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Chat Control, il Parlamento europeo approva la proroga fino al 2027: la crittografia end-to-end resta salva, ma il nodo è solo rimandato
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Chat Control, il Parlamento europeo approva la proroga fino al 2027: la crittografia end-to-end resta salva, ma il nodo è solo rimandato

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Con 458 voti favorevoli, Strasburgo estende la deroga che consente alle piattaforme di scansionare volontariamente le comunicazioni private per individuare materiale pedopornografico. Ma i paletti restano stretti e il vero scontro politico è ancora tutto da giocare.

La proroga approvata: cosa prevede il voto di Strasburgo

458 voti favorevoli. È il numero con cui il Parlamento europeo ha dato il via libera all'estensione della deroga alle norme UE sulla privacy che consente il rilevamento volontario di materiale pedopornografico — tecnicamente noto come CSAM (Child Sexual Abuse Material) — nelle comunicazioni digitali. Le misure, che sarebbero altrimenti scadute, rimangono ora operative fino ad agosto 2027.

Non si tratta di una novità legislativa in senso stretto, ma della conferma di un quadro temporaneo che l'Unione europea trascina ormai da anni: una deroga al regolamento ePrivacy che permette a servizi di messaggistica, e-mail e piattaforme social di analizzare contenuti privati alla ricerca di immagini e video di abusi su minori. Il tutto, va detto subito, su base esclusivamente volontaria.

Il voto, arrivato nella sessione plenaria del 13 marzo 2026, era atteso. Ma sarebbe un errore liquidarlo come un passaggio di routine. Dietro la proroga si agita una delle questioni più divisive della politica digitale europea: fino a che punto è lecito sacrificare la privacy delle comunicazioni personali in nome della protezione dell'infanzia?

Il meccanismo: scansione volontaria con limiti precisi

Il testo approvato dal Parlamento europeo mantiene alcune garanzie fondamentali che erano già presenti nelle versioni precedenti, aggiungendo però paletti più netti.

Ecco i punti chiave:

  • Le piattaforme possono — ma non sono obbligate a — scansionare comunicazioni private per individuare materiale CSAM.
  • Le tecnologie di rilevamento devono limitarsi al materiale già identificato come pedopornografico: niente ricerche esplorative, niente analisi predittiva su contenuti nuovi o sconosciuti.
  • La scansione dei dati di traffico (metadati: chi comunica con chi, quando, con quale frequenza) non può essere condotta insieme alla scansione dei dati di contenuto (il messaggio vero e proprio, le immagini, i video). Una separazione netta, pensata per evitare forme di sorveglianza a tappeto.

Questo ultimo punto merita attenzione. In un'epoca in cui i metadati raccontano spesso più del contenuto stesso — stando a quanto emerge dalla ricerca accademica e dai casi giudiziari recenti — il divieto di incrocio rappresenta una tutela non trascurabile. Ma resta una tutela normativa, la cui efficacia dipende interamente dalla capacità di controllo e enforcement.

Sul fronte della sicurezza informatica in senso lato, vale la pena ricordare come il tema della protezione dei dati e delle comunicazioni stia diventando sempre più centrale nel dibattito europeo, anche alla luce di episodi come il recente attacco informatico in Italia: il DDoS e le sue conseguenze, che ha dimostrato la fragilità delle infrastrutture digitali.

Crittografia end-to-end: il principio resta intatto, per ora

È stato il grande timore degli attivisti per i diritti digitali, delle aziende tech e di una fetta consistente dello stesso Parlamento europeo: che la normativa anti-CSAM diventasse il cavallo di Troia per scardinare la crittografia end-to-end.

Non è successo. Almeno non questa volta.

La proroga approvata non impone alle piattaforme che utilizzano crittografia end-to-end — come Signal, WhatsApp o le chat segrete di Telegram — di introdurre backdoor o meccanismi di scansione client-side obbligatori. Chi cifra i messaggi da un capo all'altro della comunicazione può continuare a farlo senza violare il regolamento.

Ma sarebbe ingenuo cantare vittoria. La proposta di regolamento permanente avanzata dalla Commissione europea nel 2022 — quella che i critici hanno ribattezzato Chat Control 2.0 — prevedeva invece obblighi ben più invasivi, inclusa la possibilità di imporre la scansione anche su servizi cifrati. Quel testo è ancora sul tavolo del Consiglio, dove i governi nazionali non hanno trovato un accordo. La proroga approvata il 13 marzo serve proprio a colmare il vuoto normativo in attesa di una soluzione definitiva.

Detto altrimenti: la crittografia end-to-end non è stata attaccata frontalmente, ma il fronte resta aperto. La scadenza del 2027 è una deadline politica prima ancora che giuridica.

Il quadro politico europeo e le tensioni irrisolte

Il dossier Chat Control è emblematico delle fratture che attraversano le istituzioni europee quando si tratta di bilanciare sicurezza e libertà digitali.

Da un lato, la Commissione e diversi governi — in primis quelli di Spagna, Irlanda e dei Paesi scandinavi — spingono per strumenti più incisivi, sostenendo che la scansione volontaria non basta a contrastare la diffusione online degli abusi sui minori. I dati, del resto, sono impressionanti: secondo il National Center for Missing & Exploited Children statunitense, le segnalazioni globali di CSAM online hanno superato i 36 milioni nel 2023.

Dall'altro, un blocco guidato da Germania, Austria e Paesi Bassi — con l'appoggio di buona parte del Parlamento europeo — considera qualsiasi forma di scansione massiva delle comunicazioni una violazione dei diritti fondamentali sanciti dalla Carta dei diritti fondamentali dell'UE, in particolare degli articoli 7 (rispetto della vita privata) e 8 (protezione dei dati personali).

