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Oltre 200 Testate Giornalistiche Limitano Internet Archive: Rischi per la Memoria Storica del Web
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Oltre 200 Testate Giornalistiche Limitano Internet Archive: Rischi per la Memoria Storica del Web

L’escalation fra editori e intelligenza artificiale mette a repentaglio l’accessibilità agli archivi online e la memoria digitale collettiva.

Oltre 200 Testate Giornalistiche Limitano Internet Archive: Rischi per la Memoria Storica del Web

Indice degli Argomenti

  • Introduzione
  • Cos’è Internet Archive e la Wayback Machine
  • Il ruolo cruciale della memoria storica online
  • L’escalation tra editori e Internet Archive
  • Le motivazioni delle testate giornalistiche
  • Il caso esemplare del New York Times
  • Geografia del blocco: i paesi coinvolti
  • Crawler e intelligenza artificiale: perché tanta preoccupazione?
  • Impatti sulla trasparenza e sulla ricerca
  • Reazioni dell’Internet Archive e dei suoi sostenitori
  • Possibili conseguenze a lungo termine
  • Opinioni dal mondo accademico e giornalistico
  • Come tutelare la memoria storica online?
  • Sintesi e conclusioni

Introduzione

Da alcune settimane, il mondo dell’informazione digitale assiste a una profonda trasformazione. Più di 200 siti di news hanno iniziato a limitare l’accesso a Internet Archive e alla sua celebre Wayback Machine, strumenti fondamentali per la conservazione della memoria storica del web. Un fenomeno che, a cascata, tocca tematiche cruciali quali la libertà dell’informazione, il diritto all’archivio e il futuro della conoscenza online.

La questione nasce dalla crescente tensione fra editori e i grandi player dell’intelligenza artificiale, sullo sfondo di timori legati all’uso improprio dei contenuti per l’addestramento dei modelli linguistici. Ma quali sono i reali rischi e cosa sta realmente accadendo dietro queste nuove barriere digitali?

Cos’è Internet Archive e la Wayback Machine

Internet Archive è una biblioteca digitale senza scopo di lucro, fondata nel 1996 da Brewster Kahle con l’obiettivo di offrire un accesso universale alla conoscenza. Il servizio di spicco è la Wayback Machine, un vero e proprio archivio delle pagine web, che permette di consultare versioni storiche di siti ormai modificati o cancellati.

La Wayback Machine è divenuta negli anni un punto di riferimento per giornalisti, ricercatori, avvocati e semplici cittadini interessati a verificare informazioni e recuperare pagine perse dalla rete. Secondo fonti accreditate, su Internet Archive sono attualmente conservati oltre 700 miliardi di pagine web.

Il ruolo cruciale della memoria storica online

Il concetto di memoria storica online è centrale nell’era digitale. Senza strumenti come Internet Archive, interi capitoli dell’informazione rischiano di scomparire dall’oggi al domani, cancellando fonti preziose non solo per la ricerca, ma anche per la trasparenza democratica.

Un web senza archivi sarebbe una rete “volatile”, priva di possibilità di verifica o di “rescue” di dati rimossi. La funzione principale degli archivi online è quindi quella di mantenere traccia dei cambiamenti e garantire la persistenza di informazioni spesso soggette a revisioni o rimozioni.

L’escalation tra editori e Internet Archive

Negli ultimi mesi si è assistito a un irrigidimento delle posizioni da parte degli editori. Secondo un’inchiesta pubblicata nel febbraio 2026 — e ampiamente ripresa dai media — sono 241 le testate, distribuite in nove paesi, che hanno ora vietato l’accesso ai crawler dell’Internet Archive.

Molte redazioni hanno progressivamente aggiornato i propri file “robots.txt” per bloccare l’indicizzazione da parte della Wayback Machine. In alcuni casi, come quello del New York Times, si è passati a un “hard blocking”: una misura che impedisce in modo attivo e irremovibile l’accesso ai bot.

Siamo davanti a un mutamento strutturale nell’ecosistema dei web archive, con profonde implicazioni sia sul piano legale sia su quello culturale.

