Richard Stallman attacca: "L’intelligenza artificiale è solo una finzione". Duro intervento su AI, auto connesse e smartphone
Indice dei paragrafi
- L’intervento di Stallman: contesto e temi chiave
- Critica al termine “intelligenza artificiale”: la proposta di "Pretend Intelligence"
- L’attacco alle auto connesse: tecnologia e privacy nel mirino
- Smartphone come strumenti di sorveglianza: la posizione di Stallman
- Il valore del software libero e il ruolo delle università secondo Stallman
- Reverse engineering: competenza imprescindibile per il futuro
- Analisi delle implicazioni: tra sicurezza, privacy e controllo
- Le differenze tra software proprietario e software libero: centralità nel dibattito
- Le reazioni della comunità accademica e tecnologica
- Considerazioni finali e prospettive future
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L’intervento di Stallman: contesto e temi chiave
Nella giornata del 26 gennaio 2026, l’auditorium del Georgia Institute of Technology di Atlanta ha accolto uno dei pensatori più radicali e coerenti dell’informatica mondiale: il professor Richard Stallman. Personaggio storico, noto per aver fondato il movimento del software libero e il progetto GNU, Stallman non ha mai smesso di esercitare una critica puntuale e spietata verso le derive del digitale contemporaneo. Nel corso della lunga conferenza, Stallman ha affrontato temi nevralgici del dibattito tecnologico odierno, tra cui l’intelligenza artificiale, le auto connesse, gli smartphone e più in generale il modello di sviluppo fondato sul software proprietario. L’appuntamento era molto atteso sia nell’ambiente accademico che tra i sostenitori e i critici delle tecnologie emergenti, data la capacità di Stallman di stimolare questioni scomode e di rovesciare gli schemi consolidati.
Critica al termine “intelligenza artificiale”: la proposta di "Pretend Intelligence"
Uno degli aspetti più controversi e discussi dell’intervento è stata la critica di Stallman all’uso — spesso generico e promozionale — del termine "intelligenza artificiale". Secondo il noto informatico, l’espressione "intelligenza artificiale" (o semplicemente AI) veicola un’idea fuorviante, suggerendo che le macchine possiedano una forma reale di intelligenza assimilabile a quella umana. In realtà, per Stallman, i sistemi odierni — compresi quelli di AI generativa tanto in voga negli ultimi anni — operano su base algoritmica, manipolando dati senza alcuna forma di consapevolezza, giudizio o comprensione.
Per questo motivo, Stallman ha proposto di sostituire la dicitura "Artificial Intelligence" con il termine "Pretend Intelligence", ovvero "intelligenza finta", "simulata" o "pretesa". Ad avviso di Stallman, solo questa terminologia renderebbe giustizia alla reale natura dei sistemi, smascherando il tentativo delle grandi aziende di vendere come rivoluzionari degli strumenti che si limitano a riprodurre pattern e relazioni inferite dai dati.
Questa posizione, seppur fortemente polemica, rispecchia parte del dibattito accademico attuale, dove si sottolinea che gran parte dei cosiddetti "sistemi intelligenti" mostrano in realtà una notevole efficacia nell’eseguire compiti specifici ma non possono essere definiti "intelligenti" secondo criteri filosofici o neuroscientifici.
L’attacco alle auto connesse: tecnologia e privacy nel mirino
Altro tema centrale della conferenza sono state le auto connesse. Stallman ha mostrato una netta opposizione verso questi veicoli, presentati frequentemente al grande pubblico come simbolo di progresso, sicurezza e comfort. Il padre del software libero non ha esitato a definire le auto connesse "dotate di funzionalità maligne", puntando il dito soprattutto sull’aspetto della sorveglianza e della raccolta dati incessante a cui sono sottoposti gli utenti.
