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Sciopero 9 marzo 2026, la scuola si ferma: Flc-Cgil e sindacati di base insieme contro il governo
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Sciopero 9 marzo 2026, la scuola si ferma: Flc-Cgil e sindacati di base insieme contro il governo

Astensione dal lavoro di docenti e personale scolastico con adesioni che si preannunciano elevate. Una mobilitazione che unisce sigle storicamente distanti e riporta al centro le fratture irrisolte del comparto istruzione.

Lo sciopero del 9 marzo: chi si ferma e perché

Oggi, lunedì 9 marzo 2026, il mondo della scuola italiana si ferma. Lo sciopero generale proclamato dalla Flc-Cgil coinvolge docenti, personale ATA e dirigenti scolastici in un'astensione dal lavoro che, stando alle prime indicazioni, potrebbe registrare numeri significativi. Non si tratta di una delle tante giornate di protesta che punteggiano il calendario scolastico con cadenza quasi rituale. Questa volta il segnale è diverso, e la ragione sta nella composizione del fronte che ha deciso di incrociare le braccia.

A fianco della Flc-Cgil, la più grande organizzazione sindacale del comparto istruzione e ricerca, scendono in piazza anche i sindacati di base, quelle sigle — da Cobas a Unicobas, passando per USB — che da decenni rappresentano l'anima più radicale della protesta nel pubblico impiego. Che le due anime del sindacalismo scolastico convergano sulla stessa data non è un dettaglio secondario. È, semmai, il termometro di un malessere che ha superato le tradizionali linee di frattura interne al mondo della rappresentanza.

Flc-Cgil in piazza con i sindacati di base: un fronte inedito

La Flc-Cgil ha costruito negli anni un profilo negoziale fatto di trattative serrate e compromessi al ribasso, spesso criticata proprio dai sindacati di base per un atteggiamento giudicato troppo conciliante nei confronti dei governi di turno. Che oggi le due parti si ritrovino dalla stessa parte della barricata racconta molto dello stato dell'arte.

Le ragioni della mobilitazione, come sottolineato nelle comunicazioni ufficiali del sindacato guidato a livello nazionale, ruotano attorno ai nodi irrisolti che affliggono il personale scolastico: retribuzioni ancora lontane dalla media europea, un rinnovo contrattuale che non ha colmato il gap con l'inflazione reale, condizioni di lavoro sempre più gravose a fronte di organici insufficienti. Il precariato strutturale, poi, resta una ferita aperta. Decine di migliaia di insegnanti affrontano ogni anno il rito della supplenza senza alcuna prospettiva di stabilizzazione concreta.

È un quadro che si inserisce in un contesto più ampio di trasformazione del mercato del lavoro, dove le competenze digitali valgono più della laurea e il settore pubblico fatica a competere in termini di attrattività con il privato. Per la scuola, questo si traduce in una crescente difficoltà a reclutare personale qualificato, soprattutto nelle discipline STEM e nelle aree del Nord dove il costo della vita rende gli stipendi da docente semplicemente inadeguati.

Le adesioni attese e l'impatto sulle scuole

Le previsioni parlano di un'alta adesione allo sciopero. I dati definitivi, come da prassi, saranno disponibili solo nei prossimi giorni attraverso le rilevazioni del Ministero dell'Istruzione e del Merito, ma il clima nelle scuole lascia poco spazio ai dubbi. Le assemblee sindacali delle ultime settimane hanno registrato una partecipazione superiore alla media, segnale che il malcontento non è più confinato alle frange più militanti.

Per le famiglie, la giornata di oggi significa — concretamente — possibili disagi. Le scuole sono tenute a comunicare l'eventuale impossibilità di garantire il regolare svolgimento delle lezioni, ma l'esperienza insegna che la frammentarietà delle informazioni genera confusione. Chi ha figli alla primaria o alla secondaria di primo grado sa bene cosa significa: telefonate dell'ultimo minuto, ingressi posticipati, classi accorpate.

Va ricordato che il diritto di sciopero nel comparto scuola è regolato dalla legge 146/1990 e successive modifiche, che impongono l'obbligo di garantire le prestazioni indispensabili — sorveglianza degli alunni, scrutini ed esami — anche durante le astensioni collettive. Il personale non aderente è comunque tenuto al servizio, e i dirigenti scolastici devono organizzare i servizi minimi.

Una protesta che parla di problemi strutturali

C'è qualcosa di paradossale in uno sciopero della scuola nel 2026. Le stesse rivendicazioni — stipendi dignitosi, stabilizzazione del precariato, investimenti sull'edilizia scolastica, riduzione del numero di alunni per classe — vengono avanzate da almeno vent'anni. Cambiano i governi, cambiano i ministri, cambiano le sigle dei decreti. I problemi restano.

La questione, in fondo, è politica prima ancora che sindacale. L'Italia continua a investire nell'istruzione una quota del PIL inferiore alla media OCSE. Il personale scolastico rappresenta la più grande platea di lavoratori pubblici del Paese, eppure le condizioni in cui opera — tra edifici spesso inadeguati e rischi concreti per la sicurezza, come emerge anche dai dati allarmanti sulla valutazione dei rischi nei luoghi di lavoro pubblici — raccontano di un settore trattato come una voce di spesa anziché come un investimento strategico.

Lo sciopero del 9 marzo 2026 rischia dunque di essere l'ennesima giornata di protesta destinata a esaurirsi nel giro di ventiquattr'ore, tra i titoli dei giornali del mattino e l'oblio della sera. Ma potrebbe anche segnare un punto di svolta, se la convergenza tra Flc-Cgil e sindacati di base si tradurrà in una piattaforma rivendicativa unitaria e in una strategia di mobilitazione di lungo periodo. Il comparto scuola, del resto, non può permettersi di restare fermo — in ogni senso — ancora a lungo.

Pubblicato il: 9 marzo 2026 alle ore 10:16

Redazione EduNews24

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