Le motivazioni delle testate giornalistiche

Ma perché tanti editori stanno scegliendo la strada del blocco? Le ragioni dichiarate sono molteplici e tutte legate al tema dell’intelligenza artificiale e della proprietà intellettuale.

  1. Timore dell’addestramento AI: Le testate temono che la Wayback Machine sia utilizzata come fonte secondaria per l’addestramento dei grandi modelli di linguaggio (LLM) e degli algoritmi delle big tech. In questo modo i loro contenuti verrebbero sfruttati senza accordi economici e senza riconoscimenti agli autori.
  1. Protezione dei diritti digitali: Le aziende editoriali intendono proteggere i propri asset digitali, temendo che l’archiviazione massiva favorisca il plagio o la competizione sleale nei confronti dei prodotti originali a pagamento.
  1. Controllo sulla narrazione pubblica: Alcuni sostengono che limitare l’archiviazione permetta un maggior controllo sulla “narrazione” dei fatti, anche se questa posizione solleva evidenti questioni di trasparenza e accountability.

Il caso esemplare del New York Times

L’intervento del New York Times è emblematico. Il giornale più importante d’America ha imposto un blocco totale ai crawler di Internet Archive, una pratica nota come “hard blocking”. Questa barriera tecnica ha sollevato un intenso dibattito a livello internazionale, in quanto il Times è considerato uno standard di riferimento nell’ambito dell’informazione.

Il blocco è stato attivato dopo che alcune indagini hanno dimostrato che i dataset di molte intelligenze artificiali contenevano materiali tratti dalla Wayback Machine (e quindi anche dal NYT), senza alcuna autorizzazione o remunerazione. Da qui la decisione, seppur controversa, di eliminare qualsiasi possibilità di consultare, archiviare e “scaricare” versioni storiche delle proprie pagine.

Secondo i vertici della testata, si tratta di una misura necessaria per tutelare contenuti ed esclusiva informativa, anche se molti esperti ne sottolineano le conseguenze negative su pluralismo e memoria storica online.

Geografia del blocco: i paesi coinvolti

Sebbene gli USA siano il paese in cui si riscontra il maggior numero di blocchi, il fenomeno interessa almeno altri otto stati. Secondo fonti di settore, anche Canada, Regno Unito, Australia, Francia, Germania, Italia, Spagna e Giappone hanno visto alcune delle loro principali testate attivare restrizioni ai bot di Internet Archive.

L’elenco delle 241 testate coinvolte include molte fonti di rilievo internazionale, a conferma di come la questione sia globale e non limitata a una singola realtà editoriale. Si delinea quindi una nuova “cortina digitale” tra editori e archivi online.

Crawler e intelligenza artificiale: perché tanta preoccupazione?

Al centro della querelle c’è il ruolo sempre più pervasivo dei “crawler AI siti news” — ossia dei programmi automatici che scandagliano il web in cerca di dati da archiviare o analizzare. La Wayback Machine utilizza questi robot per salvare versioni delle pagine a beneficio futuro, mentre le aziende di IA possono sfruttare gli stessi contenuti per addestrare i propri sistemi.

Recenti ricerche dimostrano che i dataset realizzati tramite scraping massivo della Wayback Machine sono stati poi impiegati nello sviluppo di modelli capaci di produrre testo, sintesi, articoli automatici e “rivisitazioni” dei contenuti senza consenso degli autori originali.

Nell’era del content automation, per gli editori la protezione del patrimonio informativo rappresenta una priorità assoluta, benché questa scelta rischi di creare falle nel sistema di archiviazione pubblica.

Impatti sulla trasparenza e sulla ricerca

Bloccando l’accesso dei crawler di Internet Archive, si privano studiosi, giornalisti e cittadini di una delle principali fonti per la verifica e il fact checking. Non solo: parte della memoria storica rischia di andare definitivamente perduta, soprattutto per le pubblicazioni digitali che non lasciano copie cartacee.

L’assenza di archiviazione impedisce a giornalisti investigativi di recuperare versioni precedenti delle notizie, compromettendo anche la lotta alla disinformazione. L’impossibilità di ritrovare un contenuto modificato ex post — ad esempio in caso di rettifiche non comunicate o manipolazioni — limita lo spazio di trasparenza pubblica e revisionismo critico.