La questione resta aperta, e la proroga non fa che rimandare lo scontro. Il Garante europeo della protezione dei dati (EDPS) ha più volte espresso riserve, così come numerose organizzazioni della società civile. D'altra parte, la pressione delle associazioni per la tutela dell'infanzia non accenna a diminuire.

In questo contesto di crescente complessità del panorama informativo digitale, la Commissione europea ha anche messo a punto strumenti per aiutare i cittadini a orientarsi meglio, come emerge dal recente approfondimento su come riconoscere e combattere la disinformazione: un nuovo strumento della Commissione Europea.

Cosa cambia per gli utenti e le piattaforme

Per l'utente comune, nell'immediato, non cambia quasi nulla. Le piattaforme che già effettuavano scansioni volontarie — come Meta per Facebook Messenger nella versione non cifrata, o Google per Gmail — potranno continuare a farlo. Quelle che non lo facevano non saranno costrette a iniziare.

Per le aziende tecnologiche, la proroga offre un periodo di certezza normativa — per quanto temporanea — che permette di non dover smantellare sistemi di rilevamento già operativi. Un aspetto non secondario, considerato che lo sviluppo di queste tecnologie richiede investimenti significativi.

Ma il vero banco di prova arriverà entro il 2027, quando le istituzioni europee dovranno decidere se:

  • rendere permanente il regime attuale di scansione volontaria;
  • introdurre obblighi di rilevamento, con tutte le implicazioni sulla crittografia;
  • oppure abbandonare del tutto l'approccio basato sulla scansione dei contenuti, cercando strade alternative.

La terza opzione, va detto, è quella che raccoglie meno consensi a Bruxelles. La domanda, semmai, è quale versione della prima o della seconda prevarrà.

Ciò che appare chiaro è che il voto del 13 marzo ha comprato tempo. Tempo per negoziare, per affinare le proposte tecniche, per cercare un compromesso che al momento non esiste. La privacy digitale in Europa resta un cantiere aperto, sospeso tra la necessità di proteggere i più vulnerabili e il dovere di non trasformare ogni smartphone in uno strumento di sorveglianza.

Pubblicato il: 13 marzo 2026 alle ore 15:49

Domande frequenti

Cosa prevede la proroga approvata dal Parlamento europeo sul Chat Control?

La proroga estende fino ad agosto 2027 la deroga che consente la scansione volontaria delle comunicazioni digitali per rilevare materiale pedopornografico (CSAM). Non introduce nuove regole, ma conferma il regime temporaneo già in vigore.

La crittografia end-to-end è stata compromessa dalla nuova proroga?

No, la proroga non impone obblighi di scansione o backdoor alle piattaforme che usano crittografia end-to-end. Tuttavia, il dibattito rimane aperto e la situazione potrebbe cambiare con future regolamentazioni.

Quali limiti sono stati introdotti per la scansione delle comunicazioni?

Le piattaforme possono scansionare solo su base volontaria e solo materiale già identificato come CSAM, senza analisi predittive o incrocio tra dati di traffico e contenuto. Questi limiti mirano a evitare forme di sorveglianza invasiva.

Cosa cambia concretamente per gli utenti e le piattaforme digitali?

Per gli utenti non ci saranno cambiamenti immediati: le piattaforme che già effettuano la scansione potranno continuare, mentre le altre non saranno obbligate a iniziare. Per le aziende, la proroga garantisce certezza normativa temporanea e la possibilità di mantenere i sistemi esistenti.

Quali sono le principali posizioni politiche sul Chat Control in Europa?

Alcuni paesi e la Commissione europea spingono per controlli più stringenti per proteggere i minori, mentre altri, come Germania e Paesi Bassi, difendono la privacy e si oppongono a scansioni massive. La questione resta irrisolta e la proroga serve a guadagnare tempo per trovare un compromesso.

Antonello Torchia

Articolo creato da

Antonello Torchia

Direttore Responsabile di EduNews24.it Antonello Torchia è giornalista professionista, politologo e geografo, con un percorso formativo e professionale di ampio respiro che integra competenze in ambito economico, geopolitico, comunicativo e territoriale. Vanta una solida formazione accademica multidisciplinare: ha conseguito la Laurea in Economia e Commercio (quadriennale, Vecchio Ordinamento), la Laurea Magistrale in Relazioni Internazionali (LM-52) con la votazione di 110/110 e lode, e la Laurea Magistrale in Scienze Geografiche (LM-80). Un trittico di competenze che gli consente di leggere i fenomeni contemporanei con una prospettiva che abbraccia le dinamiche economiche, le relazioni tra Stati e le dimensioni spaziali e territoriali della società. Nel corso della sua carriera ha maturato una significativa esperienza nella comunicazione istituzionale e politica, collaborando con emittenti televisive e testate della carta stampata. Questa esperienza sul campo gli ha conferito una padronanza trasversale dei linguaggi mediatici, dalla televisione al digitale. Attualmente ricopre il ruolo di Direttore Responsabile di EduNews24.it, testata giornalistica online dedicata al mondo dell'istruzione, della formazione e delle politiche educative italiane ed europee, dove cura la linea editoriale e supervisiona la produzione di contenuti rivolti a docenti, studenti, istituzioni e operatori del settore educativo. È inoltre docente di Comunicazione presso la SSML Città di Lamezia Terme, istituto universitario specializzato nella mediazione linguistica, dove mette a disposizione delle nuove generazioni di professionisti della comunicazione il proprio bagaglio di competenze giornalistiche, analitiche e accademiche.

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