Secondo Stallman, le auto moderne, equipaggiate con connettività permanente, GPS, sensori e sistemi di infotainment, rappresentano una minaccia concreta per i diritti civili, dal momento che raccolgono, archiviano e talvolta trasmettono a terzi immense quantità di informazioni sulla posizione, sulle abitudini di guida e sui comportamenti degli individui. In questo quadro, la preoccupazione non riguarda solo la privacy in senso stretto, ma anche i rischi connessi all’interazione di questi dati con assicurazioni, aziende pubblicitarie e perfino forze di polizia. A detta di Stallman, l’unica vera soluzione sarebbe tornare a veicoli privi di capacità di connessione o quantomeno offrire sistemi il cui codice sorgente sia completamente trasparente e auditabile dagli utenti.
Smartphone come strumenti di sorveglianza: la posizione di Stallman
In una società iperconnessa come quella attuale, la posizione di Stallman sugli smartphone risulta particolarmente radicale e controcorrente. Lo stesso professore ha ribadito con fermezza il suo rifiuto personale a possedere o utilizzare uno smartphone, arrivando a qualificare tali dispositivi come "strumenti di sorveglianza di massa". Stallman sottolinea come ogni smartphone, a prescindere dalla marca o dal sistema operativo, sia in grado di registrare, localizzare e monitorare costantemente l’utente, archiviando dati che possono essere utilizzati da aziende, governi e agenzie di intelligence.
Nella prospettiva di Stallman, la questione va ben oltre la semplice pubblicità personalizzata: si tratta di una trasformazione strutturale del rapporto tra individuo e tecnologia, con effetti dirompenti sulla libertà personale.
L’auspicio espresso durante la conferenza è che la società intera prenda coscienza di tali rischi e rivendichi maggiore autonomia e trasparenza, sviluppando e adottando soluzioni meno invasive.
Il valore del software libero e il ruolo delle università secondo Stallman
Nel suo discorso, Stallman non ha mancato di ribadire l’importanza fondamentale del software libero come baluardo di libertà, trasparenza e partecipazione democratica. Secondo il fondatore della Free Software Foundation, la diffusione di sistemi chiusi e proprietari avrebbe contribuito a consolidare prassi di controllo e opacità, vincolando sia gli utenti comuni che le istituzioni a logiche di dipendenza tecnologica. In questa ottica, il software libero rappresenta una garanzia di sovranità digitale, poiché consente agli individui di accedere al codice, modificarlo, adattarlo alle proprie esigenze e, soprattutto, verificarne la sicurezza e il rispetto della privacy.
Un punto particolarmente innovativo, poi, riguarda il ruolo delle università. Stallman ha esortato i docenti e i responsabili accademici a riconsiderare la formazione in chiave critica, includendo nell’offerta didattica corsi espliciti di reverse engineering e analisi dei sistemi proprietari. Solo così, sostiene Stallman, sarà possibile formare una nuova generazione di esperti in grado di difendere i diritti digitali e di contrastare con competenza le pratiche scorrette o pericolose imposte dal mercato.
Reverse engineering: competenza imprescindibile per il futuro
Nel dettaglio, Stallman ha difeso il reverse engineering come strumento di emancipazione tecnologica. Questa pratica, spesso vista con sospetto da parte delle aziende e perfino criminalizzata in alcune legislazioni, consente invece — secondo il pensiero del professore — di scovare vulnerabilità, manipolazioni nascoste e violazioni potenziali dei diritti degli utenti. Insegnare il reverse engineering nelle università ha dunque una ricaduta duplice: da un lato promuove la trasparenza tecnica, dall’altro incentiva la nascita di una cultura digitale più responsabile e consapevole.
La stessa Free Software Foundation, fin dalle origini, ha sollecitato approcci come la disassemblazione, la ricostruzione e l’analisi del comportamento dei programmi, mettendo in evidenza come questa competenza si collochi al cuore della difesa dei diritti informatici.
Analisi delle implicazioni: tra sicurezza, privacy e controllo
L’intervento di Stallman, per quanto provocatorio, solleva questioni di fondo che toccano le direttrici principali dell’innovazione tecnologica odierna. L’enfasi sulla "Pretend Intelligence" più che su una vera "intelligenza artificiale", la denuncia delle auto connesse e degli smartphone come strumenti di sorveglianza, l’insistenza sulla libertà del codice sorgente, segnano una posizione drasticamente alternativa rispetto all’entusiasmo acritico per il progresso high-tech. Il nocciolo della questione resta quello della sicurezza: sistemi chiusi o che fanno largo uso di tecnologie opache mettono a rischio dati personali, abitudini e persino la libertà di movimento dei cittadini.
