Il patto del merluzzo tra Norvegia e Russia: quote, storia e geopolitica
Il Mare di Barents rappresenta uno degli ecosistemi marini più importanti a livello globale, ospitando lo stock più grande di merluzzo al mondo, il Gadus morhua nordest artico, condiviso tra Russia e Norvegia. Questo stock è fondamentale non solo per l'ambiente marino, ma anche per l'economia, generando un mercato annuale valutato circa 2 miliardi di euro. La peculiare biologia del merluzzo, che migra tra acque russe e norvegesi per riprodursi, rende indispensabile un accordo bilaterale di co-gestione che ne regoli il prelievo, evitando l'esaurimento rapido della risorsa. Senza tale collaborazione, la pesca incontrollata in uno dei due territori potrebbe condurre al collasso dello stock, con gravi conseguenze biologiche ed economiche. L'accordo di co-gestione nasce nel 1975 e ha resistito a molteplici tensioni geopolitiche, dalla guerra fredda fino alle recenti sanzioni contro la Russia. Esso si basa su raccomandazioni scientifiche del ICES che stabilisce quote massime sostenibili annuali, ripartite tra Norvegia (circa il 49%) e Russia (circa il 51%) secondo criteri storici consolidati. Per il 2026, la quota totale è pari a 285.000 tonnellate, la più bassa dal 1991, frutto di un lungo periodo di riduzioni per favorire il recupero dello stock. Nonostante le crescenti difficoltà, la commissione mista russo-norvegese (JNRFC) continua a funzionare, confermando il ruolo cruciale della scienza e della cooperazione per la gestione sostenibile di questa preziosa risorsa. Le tensioni politiche, accentuate dalle sanzioni contro aziende russe e dalle preoccupazioni di spionaggio nell'Artico, hanno complicato i negoziati per le quote di pesca, ma non hanno infranto il patto di co-gestione. La Norvegia mantiene il dialogo pur applicando restrizioni mirate, mentre l'UE e il commissario per la pesca sollevano dubbi sulla possibilità che il patto possa essere utilizzato per attività non regolamentate. Tuttavia, la complessità geopolitica, in particolare la dipendenza europea dal gas norvegese, impedisce un attacco frontale all'accordo. La stabilità di questo patto è quindi una prova di resilienza diplomatica e scientifica che non solo tutela il merluzzo, ma segna anche un raro esempio di collaborazione in un contesto geopolitico delicato e strategico.