Reazioni dell’Internet Archive e dei suoi sostenitori

La risposta dell’Internet Archive non si è fatta attendere. L’organizzazione ha sottolineato, attraverso comunicati ufficiali, la necessità di garantire un equilibrio tra i diritti degli autori e il diritto collettivo alla memoria. Secondo la fondazione, il blocco rischia di minare il principio di “accesso universale alla conoscenza” sancito fin dallo statuto originario.

Numerosi esperti di open access, biblioteche digitali e diritti digitali hanno espresso preoccupazione per il blocco, sottolineando i rischi per la documentazione storica e la libertà di informazione online. Petizioni, lettere aperte e discussioni pubbliche si sono moltiplicate nelle ultime settimane, senza tuttavia produrre un cambiamento delle policy da parte delle grandi testate.

Possibili conseguenze a lungo termine

Se la tendenza dovesse ampliarsi, il rischio è quello di una “frammentazione” degli archivi online: una web history a macchia di leopardo, dove solo pochi contenuti sopravvivono al tempo digitale. I piccoli editori continueranno probabilmente a beneficiare dell’archiviazione pubblica, mentre i grandi gruppi manterranno sotto stretto controllo le proprie pubblicazioni.

Questo scenario pone interrogativi anche sul diritto d’accesso ai dati storici, la validità giuridica delle archiviazioni e la capacità del pubblico di verificare informazioni cruciali a distanza di anni. La memoria storica, se non tutelata collettivamente, rischia di dipendere sempre più dagli interessi commerciali privati.

Opinioni dal mondo accademico e giornalistico

Molti accademici e professionisti del settore media ribadiscono che la “memoria storica online” non può essere lasciata alla discrezionalità dei singoli editori. Il rischio di alterare la storia del web, cancellando tracce e versioni scomode, è un tema di etica pubblica prima ancora che giuridica.

Paolo Attivissimo, giornalista e divulgatore, sottolinea come “impedire l’archiviazione sistematica apra la porta a revisionismi e manipolazioni future della realtà digitale”. Dal mondo della ricerca giuridica emerge invece l’esigenza di una regolamentazione internazionale che riconosca il ruolo fondamentale degli archivi digitali neutrali.

Come tutelare la memoria storica online?

Le soluzioni possibili sono molteplici ma nessuna semplice. Alcune proposte nate nel dibattito internazionale includono:

  • Definizione di accordi quadro tra archivi pubblici ed editori, in modo da garantire l’uso controllato e non commerciale dei contenuti storici;
  • Sviluppo di strumenti di archiviazione decentralizzata, che rendano impossibile la cancellazione retroattiva;
  • Norme di legge che impongano minimi standard di archiviazione pubblica per contenuti ritenuti di pubblico interesse;
  • Sensibilizzazione dei cittadini sull’importanza della memoria storica online e del diritto di accesso alle fonti.

In ogni caso, è urgente un dialogo continuo tra tutte le parti in causa, per evitare che la memoria collettiva finisca per essere vittima della logica proprietaria tipica del mondo digitale odierno.

Sintesi e conclusioni

Il blocco all’accesso per i bot e i crawler AI di Internet Archive da parte di oltre 200 testate rappresenta un passaggio storico per il giornalismo digitale e la tutela della memoria storica online. Dietro le motivazioni, legate all’intelligenza artificiale e alla protezione dei contenuti, si celano rischi importanti per la trasparenza, la ricerca e il diritto all’informazione nel mondo connesso.

Continuerà il contenzioso tra case editrici e archivi digitali pubblici? Quali saranno gli effetti a lungo termine sull’ecosistema informativo e sulla cultura democratica del web? In questo momento di svolta, l’attenzione di tutti — cittadini, professionisti e istituzioni — risulta fondamentale affinché la storia della rete resti un bene comune e non un privilegio di pochi.

Pubblicato il: 3 febbraio 2026 alle ore 16:59

Redazione EduNews24

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