- Una mostra che guarda oltre la malattia
- L'occhio di Marianna Sambiase: operatrice e fotografa
- Berengo Gardin e Zuppi: sguardi d'autore sulla fragilità
- Il Museo Diocesano come spazio di riflessione sociale
- Informazioni pratiche e date
- Domande frequenti
Una mostra che guarda oltre la malattia
Ci sono fotografie che documentano. Altre che denunciano. E poi ci sono quelle che, semplicemente, restituiscono umanità. È il caso di "Non dimenticarti. L'esperienza di Sacra Famiglia e la cura dell'Alzheimer", la mostra fotografica allestita al Museo Diocesano di Milano che fino al 3 maggio 2026 invita il pubblico a posare lo sguardo su un mondo troppo spesso relegato ai margini della narrazione pubblica: quello delle persone che convivono con l'Alzheimer.
Non si tratta di un'operazione pietistica, né di un catalogo clinico della degenerazione cognitiva. L'esposizione milanese sceglie una strada diversa, più sottile e per questo più potente: mostrare i volti, i gesti quotidiani, le relazioni che resistono anche quando la memoria cede. Stando a quanto emerge dal progetto espositivo, l'intento è duplice: raccontare chi vive la malattia e, al tempo stesso, chi se ne prende cura ogni giorno, spesso nell'invisibilità.
In un panorama culturale italiano che negli ultimi anni ha saputo aprirsi a temi di forte impatto sociale, come dimostrano iniziative quali le campagne per la diffusione della lettura nelle scuole, questa mostra si inserisce in un filone preciso: quello della fotografia sociale come strumento di consapevolezza collettiva.
L'occhio di Marianna Sambiase: operatrice e fotografa
Il cuore della mostra è il lavoro di Marianna Sambiase, fotografa che porta con sé un elemento raro e decisivo: la conoscenza diretta del contesto che ritrae. Sambiase non è una professionista dell'obiettivo paracadutata in una realtà a lei estranea. È operatrice presso l'Istituto Sacra Famiglia, la storica struttura che da decenni rappresenta un punto di riferimento nazionale nell'assistenza alle persone fragili.
Questa doppia identità, quella di chi cura e di chi fotografa, attraversa ogni immagine esposta. Le sue fotografie non rubano momenti, li abitano. Si percepisce una familiarità con i soggetti ritratti che nessuna tecnica compositiva, per quanto raffinata, potrebbe simulare. I malati di Alzheimer, nei suoi scatti, non sono "casi". Sono persone con un nome, una storia, uno sguardo che comunica anche quando le parole si sono fatte rare.
Come sottolineato dai promotori dell'iniziativa, il progetto fotografico della Sambiase nasce dall'esperienza quotidiana all'interno dei reparti della Sacra Famiglia, dove la cura non si esaurisce nel gesto medico ma si estende alla dimensione relazionale, affettiva, umana. Una concezione che in Italia trova riscontro anche nei più recenti orientamenti del Piano Nazionale Demenze, aggiornato dal Ministero della Salute, che insiste sulla centralità della persona e sulla necessità di interventi integrati.
Berengo Gardin e Zuppi: sguardi d'autore sulla fragilità
Accanto al corpus principale di Marianna Sambiase, la mostra ospita fotografie firmate da due nomi di grande rilievo: Gianni Berengo Gardin ed Enrico Zuppi.
Berengo Gardin, maestro indiscusso della fotografia italiana del Novecento, ha dedicato un'intera carriera a raccontare le periferie sociali e le esistenze dimenticate. La sua presenza in questa esposizione non è casuale: già negli anni Sessanta e Settanta il fotografo veneziano aveva documentato le condizioni dei manicomi italiani, contribuendo a quel dibattito culturale che avrebbe portato alla legge Basaglia del 1978. Ritrovare il suo nome accanto a un progetto sull'Alzheimer nel 2026 traccia un filo lungo mezzo secolo di fotografia come impegno civile.
Anche le immagini di Enrico Zuppi arricchiscono il percorso espositivo, aggiungendo una prospettiva ulteriore che dialoga con il lavoro della Sambiase. L'accostamento di sguardi diversi, per formazione e sensibilità, impedisce qualsiasi lettura univoca della malattia e restituisce al visitatore la complessità di un tema che non si lascia ridurre a formula.
Il Museo Diocesano come spazio di riflessione sociale
La scelta del Museo Diocesano di Milano come sede dell'esposizione merita una riflessione a parte. Non si tratta di una galleria fotografica qualunque, ma di uno spazio che negli ultimi anni ha saputo affiancare alla tradizionale vocazione artistica e religiosa un'apertura crescente verso i temi del contemporaneo.
Ospitare una mostra sull'Alzheimer all'interno di un museo legato alla Diocesi ambrosiana significa collocare la questione della cura, della fragilità e della memoria in una cornice che è insieme culturale e spirituale. Un messaggio chiaro: la malattia non riguarda solo il sistema sanitario. Riguarda la comunità intera, la rete di affetti, il modo in cui una società decide di trattare i propri membri più vulnerabili.
Milano, del resto, si conferma nel 2026 una città capace di proporre un'offerta culturale articolata e attenta alle istanze sociali. Tra le scoperte archeologiche che continuano a stupire in altre aree del Paese e le numerose mostre in programma nel capoluogo lombardo, "Non dimenticarti" si distingue per la sua capacità di trasformare uno spazio espositivo in un luogo di incontro e di domanda.
La questione resta aperta, e non solo in senso retorico. In Italia si stima che le persone affette da demenza siano oltre un milione, con l'Alzheimer che rappresenta la forma più diffusa. I caregiver familiari, spesso privi di un riconoscimento giuridico adeguato, sostengono un carico assistenziale enorme. Mostre come questa non offrono soluzioni, ma fanno qualcosa di altrettanto necessario: costringono a guardare.
Informazioni pratiche e date
La mostra "Non dimenticarti. L'esperienza di Sacra Famiglia e la cura dell'Alzheimer" è visitabile presso il Museo Diocesano di Milano fino al 3 maggio 2026.
- Sede: Museo Diocesano Carlo Maria Martini, piazza Sant'Eustorgio 3, Milano
- Periodo: fino al 3 maggio 2026
- Protagonisti: fotografie di Marianna Sambiase, Gianni Berengo Gardin, Enrico Zuppi
- Promossa da: Istituto Sacra Famiglia
Per orari di apertura e modalità di accesso si consiglia di consultare il sito ufficiale del Museo Diocesano.