Non mancano implicazioni anche sul versante politico ed economico: sorveglianza, profilazione, perdita di controllo sui dati sono strumenti che possono influenzare comportamenti, orientamenti e perfino le libertà fondamentali. Il rilancio della formazione accademica sul reverse engineering, inoltre, va interpretato come una chiamata alle armi per un nuovo protagonismo tecnico e culturale delle future generazioni.
Le differenze tra software proprietario e software libero: centralità nel dibattito
Il cuore concettuale dell’intervento di Stallman resta la contrapposizione tra software proprietario, chiuso e spesso controllato da multinazionali, e software libero, accessibile e controllabile da chiunque. Secondo l’informatico americano, le stesse tecnologie che oggi governano AI, auto intelligenti e smartphone sono costruite su fondamenti restrittivi, che impediscono analisi indipendenti e celano pratiche non sempre lecite o etiche. A livello mondiale, il dibattito su "software libero Stallman" e "opinioni Stallman tecnologia" si rivela di grande attualità, anche alla luce delle numerose vulnerabilità e scandali emersi negli ultimi anni.
Solo un ecosistema aperto, in cui ogni utente può verificare e modficare il codice, garantirebbe dunque — secondo Stallman — quel livello di trasparenza e affidabilità tecnologica di cui la società ha oggi disperato bisogno.
Le reazioni della comunità accademica e tecnologica
Nonostante la radicalità delle opinioni espresse, numerosi partecipanti alla conferenza del Georgia Institute of Technology hanno riconosciuto il valore stimolante delle parole di Stallman. Da un lato c’è chi le ha accolte come una necessaria presa di coscienza critica all’interno di una disciplina spesso segnata da entusiasmi irrazionali. Dall’altro non sono mancate reazioni di scetticismo, in particolare circa la possibilità di inserire pratiche di reverse engineering nei programmi universitari, data la stringente normativa su copyright e proprietà intellettuale. Tuttavia, anche tra i più critici, si è fatto strada il riconoscimento dell’urgenza di una riflessione seria su privacy, sicurezza e modelli di business delle piattaforme tecnologiche.
Considerazioni finali e prospettive future
Alla luce dell’intervento, è evidente come Richard Stallman rappresenti ancora oggi una delle voci più autorevoli e indipendenti nel panorama della critica tecnologica globale. Le sue accuse all’intelligenza artificiale — o, meglio, alla "Pretend Intelligence" — e la sua opposizione ai modelli di sorveglianza pervasiva introdotti da auto connesse e smartphone aprono una finestra essenziale su questioni che raramente trovano spazio nei grandi eventi di settore. L’invito alle università a ripensare la didattica, flankato dalla necessità di potenziare reverse engineering e software libero, costituisce un messaggio forte, rivolto tanto agli addetti ai lavori quanto alla società civile.
Di fronte ai rischi di un’evoluzione tecnologica sempre più rapida e opaca, l’auspicio di Stallman è che tutti — dagli sviluppatori agli accademici, dai politici ai semplici utenti — trovino il coraggio e la competenza per rivendicare autonomia, conoscenza e responsabilità.
In definitiva, la conferenza di Atlanta si configura come un richiamo alle origini dell’etica informatica, dove la trasparenza, la libertà del software e il diritto di controllare la propria vita digitale dovrebbero tornare ad essere valori centrali nello sviluppo dell’innovazione.
Sintesi finale: L’intervento di Richard Stallman al Georgia Institute of Technology ha rilanciato con vigore la discussione su intelligenza artificiale, privacy e libertà digitale. Evidenziando derivazioni pericolose nei sistemi odierni, Stallman invita a una riflessione seria e ad azioni concrete, ponendo al centro l’indipendenza dell’utente e la responsabilità dell’intera filiera tecnologica. La questione, lungi dall’essere risolta, impegnerà ancora a lungo chi, come Stallman, si batte per una tecnologia davvero al servizio dell’uomo.