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Dal gergo incel a TikTok: cos'è e come funziona il -maxxing

Il suffisso -maxxing trae origine dal min-maxing dei giochi di ruolo, dove si massimizzavano attributi specifici per vincere, trascurandone altri. Negli anni Dieci, gli incel diffusero il termine looksmaxxing, riferito all'ottimizzazione sistematica dell'aspetto fisico per aumentare il successo romantico, con pratiche che andavano dalla dieta a tecniche dubbie come il mewing. Il termine si è poi diffuso e trasformato in contesti più ampi e depurati da ideologie, raggiungendo TikTok con milioni di ricerche giornaliere e dando origine a varianti come sleepmaxxing, chinamaxxing, e forme ironiche quali nothingmaxxing. Il social maxxing ha subito un'evoluzione linguistica che ha trasformato un termine ideologico in un fenomeno di ottimizzazione quotidiana generalizzata, spesso senza consapevolezza dell'origine incel. Questo ha portato a una miriade di pratiche diverse: alcune supportate da evidenze scientifiche, come le buone abitudini per il sonno (parte dello sleepmaxxing); altre prive di basi mediche, come il tape-mouth o integratori non regolamentati. Tale espansione ha però portato effetti paradossali, come l'ortosomnia, ovvero ansia da perfezione del sonno che causa privazione reale. Gli errori comuni nel -maxxing includono la confusione tra ottimizzazione e perfezione, l'affidamento a influencer senza qualifiche e la perdita di contesto culturale originario che può occultare contenuti ideologicamente problematici. I dati di TikTok e studi medici mostrano la reale dimensione sociale e psicologica del fenomeno, enfatizzando l'importanza di distinguere pratiche fondate da mode effimere. Il -maxxing rimane così un esempio emblematico di come il gergo digitale si espanda e muta, influenzando abitudini quotidiane e percezioni personali in modo complesso e sfaccettato.

Pubblicato: 15/5/2026 Durata: 106 sec