- Un'emergenza da 500mila euro l'anno
- Il caso Gullace: due milioni di euro in cenere
- Occupazioni e raid: il Virgilio e non solo
- L'incendio all'IC Nando Martellini e la scuola chiusa
- Estintori svuotati, vetri in frantumi: l'anatomia di un raid
- Una questione di sicurezza e di responsabilità collettiva
- Domande frequenti
Un'emergenza da 500mila euro l'anno
CirCA mezzo milione di euro. È questa la cifra che ogni anno la Capitale destina alla riparazione dei danni provocati da atti vandalici nelle scuole superiori. Soldi che potrebbero finanziare laboratori, arredi, strumenti didattici. Soldi che invece servono a sostituire vetri sfondati, ripristinare impianti devastati, tinteggiare muri imbrattati.
Il fenomeno non è nuovo, ma stando a quanto emerge dai dati più recenti la tendenza è in crescita. Roma convive ormai da anni con un vandalismo scolastico che si manifesta in forme diverse, dai blitz notturni alle devastazioni durante le occupazioni studentesche, fino agli incendi dolosi che lasciano edifici inagibili per mesi. Il risultato è un circolo vizioso: risorse sottratte alla didattica per tamponare emergenze strutturali, istituti costretti a fare i conti con aule inservibili, famiglie e personale scolastico esasperati.
Il caso Gullace: due milioni di euro in cenere
Tra gli episodi più gravi degli ultimi anni, quello del liceo Gullace resta una ferita aperta. L'incendio che ha colpito l'istituto ha provocato danni stimati in circa 2 milioni di euro, una cifra che da sola supera di gran lunga il budget annuale destinato alle riparazioni per vandalismo in tutte le scuole superiori romane messe insieme.
Due milioni. Non si parla di qualche banco rovesciato o di scritte sui muri. Si parla di strutture compromesse, aule rese inagibili, materiale didattico distrutto, un'intera comunità scolastica costretta a riorganizzarsi nell'emergenza. Il Gullace è diventato il simbolo di quanto il vandalismo scolastico possa trasformarsi in un disastro di proporzioni enormi quando si passa dal teppismo occasionale alla distruzione sistematica.
Occupazioni e raid: il Virgilio e non solo
C'è poi il capitolo delle occupazioni. Il liceo Virgilio, storico istituto del centro di Roma, ha pagato un prezzo salato: l'occupazione studentesca ha lasciato in eredità danni quantificati in 60mila euro. Porte divelte, arredi danneggiati, strutture da ripristinare. Il conto, come sempre, è finito sulle spalle della collettività.
La questione delle occupazioni scolastiche, va detto, è complessa. Nasce spesso da istanze politiche e sociali che gli studenti rivendicano come legittime. Ma il confine tra protesta e devastazione si rivela troppo spesso sottile. Quando un'occupazione si conclude con decine di migliaia di euro di danni, il messaggio politico finisce per essere oscurato dal bilancio delle distruzioni. E chi ne paga le conseguenze più immediate sono gli stessi studenti, quelli che il giorno dopo devono tornare in aule malridotte.
Non è solo il Virgilio, naturalmente. Il fenomeno riguarda decine di istituti sparsi in tutti i quadranti della città, dal centro alla periferia, senza distinzioni tra licei classici e istituti tecnici.
L'incendio all'IC Nando Martellini e la scuola chiusa
Se il Gullace rappresenta l'episodio più costoso, quello dell'IC Nando Martellini racconta un'altra dimensione del problema: l'impatto diretto sulla vita quotidiana di studenti e famiglie. All'interno dell'istituto comprensivo un'aula è stata data alle fiamme, un gesto che ha reso necessaria la chiusura della scuola.
Bambini e ragazzi a casa. Genitori costretti a riorganizzare le proprie giornate. Docenti e personale ATA impossibilitati a svolgere il proprio lavoro. L'incendio di un'aula non è soltanto un danno materiale: è un'interruzione del diritto all'istruzione, un trauma per una comunità educante che si ritrova improvvisamente privata del proprio spazio.
In un contesto in cui il dibattito sulla scuola si concentra spesso su questioni di contenuti e metodi, come dimostrano anche episodi recenti legati alla controversia a Buccinasco per la distribuzione del libro di Veltroni nelle scuole, vicende come quella del Nando Martellini ricordano che prima ancora dei programmi serve garantire la sicurezza fisica degli edifici.
Estintori svuotati, vetri in frantumi: l'anatomia di un raid
Chi lavora nelle scuole romane conosce bene il copione. I raid vandalici notturni seguono quasi sempre lo stesso schema: estintori svuotati nei corridoi, con la polvere che rende impraticabili interi piani, vetri distrutti, porte forzate, laboratori saccheggiati. A volte si tratta di furti mirati, più spesso di pura devastazione fine a sé stessa.
Gli estintori, in particolare, sono un bersaglio ricorrente. Svuotarli non è solo un atto di vandalismo: significa privare l'edificio di un presidio di sicurezza fondamentale. Se il giorno dopo, o anche solo poche ore dopo, dovesse scoppiare un incendio, quegli estintori mancherebbero all'appello. Il danno, insomma, va ben oltre il costo della ricarica o della sostituzione.
I vetri infranti, i banchi rovesciati, le pareti imbrattate completano un quadro che si ripete con cadenza quasi regolare. E ogni volta il ritornello è lo stesso: sopralluogo, denuncia, attesa dei fondi per le riparazioni, lavori che si protraggono per settimane.
Una questione di sicurezza e di responsabilità collettiva
I numeri parlano chiaro. 500mila euro l'anno di media per riparazioni da vandalismo nelle sole scuole superiori di Roma. Singoli episodi, come il Gullace, capaci di moltiplicare quella cifra in una notte sola. Un istituto comprensivo costretto a chiudere i battenti per un incendio doloso in un'aula.
La responsabilità della manutenzione e della messa in sicurezza degli edifici scolastici superiori a Roma ricade sulla Città Metropolitana, mentre per gli istituti comprensivi è il Municipio competente a dover intervenire. Ma la catena burocratica, spesso lenta e farraginosa, non riesce a tenere il passo con la frequenza degli episodi vandalici. I dirigenti scolastici si trovano stretti tra l'urgenza di ripristinare gli spazi e i tempi tecnici per ottenere i finanziamenti necessari.
Sul fronte della prevenzione, la questione resta aperta. Sistemi di videosorveglianza, vigilanza notturna, recinzioni più efficaci: le soluzioni tecniche esistono, ma richiedono investimenti che si sommano a un bilancio già gravato dalle riparazioni. Alcune scuole hanno sperimentato forme di collaborazione con il territorio, coinvolgendo associazioni e comitati di quartiere in una sorveglianza diffusa. I risultati, dove queste esperienze hanno preso piede, sono incoraggianti, ma si tratta ancora di iniziative a macchia di leopardo.
Quello che manca, forse, è un cambio di percezione. Le scuole non sono edifici qualunque. Sono lo spazio in cui una comunità investe sul proprio futuro. Ogni vetro rotto, ogni estintore svuotato, ogni aula data alle fiamme è un pezzo di quel futuro che va in frantumi. E il conto, alla fine, lo pagano tutti.