tutto, tuttavia, è risolto. La rilevazione ISTAT mette in luce una frattura significativa tra studenti italiani e studenti di cittadinanza straniera. Per questi ultimi, il tasso di dispersione nel 2025 si attesta al 26,2%, un dato che resta allarmante nonostante il miglioramento rispetto al 30,1% del 2022.

Quasi uno studente straniero su quattro, dunque, abbandona il percorso formativo prima del completamento. Il ministro riconosce apertamente il problema e lo collega alla questione linguistica. Per affrontarlo, il governo ha avviato nell'anno scolastico in corso un piano di potenziamento dell'insegnamento della lingua italiana che prevede:

  • Un investimento di oltre 13 milioni di euro
  • La specializzazione di 1.000 docenti dedicati all'insegnamento dell'italiano agli studenti neoarrivati

La scommessa è chiara: ridurre la barriera linguistica per abbattere il muro che separa gli studenti stranieri dal completamento del ciclo scolastico.

Il riconoscimento OCSE e la riforma del 4+2

Ai dati sulla dispersione si affianca un riconoscimento internazionale che riguarda un altro pilastro della politica scolastica del governo. Il recente rapporto OCSE "Fondamenti della crescita e della competitività 2026" ha citato esplicitamente la riforma italiana del "4+2", il nuovo modello di formazione tecnica e professionale, osservando che "la formazione tecnica e professionale è stata oggetto di riforma per meglio rispondere alle esigenze del mondo del lavoro".

Si tratta di un segnale importante. L'OCSE, organizzazione che raramente si sbilancia in giudizi positivi sulle riforme educative dei singoli Paesi, ha individuato nel modello italiano un caso meritevole di menzione nel contesto delle politiche per la crescita economica.

Il quadro d'insieme

I numeri della rilevazione ISTAT raccontano un'Italia che, sul fronte della dispersione scolastica, ha compiuto progressi significativi in un arco di tempo relativamente breve. Il passaggio dall'11,5% all'8,2% in tre anni rappresenta un risultato concreto, rafforzato dal confronto favorevole con il panorama europeo. Restano aperti nodi strutturali, primo fra tutti il tasso di abbandono tra gli studenti stranieri, che richiederà interventi prolungati e risorse adeguate. Il traguardo dell'Agenda 2030 è stato formalmente superato, ma la sfida dell'inclusione scolastica, soprattutto per le fasce più vulnerabili della popolazione studentesca, è tutt'altro che conclusa.

Pubblicato il: 10 aprile 2026 alle ore 12:05

Domande frequenti

Qual è il nuovo tasso di dispersione scolastica in Italia e come si confronta con l'obiettivo europeo?

Nel 2025, il tasso di dispersione scolastica in Italia è sceso all'8,2%, superando con cinque anni di anticipo l'obiettivo europeo fissato al 9% per il 2030.

Quali sono le principali misure adottate dal governo per ridurre la dispersione scolastica?

Le principali misure includono i programmi Agenda Sud e Agenda Nord, che promuovono didattiche innovative nelle aree a rischio, e il Decreto Caivano, che rafforza le norme contro l'evasione scolastica.

Come si posiziona l'Italia rispetto ad altri Paesi europei in termini di dispersione scolastica?

L'Italia mostra una delle migliori performance in Europa, registrando un calo della dispersione scolastica mentre in molti altri Paesi, come Germania, Estonia, Danimarca e Finlandia, il fenomeno è in aumento.

Qual è la situazione della dispersione scolastica tra gli studenti stranieri?

La dispersione tra gli studenti stranieri rimane alta, con un tasso del 26,2% nel 2025, nonostante un miglioramento rispetto al 30,1% del 2022. Il governo ha avviato investimenti specifici e potenziato l'insegnamento dell'italiano per ridurre questa disparità.

Che ruolo ha avuto la riforma del '4+2' nella politica scolastica italiana?

La riforma del '4+2' ha rinnovato la formazione tecnica e professionale per allinearla meglio alle esigenze del mondo del lavoro, ricevendo un riconoscimento positivo anche dall'OCSE.

Restano ancora delle sfide aperte nonostante i progressi ottenuti?

Sì, in particolare il tasso elevato di abbandono tra gli studenti stranieri rappresenta una sfida ancora aperta e richiederà interventi prolungati e risorse adeguate per essere affrontata efficacemente.

Natale Labia

Articolo creato da

Natale Labia

Giornalista Professionista Giornalista con oltre 30 anni di esperienza, laureato in scienze politiche e relazioni internazionali all’Università La Sapienza di Roma, collaboro a contratto con L’Edicola e Il Mattino di Puglia e Basilicata dove mi occupo di politica e di economia. Per Edunews24 curo l’informazione politica relativa ai temi dell’Istruzione. In particolare, scrivendo delle attività istituzionali con un focus sia sulle iniziative e sui programmi dei Ministeri dell’Istruzione e del Merito, dell’Università e della Ricerca e della Cultura che su quelle delle commissioni parlamentari della Camera dei deputati e del Senato della Repubblica. Inoltre, sono amministratore unico di Italialab srl con cui curo uffici stampa pubblici e privati e sviluppo programmi di valorizzazione culturale e di promozione territoriale. In passato ho collaborato con testate nazionali e regionali, in particolare pugliesi, e ho scritto i volumi Il sindaco di Tutti, edito da Il Castello editore e Dal Rosso al Nero. Ho partecipato al volume collettivo edito dalla Fondazione Tatarella e da Giubilei Regnani editore sui trent’anni dalla fondazione di Alleanza nazionale. Per tre legislature sono stato collaboratore parlamentare occupandomi di legge di bilancio e di politiche agroalimentari con particolare riferimento all’export del Made in Italy e al contrasto dell’Italian sounding, collaborando con le Camera di commercio italiane all’estero. Appassionato di storia, di sociologia e di costume, spesso racconto all’interno delle collaborazioni giornalistiche i cambiamenti della società italiana e internazionale attraverso gli usi, le abitudini e i protagonisti che hanno accompagnato negli anni lo sviluppo e la crescita sociale e culturale. Pugliese di nascita, vivo a Roma o in un ipotetico altrove.

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